martedì 29 dicembre 2009

ET EXCRUCIOR



......Quare id faciam fortasse requiris. Nescio, sed fieri sentio ed excrucior.

lunedì 28 dicembre 2009

It ain't chocolate boxes or roses. It's dirtier than that.


E tuttavia ti senti male perchè c'è qualcosa di vivo in quella promessa, come un conflitto, un inganno tra te e la tua mente. Non saresti in grado di spiegarlo, ma sai che è la cosa più stupida che tu abbia mai fatto, sai che ti inganni, che fingi, e questo è il peggior delitto.
Visto che non ho nessuno da odiare odio lui, visto che non c'è colpevole dò a lui la colpa, visto che non c'è nemico, faccio di lui il mio nemico. Il mio è un amore soprannaturale, un peccato senza Dio, una telenovela senza fine, la pubblicità di una nuova marca di margarina. Visto che chi dovrei uccidere sono io, uccido l'amore. Visto che sono l'incendiario, l'innominabile, nomino lui. Visto che non ho potuto dire lei (cioè lui) quanto la (cioè lo) amo, lo dico al mondo.
C'era una volta l'amore ma ho dovuto ammazzarlo

La sola che tu. La sola ingiustizia.


"E non sai quanto bene ti ho dato
E non sai quanto Amore sprecato
Aspettando in silenzio che tu
ti accorgessi di me"

'Che faresti poi?' mi domandi. Che farei?! Che farei, amico mio, forse che una lontananza possa spaventarmi tanto? Prenderei un treno, ecco quello che farei. Guardando la nebbia diventare cielo fra le verdi pianure incolte. Prima che sia troppo tardi, prima che il buio non ci inondi completamente, vorrei vedere il tuo viso, sfiorare la tua pelle e annusarne l'odore. Sai, con il rimorso si può convivere, con il rimpianto no, di quello si muore. Ti corrode dentro come un tarlo, come l'odore di una malattia senza fine, perchè la vita che non hai vissuto si vendica all'improvviso senza alcuna pietà. Sì, io lo prenderei quel treno, amico mio, e ti verrei a cercare come quei desideri che sembrano lupi e raspano alla porta in quelle notti d'inverno quando hai bevuto anche l'ultima goccia di Jack ed apriresti anche al diavolo pur di non stare solo con te stesso. Mi troveresti di fronte all'improvviso e lascerei dire alla mia bocca dire quello che deve dire e alle mani fare quello che devono fare, e qualsiasi cosa accada allora, ora, sarebbe quella giusta, e poi riprenderei forse quel treno, per tornare al mio principio d'inverno, o forse telefonerei per avvertire di un'improvvisa disgrazia: quella di essermi accorta di essere ancora viva.
(dal blog Elogio della Follia)

. E non so davvero cosa fare, forse andare avanti a piangere per una settimana, ma no, non posso, gesù, perchè per una volta non può essere tutto un pò più giusto. Dare amore e riceverlo.

SCRIVERE

Uno si mette a scrivere perchè non sa tirare a boxe e non ha fegato, perchè ha i denti storti e non può sorridere come vorrebbe, perchè per gli impotenti di ogni sorta non c'è altra strada, perchè tutti i brutti sono scrittori o assassini e lui non è capace di far del male a una mosca, perchè scrivere lo fa sentire importante, perchè per essere chiamati scrittori non c'è bisogno di scrivere bene e per essere chiamati figli di puttana fa lo stesso se si ha una madre che è una santa, perchè ha paura di andare alla deriva senza far nulla, perchè non può bere ogni sera, perchè ama Dio ma odia le associazioni senza fini di lucro, perchè non ha una ragazza, perchè non ci sono emozioni ma insulti, perchè a casa sua non c'è la televisione e la radio si è rotta, perchè la moglie del vicino è un bonbon, perchè ha paura di restare calvo e per questo evita gli specchi. Uno si mette a scrivere perchè non osa rapinare un supermercato, perchè ama una donna e lei è la fidanzata del gallo del quartiere, perchè non ci sono abbastanza riviste porno, perchè vuole fare qualcos'altro oltre a cagare e masturbarsi, perchè non è il gallo del quartiere e nemmeno il più forte e il più spiritoso, perchè non è niente di niente, perchè non vale un cazzo, perchè se esce di casa lo fanno a pezzi, perchè sua madre urla tutto il tempo, perchè non ci sono illusioni nè luce alla fine del tunnel, perchè la sua mente vola basso e non sarà mai un altro Cioran, perchè non ha il coraggio di saltare, perchè non vuole la moglie brutta che si merita, perchè ha paura di morire senza avere assaggiato un bel culetto, perchè non ha padre nè amici nè fortuna, perchè non sa sputare come Clint Eastwood, PERCHE' RIMANE IMPATANATO TRA UN'INTENZIONE E L'ALTRA, PERCHE' C'ERA UNA VOLTA L'AMORE MA HO DOVUTO AMMAZZARLO.

Il bello è che scrivere non serve a nulla di ciò che uno vuole. Scrivere è un limite, un dolore, un difetto in più. Il bello è che dopo averlo fatto stai malissimo. Niente è cambiato, tutto rimane al suo posto (trannei tuoi fottuti capelli). Il bello è che scrivi e continui a sognare la moglie del vicino, sogni di afferrarla per le orecchie e darle una bella ripassata. Il brutto è che scrivere non ti guarisce dagli impulsi assassini, che rapinare un supermercato rimane il tuo obiettivo impossibile. Il brutto è che desideri ancora un amore indimenticabile. Il bello è che scrivere è un altro modo di cagare e masturbarsi. Il brutto è che leggi i grandi autori ma solo Bukowski ti rimane. Il brutto è che un giorno la ragazza carina viene a sapere che scrivi e lo stesso non si lascia scopare a morte. Il brutto è che scrivere serve a tutto quello che tu non vuoi.
C'era una volta l'amore ma ho dovuto ammazzarlo
Efraim Medina Reyes

martedì 22 dicembre 2009

IO NON HO PAURA

Cavolo, leggere blog di perfetti sconosciuti. ma poi in fondo non sono così sconosciuti. sono parole tatuate anche sulla tua pelle. E comunque: Mi sento giovane e immatura. quando certe idee che brillano di luce propria al momento del loro concepimento. di solito di notte, di solito quando si è soli e in silenzio. per ironia della sorte perdono la loro luce alla luce del giorno. rischiano di diventare ridicole, inette, inconcludenti. o forse è solo tutta questa pretesa vitalità che appartiene al giorno che ancora una volta, per ironia della sorte, le deprime di vita. toglie il coraggio a me e a loro di realizzarsi. e in questo mi sento terribilmente giovane e immatura. come quello che ho scritto ieri sera, cose quasi inconfessabili, quasi divertenti. e ora rileggo e mi chiedo dove diavolo voglio arrivare.

Blur - 13


C'è una cosa che mi piace particolarmente, quando esco di casa la mattina e mi reco alla fermata della metropolitana, in lotta perenne contro il gelo milanese. Un piccolo momento confortante: leggere gli stralci di poesia sulla prima pagina del City. Ormai sono diventati un necessario rito quotidiano quasi quanto leggere l'oroscopo a cui non credo.
Specialmente in questi giorni, in cui l'estasi della velocità sembra essere stata completamente sotterrata da questo virgineo manto che se ne frega di tutte le rivoluzioni tecnologiche. C'è qualcosa di magico quando Milano viene ricoperta di neve. E' come se ritrovasse il piacere della lentezza, un valore ancestrale dimenticato chissà quando, scomparso insieme a prati, campi e ai perditempo. E un'anima bianca, silenziosa la porta a nuova vita, rendendola ancora più bella. Via, lontano da ogni sclerotismo della quotidinaità, la neve regala alla città qualche momento assoluto di ozio trasformato in contemplazione di una lentezza perduta.

"Il mio desiderio sarebbe che, per tutta la giornata, tu ti aggirassi invisibile accanto a me, e poi, la sera, quando sono solo, tu ti staccassi dalla parete…"
(Goethe)
Non ci sei e la tua assenza è come una polvere d’oro. Non ci sei ma ci sei: perché ti immagino, ti penso, mi chiedo come guarderesti quello che sto guardando adesso, cosa mi diresti. E stasera, vorrei un telecomando per farti apparire nella stanza: proprio qui, accanto a me.

domenica 20 dicembre 2009

.Sitting on a couch.







.Mettere This is hardcore a volume improponibile.
.E poi Happy Christmas di John Lennon. Che mette una nostalgia incredibile.
.Mettere le canzoni di Dion & the Belmonts che ti trasportano in altre epoche.
.NON STUDIARE, NON STUDIARE, NON STUDIARE. Domani ho l'esame di russo, ma, effettivamente, parlavo sul serio quando dicevo che non riesco più fare a nient'altro. E soprattutto che questo risulta essere un problema. Non voglio dormire, il cuscino mi fa quasi paura. So. When, where?
Kisses in the snow
.This is hardcore a volume improponibile.

sabato 19 dicembre 2009

SPIAGGE DETURPATE E INNEVATE

Quando anche le parole non ti aiutano più, puoi anche seppellirti sotto un cazzo di metro di neve bianca e sperare che almeno quella, cavolo, sappia ripulire tutto il malessere che si ha dentro. Sai, quelle scene topiche, fortemente simboliche, che mettono magari nei film d'avanguardia. un pò come nel finale della 'Dolcevita', quando viene pescato quell'orrendo mostro.tutto il marcio e il putrido. Neve che possa ghiacciare le ferite che non ho chiesto in regalo a nessuno. ma sono arrivate lo stesso, insieme a un centinaio di versi che mi illuminano d'immenso. Sarà anche il caso che mi metta a fare i propositi per l'anno nuovo: disegno un grosso teschio e poi ci scrivo accanto 'propositi per il 2010'. tra i quali figurerà anche comprarmi un chiodo vero.
Io mi trovo veramente insopportabile in tutto questo malessere che ho dentro. e trovo per lo meno positivo, per lo meno sotto qualche punto di vista, il fatto che gran parte di esso lo so ben celare all'altrui sguardo, altrimenti credo che risulterei insopportabile non solo a me stessa.
Le cose finiscono una volta sola, è inutile sperare che poi possano tornare come prima.
Parole:
"Con l'orgoglio dell'insoddisfazione, ci avvelenano i cani. Dici che siamo bravi a contenere e a tenere divisi gli scompartimenti. a guardare i fuoristrada che s'incastrano nei vicoli. E il treno dei desideri è deragliato l'altro ieri. Broken Bicycles di Tom Waits e i coprisedili sono irreversibilmente sporchi. E io credevo che morivano. e ancora delle fitte. L'ebbrezza di suonare praticamente da sobrio. Nel carcere di Volterra. per problemi finanziari non riesco a prendere il treno per Roma, parleremo al telefono, sulle ipotesi di fare i disadattati per professione. i malesseri di questa gente che ha bisogno di pubblico. Ti lascerai dietro le catastrofi, ma ci sarà sopra il copywright. E io che credevo che morivano.
Neanche se mi pagano, ma tanto non mi pagano. Il vento che ti spegne l'accendino. misuro coi pensieri i chilometri, i metri quadrati della stanza immaginaria che non ci divideremo. e le strisce pedonali con il traffico intenso. e dopo il concerto. prima era meglio. guerre giornaliere nel parcheggio dietro il petrolchimico. i miei poster non parlavano, non mi sgolavo neanche. neanche se ti pagano, ma tanto non ti pagano. Le parole si capivano meglio, senza il distorto. ero troppo stonato. Ad ottobre decidere quale città quanta tristezza, quale cancello di quale palazzo. Venderemo le nostre giornate. Ti aiuto a smantellare i sogni, a disinnescare le ansie. baciandoti sulle guance sulle lacrime sulle giostre. Le costellazioni di sperma sui tuoi vestiti neri e le nostre estti strane. alla radio ancora. quando saremo dei terremotati, dei reduci di questi sentimenti. Vomitiamo in sincrono e ti amo in un letto qualsiasi. Ti porto a bere nei bar chiusi per ferie."
Sempre e solo V.B.

venerdì 18 dicembre 2009

THE WAY I FEEL INSIDE

Messa insieme in qualche modo da Super Attack non originale comprato dai cinesi. E stanno lì cheti i pezzi, pronti a servire Amor, loro padrone. A farsi sottomettere da questi desideri che rendono la vita un vero e proprio 'incubo prima di Natale. Ed è difficile, estremamente difficile non dare ascolto a ciò che Lui comanda. è tutto un fare, tornare:che cazzo vuol dire?. Non ho più pace, non so più fare nient'altro. E, gesù, è seriamente un problema!
Ho bisogno di Evgenij Onegin, perchè, vedete, lui sì che era passionale e ti avrebbe portato a camminare nella neve sussurandoti dolci parole, per i boschi e chissà poi altro. Lui sì. Lui avrebbe attraversato mari e monti, anche laghi, fiumiciattoli e promontori, se era necessario, solo per bussare alla tua porta e raggiungerti. Lui sì che non sarebbe stato in grado di tacere. Evgenij Onegin.
Ci mancava appunto solo la neve per farmi venire sempre più voglia di essere la protagonista di un romanzo di Puskin, anzichè essere una comune occidentale nata e cresciuta in uno dei più anonimi e grigi decenni di un secolo che ormai ha già dato il meglio di sè.
Do you have the key?

mercoledì 16 dicembre 2009

UN NODO CORALE


Oggi mi sento ottimista. perchè penso che qui non ci legge nessuno e le mie parole al vento siano parole a una rete di sentimenti computerizzati. che sopporto poco, ma sopporto.
Per questo prima, mentre facevo quelle 100 pagine che ho indietro dell'eserciziario di russo, cantavo "It's getting better, oh it's getting better all the time since you've been mine". Vedete, ottimista verso il futuro! perchè quel since you've been mine mi fa trasalire. E ridere, ridere, ridere.

.ci disfano i letti.

Cosa non riesci a provare, o credetemi, cosa non riesci a provare quando. quando si sta così. felicità che assomiglia a reazioni chimiche unite a note urlanti gli urli e il silenzio a te, te che ascolti. Vasco Brondi. che la chitarra tace e lui è disperato:"Cosa racconteremo ai figli che non avremo di questi cazzo di anni zerooooooooooooo?". Poi c'è quella che probabilmente nel mondo di Hansel e Gretel era stata messa lì solo per te, per te che non ascolti. ma no non è per te. chi se ne frega c'è quella felicità. quella flessibilità che si va a cercando a passi falsi per la via. fanculo il resto. fanculo l'amicizia. Note, note, note, forti, laceranti, nell'orecchio sanguinante, solo note.
i libertini sono stati degradati tutti, non venitemene a parlare. loro, sì, sono stati biodegradati. precisamente quando è uscito il primo album degli Strokes e poi la cosa è diventata una mania che adesso sta degenerando nel mainstream. trovo orrido. poi se peer caso qualcuno si chiede: ma come mai questo? cosa lei sta precisamente scrivendo? capitelo. questo è per la precisione lo stream of cosciousness, sì, quella che a differenza della biodegradazione dei libertini è nata ben prima del primo album degli strokes. no quella è nata supperggiù con James Choice. sapete che la mia scrittura degli inglesi in questo momento sarebbe constatabile. comunque questo è stream of c. perciò non meravigliatevi, non alzate gli occhi al cielo per queste frasi totalmrnte insulse piene di errori grammaticali e sintattici. questa è la vita. con le cose più belle sotto agli occhi e non ce ne accorgiamo. però giuro che quest'ultimo concetto lo penso veramente, l'unico di tutta le cazzate che ho scritto sopra, a dispetto della felicità.. dio sono qui, qui. in tasca.

lunedì 14 dicembre 2009

Attrezzi da officina




Anyway.
I'd rather be something else
for you
Than staying here
surrounded by this blue
surrounded by this gloom
putting my faith
in something so consumed.
Actually
I'd like my faith to disappear
leave me alone
with this fear.
And being polimorphously convertible
for your goods
yes, polimorphously flexible
not just that THING
I've learnt to hate
and which I sing
about it almost every day.

"I can't explain, you would not understand, this is not what I am"
Pink Floyd, Comfortably numb
Monique

THE BIRDS WILL SING FOR US

E fu così che la giuovine fanciulla dall'iride di un azzurro di stoviglia
che ai piedi indossava delle ciabatte leopardate
comprese chiaramente, capillarmente intuì
tanto per fare un chiasmo
che la faccanda "it's not my business"
per dirla più volgarmente:
non erano cazzi suoi
e dunque
era forse meglio riposare il sistema nervoso
lasciarsi cullare dalla tranquillità di una lettura gradita
C'era una volta l'amore ma ho dovuto ammazzarlo
e poi, e poi, e poi
non sono fatti suoi.
With lots of love

domenica 13 dicembre 2009

.transplendid.

Visto che non mi posso consolare con altro, mi strafaccio di letteratura. Jesus.

"Illusioni! Grida il filosofo.
-Or non è tutto illusione? Tutto!
Beati gli antichi che si credeano degni dè baci delle immortali dive del cielo; che sacrificavano alla Bellezza e alle Grazie; che diffondeano lo splendore della divinità su le imperfezioni dell'uomo e che trovavano il BELLO ed il VERO accarezzando gli idoli della loro fantasia! Illusioni! ma intanto senza di esse io non sentirei che la vita nel dolore, o -che mi spaventa ancor di più- nella rigida e noiosa indolenza: e se questo cuore non vorra più sentire, io me lo strapperò dal petto con le mani, e lo caccerò come un servo infedele.
15 maggio 1802
Le ultime lettere di Jacopo Ortis - Ugo Foscolo
A dir la verità, mi ha anche fatto ridere un sacco la notizia di Berlusconi che cade sanguinante dopo essere stato colpito con un pericoloso e affilato souvenir turistico, precisamente una statuina del duomo. Presidente, quando ingaggerai un Omero per scrivere un poema sulle tue gesta, come si potrà camuffare questo avvenimento così privo di gloria che riflette su di te quello che tu hai fatto al paese?!
Sono curiosa di attendere le disposizioni verso questo psicopatico presunto assassino chiaramente comunista che ha cercato di attentare alla vita del Premier, il quale probabilmente sfrutterà questo increscioso episodio facendo una chiamatina al suo chirurgo plastico. Non vuoi finire in prigione?! Bhè, almeno pagane le conseguenze.

PICCOLO LIBRO INUTILE


"Siamo al crepuscolo della poesia" G. A. Borgese


I

Perchè tu mi dici: poeta?
Io non sono un poeta.
Io non sono che un piccolo fanciullo che piange.
Vedi: non ho che le lagrime da offrire al Silenzio.
Perchè tu mi dici: poeta?

II

Le mie tristezze sono povere tristezze comuni.
Le mie gioie furono semplici
semplici così, che se io dovessi confessarle a te
[arrossirei.
Oggi io penso a morire.
[...]

IV

Oh, non maravigliarti della mia tristezza!
E non domandarmi;
io non saprei dirti che parole così vane,
Dio mio, così vane,
che mi verrebbe di piangere come se fossi per
[morire.
Le mie lagrime avrebbero l'aria
di sgranare un rosario di tristezza
davanti alla mia anima sette volte dolente
ma io non sarei un poeta;
sarei, semplicemente, un dolce e pensoso fanciullo
cui avvenisse di pregare, così, come canta e come
[dorme.
[...]

VII

Io amo la vita semplice delle cose.
Quante passioni vidi sfogliarsi, a poco a poco,
per ogni cosa che se ne andava!
Ma tu non mi comprendi e sorridi.
E pensi che io sia malato.

VIII

Oh, io sono, veramente malato!
E muoio, un poco, ogni giorno
Vedi: come le cose.
Non sono, dunque, un poeta:
io so che per essere detto: poeta, conviene
vivere ben altra vita!
Io non so, Dio mio, che morire.
Amen.

Sergio Corazzini


sabato 12 dicembre 2009

For gentlemen only

- A will stay, till you come -
Hamlet, Act 4, Scene 3


Schiariamoci le idee, allontaniamole dalle nuvole. e dall'aria fredda. dai cieli indecifrabili che ci sorvolano come degli aerei turistici. Schiariamoci le idee.

Perchè non ci siamo mai rincorsi come nei film melodrammatici di merda.

"You don't need anyone
I want to be a happy boy
This means that you must employ my lies
When I want you
I don't need anyone
I want to be a happy boy
This means you must employ my lies
When I want you."

LA SIGNORINA FELICITA ovvero LA FELICITA' (v.post precedente)

"Il primo che ha creato scintille facendo cozzare l'aulico col prosaico." (Montale) I.
Signorina Felicita, a quest'ora
scende la sera nel giardino antico
della tua casa. Nel mio cuore amico
scende il ricordo. E ti rivedo ancora,
e Ivrea rivedo e la cerulea Dora
e quel dolce paese che non dico.
Signorina Felicita, è il tuo giorno!
A quest'ora che fai? Tosti il caffè:
e il buon aroma si diffonde intorno?
O cuci i lini e canti e pensi a me,
all'avvocato che non fa ritorno?
E l'avvocato è qui: che pensa a te.
Pensa i bei giorni d'un autunno addietro,
Vill'Amarena a sommo dell'ascesa
coi suoi ciliegi e con la sua Marchesa
dannata, e l'orto dal profumo tetro
di busso e i cocci innumeri di vetro
sulla cinta vetusta, alla difesa...
Vill'Amarena! Dolce la tua casa
in quella grande pace settembrina!
La tua casa che veste una cortina
di granoturco fino alla cimasa:
come una dama secentista, invasa
dal Tempo, che vestì da contadina.
Bell'edificio triste inabitato!
Grate panciute, logore, contorte!
Silenzio! Fuga dalle stanze morte!
Odore d'ombra! Odore di passato!
Odore d'abbandono desolato!
Fiabe defunte delle sovrapporte!
Ercole furibondo ed il Centauro,
le gesta dell'eroe navigatore,
Fetonte e il Po, lo sventurato amore
d'Arianna, Minosse, il Minotauro,
Dafne rincorsa, trasmutata in lauro
tra le braccia del Nume ghermitore...
Penso l'arredo - che malinconia! -
penso l'arredo squallido e severo,
antico e nuovo: la pirografia
sui divani corinzi dell'Impero,
la cartolina della Bella Otero
alle specchiere... Che malinconia!
Antica suppellettile forbita!
Armadi immensi pieni di lenzuola
che tu rammendi pazïente... Avita
semplicità che l'anima consola,
semplicità dove tu vivi sola
con tuo padre la tua semplice vita!
II.
Quel tuo buon padre - in fama d'usuraio -
quasi bifolco, m'accoglieva senza
inquietarsi della mia frequenza,
mi parlava dell'uve e del massaio,
mi confidava certo antico guaio
notarile, con somma deferenza.
"Senta, avvocato..." E mi traeva inqueto
nel salone, talvolta, con un atto
che leggeva lentissimo, in segreto.
Io l'ascoltavo docile, distratto
da quell'odor d'inchiostro putrefatto,
da quel disegno strano del tappeto,
da quel salone buio e troppo vasto...
"...la Marchesa fuggì... Le spese cieche..."
da quel parato a ghirlandette, a greche...
"dell'ottocento e dieci, ma il catasto..."
da quel tic-tac dell'orologio guasto...
"...l'ipotecario è morto, e l'ipoteche..."
Capiva poi che non capivo niente
e sbigottiva: "Ma l'ipotecario
è morto, è morto!!...". - "E se l'ipotecario
è morto, allora..." Fortunatamente
tu comparivi tutta sorridente:
"Ecco il nostro malato immaginario!".
III.
Sei quasi brutta, priva di lusinga
nelle tue vesti quasi campagnole,
ma la tua faccia buona e casalinga,
ma i bei capelli di color di sole,
attorti in minutissime trecciuole,
ti fanno un tipo di beltà fiamminga...
E rivedo la tua bocca vermiglia
così larga nel ridere e nel bere,
e il volto quadro, senza sopracciglia,
tutto sparso d'efelidi leggiere
e gli occhi fermi, l'iridi sincere
azzurre d'un azzurro di stoviglia...
Tu m'hai amato. Nei begli occhi fermi
rideva una blandizie femminina.
Tu civettavi con sottili schermi,
tu volevi piacermi, Signorina:
e più d'ogni conquista cittadina
mi lusingò quel tuo voler piacermi!
Ogni giorno salivo alla tua volta
pel soleggiato ripido sentiero.
Il farmacista non pensò davvero
un'amicizia così bene accolta,
quando ti presentò la prima volta
all'ignoto villeggiante forestiero.
[...]
M'era più dolce starmene in cucina
tra le stoviglie a vividi colori:
tu tacevi, tacevo, Signorina:
godevo quel silenzio e quegli odori
tanto tanto per me consolatori,
di basilico d'aglio di cedrina...
[...]
Continua...

UN UOMO D'ALTRI TEMPI


Guido Gozzano. Un poeta che mi sta particolarmente a cuore. Un poeta che nel suo continuo ritornare a immagini di epoche passate, ci mostra il suo radicato desiderio di fuga dal presente; un poeta che non ha -e in questo è molto simile ai crepuscolari suoi contemporanei- nessun particolare ideale o nessuna specifica Verità da insegnare al mondo. E' finita l'epoca dei grandi poeti Vate, di D'annunzio o di Pascoli. I versificatori del primo Novecento decidono di imboccare una via più 'anarchica' -concedetemi il termine- rispetto ai loro "vetusti" maestri: non vogliono più stare al servizio di nessuna Musa ispiratrice, vogliono piuttosto sviluppare, tramite la consapevolezza di sè stessi e della realtà poco rosea che li circonda, delle poetiche autonome dove, per Gozzano così come per molti altri, l'iniziale ammirazione verso le calligrafie estetizzanti del Piacere o gli incantamenti melodici del Poema paradisiaco del primo D'Annunzio, si tramutano ben presto in avversione ed ironia.
Un concetto chiave in Gozzano, quello dell'ironia e, se mi permettete, forse la sua cifra stilistica più interessante, accanto ovviamente al permanere di quel gusto invece tipicamente pascoliano per le atmosfere che ci riportano all'infanzia, ad unversi intimi e domestici, a mondi lontani, che, se chiudiamo gli occhi e ci lasciamo trasportare dalla musicalità dei versi, riusciamo quasi a sentire fisicamente quel sapore di antico, toccare quella polvere che ristagna su mobili accatastati in soffitte dimenticate. Qui si racchiude e si consuma il fascino del poeta torinese.
Le sue sofferenze e i suoi turbamenti -tanto di intellettuale quanto di uomo- non sono tanto diversi, a circa un secolo di distanza, da quelli dell'individuo contemporaneo. Permettetemi, parlo di un individuo contemporaneo che in qualche modo si senta ancora parte di una tradizione storico-culturale importante e dignitosa, che almeno ne abbia coscienza, coloro che si lasciano trascinare senza capo nè coda dall'innumerevole quantità di immondizia che questa decantata modernità ha saputo offrirci, permettetemi di nuovo, non sono assolutamente in grado di provare nessun tipo di sofferenza o turbamento. Che si debbano invidiare o biasimare, non mi sento in grado di dirlo. Ma tornando a Gozzano, perchè dicevo questo? Perchè nei suoi Colloqui del 1911 possiamo percepire una determinata condizione psicologica del poeta: quella dell'uomo incapace di adattarsi in una vita ormai totalmente in preda alle leggi mercantili, alle leggi produttive, alle leggi finanziarie, dove Arte e Poesia pretendono di rappresentare i sogni dell'anima, ma in realtà hanno perso qualsiasi valore, sono diventati solo il canale di scarico delle ambizioni e delle limitate soddisfazioni della classe borghese. Il denaro conta e Arte e Poesia sono antichi sesterzi da riporre in un salvadanaio destinato a essere dimenticato. E l'intellettuale entra in crisi, certo, cos'è questa "crisi dell'intellettuale" se non il crescere prepotente di un senso di colpa verso la propria vita sentita come sterile, verso il proprio compito del tutto inutile in un mondo del genere?! Ecco che si ritorna al punto di partenza, quando dicevamo che Gozzano non sente di avere nessun particolare ideale o verità da insegnare al mondo, ora ci è chiaro il perchè. Così come ci è chiaro perchè Sanguineti l'abbia definito il poeta dell'obsolescenza: stando così le cose, Gozzano decide di non fabbricare nulla di moderno che sia destinato poi all'invecchiamento, compie l'operazione contraria e fabbrica direttamente l'obsoleto. Scrive di cose e persone invase dal tempo, meglio, vestite di tempo e in esse si rifugia (non dimentichiamoci che la sua raccolta antecedenti a Colloqui, si chiamava proprio La via del rifugio).
Di lui è stato scritto, e lo trovo estremamente interessante: ha bisogno di ritrovare le sue radici nel passato per esistere esiliato nel presente. Gli piace fingersi, col buon gusto e la cautela dell'ironia e la piena consapevolezza di un divertimento in maschera, un uomo "d'altri tempi".
Ecco, ho scritto tutto questo perchè mi sono svegliata da circa un'oretta soltanto, mattiniera delle 11.15, e avevo voglia di iniziare la giornata con una poesia di Gozzano, avevo voglia di dedicarla a tutti coloro che eventualmente leggeranno e forse l'apprezzano quanto l'apprezzo io.

Monique

venerdì 11 dicembre 2009

NEED YOU, DAMN!

.Everything else is shit.
Noi. vogliamo vivere la vita degli dei, non conoscere più nulla di ordinario, scorrere per l'Arcipelago su navi di oro, all'ombra di tende di porpora, essere insieme Apollo, Osiride e Baal, vestire di rosa al mattino, d'oro a mezzogiorno, d'argento alla sera sotto la luna, e così comandare, cantare, poetare. We rock.

lunedì 7 dicembre 2009

VIENI A VIVERE

Sto ascoltando i Pulp in questo momento. F.E.E.L.I.N.G. C.A.L.L.E.D. L.O.V.E.. Tanti punti. E quando dice I've got a slightly sick feeling in my stomach, sono d'accordo con lui. Sputtanarsi in via unilaterale.
Aiuto, non capisco se sono troppo egocentrica che penso si tratti sempre di me. Me. Me. me. me.
Sempre al centro, nella buona e nella cattiva sorte, nella gioia e nel dolore. o se fingo di esserlo, preferendo essere insultata, insultata dal mio fantasma, dopo che gli ho detto 'addio', insultata ugualea preferibile che essere ignorata. Ma in realtà scrivo qui per sfogarmi, lui non credo che mai leggerà. Si va alla ricerca della propria metà, come una lepre cade dritta dritta nella trappola tesale dal cacciatore. Daremmo ogni cosa e ancora di più a questi nostri amori ridicoli e mai sarà abbastanza. perchè loro sono altrove. Gesù, che pensiero deprimente. Non leggono, non capiscono e la cosa peggiore è che non si può neanche biasimarli per questo.
Bisogna essere attrici. L'ho detto già una volta e ancora lo ripeto, perchè sì insomma, fare la lepre è a tratti estremamente crudele e l'unico modo per uscirne è cambiare maschera, entrare in una pelle straniera, fuggire da quel ruolo. [Essere sè stessi, può esistere una frase più cazzuta di questa? Essere sè stessi, se capita che qualcuno mi sappia dare come migliore consiglio: Sii, te stesso! non so fare altro che guardarlo con una faccia compassionevole e piena di totale disaccordo con quanto affermato. ]
Ma bisogna saperlo fare. Che nobile professione l'attore e che splendido tragediografo fu Euripide.
Sì, bisogna saperlo fare. fondamentalmente, anche per non arrivare a trattare da schifo tutti quelli che ti stanno attorno, che di colpo sembrano avere mille problemi da sciorinarti addosso con noncuranza e, buffo, cercano in te un appoggio, un àncora, il saggio consiglio. Io non vorrei mai essere me stessa in quei momenti. forse loro sono anche più egocentrici di me. in quei momenti di sicuro.
Aiuto. Com'era?! Più o meno: Cerco delle agezie di copywright per venderti il mio carattere di merda. Per leggerti delle righe confusionarie d'amore che però probabilmente non leggerai mai ecc.
Cerco delle agenzie di copywright per venderti il mio carattere di merda. Dovrei farlo davvero sai. Solo il fatto che dialogo con il nulla. Ma boh.
Tuttavia, sono anche decisa a lasciarmi alle spalle tutto queso ciclone di pessimismo, che sembra essermi così caro. E mi è caro in fondo, solo che ogni tanto pesa un pò troppo.
Quindi vorrei farmi una casetta a nido d'ape o lisca di pesce, che sia come mi va, pensare al mal di schiena nell'aldilà, fare 120 bambini, dare a tutti dei nomi molto particolari.
Ehi, vieni a vivere!
(Thanks Dente ^_^)

martedì 1 dicembre 2009

I knew I was next. Come è invecchiato Morrissey


BREVE LETTERA SEMI-SERIA DI COMMIATO DI UN' AMANTE AL SUO CACTUS

Parliamo ancora per un minuto, ininterrottamente, su qual è il nostro album preferito degli Smiths, se Meat is murder o The queen is dead. Il tempo di una sigaretta e poi puoi anche andartene e andartene a fraintendere il primo passante che trovi sulla strada basta che non sia più io, che nel frattempo starò ascoltando la traccia numero tre e lavando i piatti che sono ammucchiati da giorni.
What am I supposed to do?
Lo dico non tanto perchè dovrei realmente fare qualcosa. Parlo, parlo, parlo, ma poi sono perplessa, sì perchè tu non capisci chiaramente nulla -scrissi-, ma io del resto non scherzo mica. Non lo so, non ha voluto dire niente questa cosa, ma anche così, adesso, che debba finire in questo modo, in un ristorante macrobiotico su Sunset Boulevard, eheheh, non ti lascia -non so- quella tristezza, amarezza, no neanche, forse solo incompletezza?! Anche se non ha mai voluto dire niente, questo va da sè.
Non avrei mai detto I love you, ma non perchè era troppo poco in questo caso, oh no, ma ad ogni modo I lurve you, I loave you, I luff you...sarebbero stati perfetti, davvero, c'era da inventare con te. Oh Dio, non puoi neanche immaginare quanto.
Ti lascio in eredità i miei fiori del male, perchè in fondo credo proprio tu sia una persona splendida e quasi è stato in qualche modo poetico correre per un pò dietro ai somarelli che volano nel cielo, pensa che a tratti riuscivo anche a sentirmi felice. ma a me piace Rimbaud e tutti quelli di quella risma, quindi ci ho preso la mano a volere raggiungere l'inesprimibile, l'infacibile, che non esiste come parola, lo so, ma la uso lo stesso. Ho solo odiato la tua indifferenza, che poi era anche la mia indifferenza, che poi era il mio amore.
E che buffo, adesso mi ritrovo a dovere riempire i buchi del mio tempo, a dover leggere i racconti di Gogol' e ridere, ridere tanto e per nulla dei suoi personaggi goffi. per evitare che i corsi d'acqua che albergano nei miei bulbi si ingrossino più del dovuto e allaghino tutto il circondario.
Che buffa storia davvero, I should have known it from the very start...
E poi, e poi:"...Aspetta io vengo insieme a te...mi fai impazzire..."

Adieu.

domenica 29 novembre 2009

OUY


Possiamo vivere anche noi come Jack e Sally se vogliamo, sai che bello. La cosa buffa è che non ho la minima idea di come vivessero Jack e Sally, perché effettivamente –sarà strano- ma non ho mai guardato A nightmare before Christmas. Sarebbe anche il momento giusto per farlo. Al momento, al diavolo Jack e Sally, mi sembrava solo carino da dire. Del resto, non vorrei che tu fossi uno scheletro e io una misera bambola di pezza. C’era la neve e mancava poco a Natale, poi...poi saranno stati innamorati immagino, questo sì, se no perché mai a uno verrebbe in mente di vivere come loro?! Love is the answer. Sotto svariate forme, ma questa frase maledetta l’ho sentita in ogni film che ho guardato ultimamente, sottesa nella morale di ogni libro che ho letto. Yes, love is the fucking answer. E me lo tatuerò sull’avambraccio sinistro per non dimenticarmelo. Ho mezz’ora per spiegare a me stessa il perché. Voglio dire, è successo questo: mi sono seduta al tavolo con varie mie scartoffie e non ho fatto niente, fissavo la parete e mi perdevo in aracnofobici pensieri. 28 minuti a giocare con i periodi ipotetici dell’irrealtà e 2 degni di nota a fantasticare sui miei sogni di gloria. Ma anche quelli sono irreali. L'immaginazione è irreale, la sua forza sta nel nome. Cosa sarebbe, cosa significherebbe? Svegliarsi nel tepore di un caldo piumone, dire Buongiorno amore mio!, poi andare a preparare il thè vestita con una larga camicia a quadri e cantare insieme le canzoni allegre e lacrimogene di Dente?! Forse anche questo, forse la parte che mi manca di più. Poi la sera parlare di quello di cui non parla nessuno, leggerti poesie, leggerti quello che scrivo e forse capiresti chi sono, almeno tu nell'universo.

Fanculo Jack e Sally. Santa Tristezza ancora nel calendario non ti hanno messa.

Dove sei diavolo di uno sconosciuto che forse in questo momento stai insegnando a qualcuno che non centra niente cosa vuol dire essere felici.

Vivo della cecità altrui, mi nutro della cecità altrui fino alla Nausea. e non mi va di far niente. niente. niente. niente.niente. potenzialmente all'infinito. il pavimento diventerà naturalmente bianco, il libro si studierà da solo. io, vorrei solo che ti portasse una cicogna in volo.

Lascio scivolare via silenziosamente questo stronzo di 2009


Sapessi che felicità mi dà l'idea di non vederti più, l'idea di non fidarmi più qualsiasi cosa mi dirai.
Sapessi che felicità mi dà l'idea di non toccarti più, l'idea di non seguirti più in tutto ciò che fai.
Ho messo le mani in tasca ed ho sputato sulla tavola, buon appetito amore mio!
Sapessi che felicità mi dà l'idea di non sapere più quando cammini dove vai, quando dormi con chi lo fai. Di tutte le lacrime che hai, quante ne piangerai?
Quantificando il male che mi fai, ho visto che non finisce mai.
Quindi ho messo le mani in tasca ed ho sputato sulla tavola, buon appetito amore mio!
Quando fai la spesa cosa comperi, di che colore hai colorato i mobili, vorrei non sapere più nemmeno dove abiti...
(tanto non lo sapevo prima, non lo so tuttora e dubito che lo saprò mai.)

Dente. Buon Appetito.

-L'amore non è bello-

sabato 28 novembre 2009

La mia presunta santità


I'm an emo kid, non-conforming as can be, you'd be non-conforming too, if you look just like me.

Penso che in fondo ho un'anima profondamente emo anch'io. Sono emotional. Dovrei farmi un ciuffo emo. Vestirmi emo. Ascoltare musica emo. Mettere video emo su youtube. Andare in piazza Duomo a urlare, con cartelli e quant'altro quando c'è Trl. Amare anche Carlo Pastore se è necessario.

Non so perchè dico questo, ah sì forse lo so. Perchè dopo aver ballato e urlato come una pazza, anzi come una baccante in preda all'ebrezza del vino durante i Baccanalia o come uno dei tanti pirletti durante la Festa Follorum (non sono sicura dell'esattezza di questo termine, ma comunque qualcosa del genere), così, in totale libertà d'espressione, mi sono seduta sulla mia deliziosa panchina a fumare una sigaretta, rimirando il paesaggio così totalmente Romantico/decadente che Eupilio offre in questa triste stagione e ho pensato che la musica è vita, che quasi non riesco a vedere nient'altro. Anche quando va tutto schifosamente male, e non c'è l'amore, e ci sono pochi soldi, e non c'è voglia di studiare e vattelapesca, la musica, quasi solo quella, sà ridarmi un pò di adrenalina, è il privilegiato luogo dove rifugiarsi quando tutto il resto sembra dissolversi in questa nebbia novembrina. Allora ho pensato che questo pensiero fosse un pensiero che avrebbe potuto elaborare un emo quattordicenne. Ecco, solo, questo, ma fondamentalmente chi se ne frega. Keep listening to Ian Curtis when he sings: DANCE, DANCE, DANCE TO THE RADIO!

domenica 22 novembre 2009

no sex no tea maybe indie rock and roll

Dio, non riuscivo a dormire (e si va bhè non che questa sia una novità...), ma comunque, non riuscivo a dormire. questa volta a causa del continuo pensare a quanto diomio questo neutrale rapporto umano più neutrale della Svizzera e degli svizzeri tutti sia una PRESA PER IL CULO allucinante, no altri termini per definirlo. Sorry, sorry, sorry. anzi, direi anche spropositata a tratti. ma che inenarrabile stanchezza. se non ci penso, non ci penso e posso anche lavorare in qualche modo per farmi mandare giù questa cosa, perchè sai qual è la tristezza dei rapporti umani svizzeri e neutrali? E' che sono tutti in qualche modo sopportabili. Sopportabili ma poco rivoluzionabili. Ma no, non si può sempre dormire e va-tutto-bene e io continuo sul sentiero che percorro ormai da anni, coi miei paraocchi di acciaio inox trapanati sugli occhi, non voglio cadere in una pozzanghera, non voglio sporcarmi e forse non andare più bene, non voglio vedere il sentiero dietro il terzo albero a destra che magari mi porterebbe al mio piccolo Eden. Ok, vaneggio. Ma vaneggio per il semplice fatto che narrare storie in qualche modo fondate non è mai stato qualcosa a cui aspiro, poi non è neanche vero che non è fondata, tuttavia mi arrogo del mio sano e motivato libero arbitrio che mi porta a scansare la libertà di dire e a eludere la realtà oggettiva dei fatti. Ma torniamo alla presa per il culo, perchè lo intendo proprio capite. A vent'anni soprattutto, a vent'anni è qualcosa di assolutamente insopportabile, e come dicono i Good Shoes abbiamo evidentemente idee differenti su sesso, politica e religione and anything. ciò non toglie il mio disappunto, ora che ci penso. Come vorrei essere sincera: io non ce la faccio più e mi piacerebbe portarti alla pazzia solo per vedere un principio di scongelamento dei ghiacci artici. Le reazioni fisiche, chimiche, il principio di Lavousier, boh. Io odio la Svizzera, cazzo. Intanto divento pazza per conto mio. Con i Good Shoes e miei sogni di gloria* presto a venire. A vent'anni. Che monotonia. Che monogamia. Che tutto.

Boys act too much
Girls act too tough
Enough is enough
Just take it or leave it
ooooooooooooohhhhhhhhhhh
Take it!

sabato 21 novembre 2009

I'll pay for you, anytime

Con trenta euro al mese faccio questo:
Salutarsi alla stazione. che luogo di nessuno.
Prendo il carro-bestiame che mi riconduce dritta dritta a Milano. chissà quando ci rivedremo ancora noi e i nostri compromessi.
Nella carrozza 07, posto 31 ascolto Moby e la sua canzone che non fa altro che ripetere "Why does my heart feel so bad? Why does my soul feel so bad?". Non lo so.
Cazzo, mi viene pure un pò da piangere, ma mi vergognerei di fronte al mio vicino di sedile, uomo di mezza età che legge Repubblica e mi dà l'idea di essere un ex-sessantottino.
Lavavetri sui miei occhi a un euro e cinquanta.
Scrivere i miei pensieri in stile conciso e sintassi paratattica sul retro di uno dei miei libri preferiti per passare il tempo in questo viaggio della speranza, per non dimenticarli quando sarà il 21 novembre dell'anno prossimo, per rendere più poetico ciò che in fondo non lo è affatto.
Domani ci sarà qualche rima in più da annotare. Come sono diventata brava a pensare scetticamente.

giovedì 19 novembre 2009

Con 900 euro al mese sarei sempre sugli eurostar e sulle frecce rosse a sfogliare riviste, per venirti incontro.

I.
A Dublino mi dici che dormi con venti persone nella stessa stanza, affamata e relativamente in allerta. io ti aspetterei alla finestra, ma dà sul cortile interno del condominio, non servirebbe a niente. E intanto il distributore di sigarette ci ha mangiato cinque euro. e non ci resta che scoppiare a ridere a dirotto. come back september. come quando ci svegliavamo in tre nel letto con le braccia informicolate, in piena pianura padana, ma col fuso orario del Giappone. Finalmente è domenica, ma un portapizza non santifica niente. e io dormivo in mezzo, era stupendo, era come avere due guardie del corpo al contrario, che sorvegliavano se ti eri massacrato abbastanza. Per ammazzare il tempo qualcuno è quasi morto, e comunque ci siamo sconvolti tutti, per ammazzare il tempo. Mi svegliavo di nascosto, paradossalmente allegro, e andavo in bagno a leggere le scritte sulle pareti. Ero un cameriere vestito bene, e quella casa adesso è un cantiere. E non ci resta che scoppiare a ridere a dirotto. e quando ci incontriamo fare finta di non vedersi e poi spararsi alle spalle. ma con l'amore necessario a fare passare la pallottola da una parte all'altra senza sfiorare nessun organo vitale. continuiamo a camminare coi nostri giubbotti antiproiettili e in tutte e due le mani quegli arnesi elettrificati che servono per scacciare i cani, per tenere a debita distanza i nuovi rapporti umani.

II.
Per combattere l'acne la tua frangetta è diventata una zona militare. con un cartello con su scritto Limite invalicabile. Ti ho promesso che abiteremo in un centro sociale affacciato sulle discariche e sul mare, ma non credo che tra tre anni avremo ancora voglia di andarci. Scaricare gli strumenti dalla macchina e fare tre rampe di scale, settanta euro per suonare. E perdere tutti i plettri che mi sono rimasti. Scavarsi delle miniere nelle tasche. Fare passeggiate su spiagge deturpate, e l'anello resterà per poco sulla spiaggia. E dopo una lungia meditazione mi dici che preferisci andare a dormire e che magari potremmo vederci un altro giorno. magari di giorno, magari mentre dormo. Quella notte che ti propinavo un film di Monicelli ma tu non ridevi. eri appena tornata frastornata da Parigi. eravamo seduti scomodi e non mi ero pettinato abbastanza per vederti. Le tue sigarette mi abbassavano pericolosamente la pressione. e tu avevi scritto qualcosa di sicuramente contorto da darmi ma poi ci hai ripensato. avrai fatto degli aerei di carta da dirottare sulla Casa Bianca, sulla Città del Vaticano o sul Cremlino.

III.
Vagare nei corridoi delle case dei nostri genitori. imparati a memoria. Davverò farò rifare l'asfalto per quando tornerai. dopo una canzone vagamente allegra me ne viene sempre fuori una lacrimogena. E mi vergognavo facendogliele sentire, tenevo lo sguardo sulle mie scarpe bruciate. Farsi sostituire a lavorare per andare a suonare. hai provato a telefonarmi stamattina ma stavo inequivocabilmente dormendo come quando succedono delle cose importanti. Tipo quando abbattono le torri gemelle o si accoltellano i tunisini sotto la nostra finestra. Ti sono passato davanti per andare a farmi derubare nel minimarket in centro, se vuoi ci rivediamo tre volte che tanto poi parti per tremila settimane per Palermo. In macchina cantavamo andando al lago. Ti facevo leggere i miei racconti, te li facevo buttare nella raccolta differenziata della carta. Quando dormo guido piano, non ti preoccupare. In macchina cantavamo. nonostante i commercianti di reni di bambini messicani, nonostante le canzoni alla radio, nonostante il confine fascista di Ventotene diretto da Marcello Guida che poi è diventato questo re di Milano negli anni della strage di piazza Fontana, nonostante me.

Vasco Brondi

C'erA una volta l'amore ma ho dovuto ammazzarlo

Siamo in un racconto di Kundera e,già che si tratta di lui, vuol dire che è bello, come bella è la raccolta che lo contiene: Amori Ridicoli.
Stavolta non mi sento finzionale, ma molto funzionale.

Il dottor Havel disse: "Quello che abbiamo detto non erano che stupidaggini. Non sono io che rifiuto Elisabet, è lei a rifiutare me, purtroppo. E' pazza di Flajsman."
"Di me?" Disse Flajsman alzando la testa dalla bottiglia. Poi a lunghi passi andò a rimettere il cavatappi al suo posto, ritornò al tavolino e cominciò a versare il vino nei bicchieri.
"Lei sì che è bravo" disse il primario, dando man forte a Havel. "Tutti lo sanno, solo lei no. Dall'istante in cui [...]
Flajsman guardò a lungo il primario e disse: "Non ne so davvero nulla". E poi aggiunse: "E neanche mi interessa".
"Lei tortura Elisabet e la cosa non le interessa?"
"Compatisco le donne non potrei mai far loro del male coscientemente" disse Flajsman. "Ma ciò di cui posso essere causa involontaria non mi interessa, perchè esula dalla mia influenza e quindi anche dalla mia responsabilità."
Poi entrò Elisabet nella stanza. Evidentemente aveva reputato meglio dimenticare l'offesa e comportarsi come se non fosse successo nulla: si comportava perciò con straordinaria innaturalezza. Il primario le avvicinò una sedia al tavolo e le versò da bere: "Beva Elisabet e dimentichi tutti i torti!"
"S'intende" disse Elisabet gettandogli un largo sorriso e vuotò il bicchiere.
Il primario si rivolse nuovamente a Flajsman: "Se un uomo fosse responsabile solo di ciò di cui è cosciente, gli idioti sarebbero assolti in anticipo da qualsiasi colpa. E invece, caro Flajsman, l'uomo ha il dovere di sapere. L'uomo risponde della propria ignoranza. L'ignoranza è una colpa. E perciò Flajsman, nulla assolve lei dalla sua colpa, e io dichiaro che lei con le donne si comporta da villano, anche se lo nega".

Ecco.

mercoledì 18 novembre 2009

Always like this

Il 17/18 di Novembre e posso ancora permettermi di stare col pc fuori seduta sulla mia panchina senza essere sferzata da brividi di ferro. Ottima cosa il surriscaldamento globale. Nel palazzo occupato quasi interamente da portoricani qui di fronte stanno ascoltando canzoni dal ritmo intensamente latino, si sentono vari aleeee oh oh aleeeee oh oh, ma cosa me ne importa?! Per esempio, mi importa molto di più della mia insussistenza, quella sì mi sferza. Gesù. Ho perso la mia mente quando ho trovato il mio cuore, ma arrivo a pensare che era meglio tenersi la mente. E il cuore e i suoi problemi che vengano deportati in Siberia, che vengano condannati ai lavori forzati, che non possano più tornare indietro. Finchè stanno di dimora qui a Milano, la cosa non mi aiuta. Quando la prima volta avevo letto un passaggio delle Ultime lettere di Jacopo Ortis, mi era rimasto impresso, diceva "Illusione! grida il filosofo. Sì, illusioni. Ma senza di esse io non vedrei che la vita nella morte". Ma ognuno ha il suo confine da superare e ora che penso di averlo superato, non credo più con la stessa intensità così poeticamente romantica alla verità di quella frase. Ora, ora mi sento solo Morrissey che canta canzoni strappalacrime. Mi sento supperggiù qualcosa del genere. Patetico but I can't help the feeling. Not even throw it through the ceiling. Non è colpa sua se io non voglio vedere la vita che nella morte e crollo in fanstasie da individuo che ha appena assunto acidi, no non è colpa sua, me lo ripeto ancora un centinaio di volte, andrò a letto e conterò le pecore e penserò che non è colpa sua. E magari domani mattina mi sveglierò una persona nuova. Non voglio più sentirmi così. Non voglio più sentirlo così. Non voglio cazzo.
Ma perchè sto scrivendo qui?

WELL, I WONDER, DO YOU HEAR ME WHEN YOU SLEEP?
PS: Ci sono andata a vedere i Bombay Bicycle Club

martedì 17 novembre 2009

ascoltando i bombay bicycle club, sperando di riuscire ad andare a vederli stasera..mmm


PS: Ciò che si scrive spesso è finzionale.
Non sempre, ma avviene diverse volte che andare alla ricerca di chissà quali significati nascosti è superfluo, del tutto inutile, forse fin troppo confortante.
La letteratura riesce a non morire e a mantenere intatto il suo millenario fascino perchè è permeata da una delle più grandi forze che condivide con l'uomo: il mistero. Riuscire a raccontarlo in una rima ben riuscita, portarlo avanti in pagine e pagine di prosa, senza mai svelarlo del tutto. Questo è quello che i grandi autori sanno fare.
Ma a parte questa brevissima digressione, ciò che mi interessava dire prima di immegermi in ritardo nel mio caos quotidiano era solo e semplicemente: ciò che si scrive spesso è finzionale.

Everyone wants an edge to go beyond.

lunedì 16 novembre 2009

un cubo di alcantara

I rimpianti. ammucchiati da qualche parte. L'eco che lasciano. Domani, domani sarò più verde, sarò più vecchia e con un rimpianto in più. non si possono aiutare i rimpianti. non si possono mettere in un pacchetto regalo. si possono lasciare sfumare nel fumo di una sigaretta. lasciarli vagare per i palazzi qua intorno. ma poi come un boomerang tornano. respirare. respirare profondamente. esercizi da donna partoriente 1,2,3. lo stomaco in subbuglio e pensare che resta come unica soluzione uno sciamano magico. mi chiedo come dopo tutto questo ho ancora voglia di dirti questo. ti voglio bene. perchè fingere di vivere questo bene senza avvedermene, lo fanno quasi tutti, ma è strano, e per una volta desidero la normalità come nient'altro al mondo.

venerdì 13 novembre 2009

English test

We both know we could be someone better
Not with our heads like London weather


I'll meet you same place same time

da ALL'USCITA DEL TEATRO DOPO L'USCITA DI UNA NUOVA COMMEDIA

...mi dispiace che nessuno abbia notato quel personaggio onesto che pure c'era nella mia commedia. Sì, c'era un personaggio nobile e onesto, presente in tutte le scene. Questo personaggio nobile e onesto è il riso. E' nobile, perchè ha deciso di intervenire nonostante l'opinione meschina di cui gode nel mondo. E' nobile, perchè ha deciso di intervenire anche a costo di procacciare all'autoreuna fama oltraggiosa, quella di freddo egoista, tanto che ora si dubita perfino della sua sensibilità. Nessuno è intervenuto in difesa del riso. [...]
No, il riso è molto più profondo e importante di quanto non si pensi. Non quello generato da un'irritazione effimera, dalla bile, da certe disposizioni morbose del carattere, e nemmeno il riso leggero che accompagna l'ozio e il divertimento; parlo del riso che sorge dalla limpida natura dell'uomo, dove è racchusa la sua sorgente eternamente viva, e va al fondo delle cose, portando alla luce quello che altrimenti scivolerebbe via inosservato, e mostrandoci quella meschinità e vanità della vita che senza la forza del suo intuito non ci spaventerebbero come, invece, ci spaventano. Tutte quelle cose meschine e disprezzabili, che ogni giorno oltrepassiamo con indifferenza, non ci sorgerebbero davanti con quella forza tremenda, quasi caricaturale, e noi non esclameremmo con un brivido di orrore: " E' possibile che ci sia della gente così?", mentre sappiamo benissimo che c'è anche di peggio. No, hanno torto tutti coloro che dicono che il riso turba gli animi. Solo ciò che è oscuro ci turba, e il riso è luminoso. Molte cose turberebbero l'uomo, se gli si presentassero nella loro nudità; ma, rischiarate dalla forza del riso, rasserenano anzi la sua anima. Colui che vorrebbe vendicarsi per una malvagità ricevuta, quasi si riconcilia con il suo offensore, vedendo la bassezza di lui messa finalmente in ridicolo. E hanno torto anche coloro che dicono che il riso non colpisce davvero coloro contro cui si indirizza, e che i furfanti in carne e ossa sono i primi a ridere dei furfanti della scena: rideranno forse i furfanti di domani, ma quelli di oggi non ci riescono proprio! Sentono che certi personaggi sono già diventati immortali, e che alla prima bassezza hanno già pronto il soprannome. E il ridicolo lo teme anche chi non teme nient'altro al mondo. No, ridere di un riso buono e luminoso è possibile solo alle anime profondamente buone. Anche se nessuno sente la potenza di questo riso: " quel che è ridicolo, è vile", sentenzia il mondo e ritiene elevate solo le parole pronunciate con voce grave e severa. Ma Dio mio! Quanta gente c'è per cui addirittura non esiste nulla al mondo di elevato! Tutto quello che nasce dall'ispirazione per loro è una specie di favoletta, una stupidaggine; le opere di Shakespeare sono favolette, per loro, e così pure i più santi moti dell'anima. [...]
La mia anima non può stare tranquillamente a sentire chi definisce stupidaggini e favolette le più grandi opere d'arte, e autori di favole e stupidaggini i poeti più grandi e illuminati! Il mio cuore s'è stretto vedendo anche qui, nel pieno della vita, tante personemorte e insensibili; il gelo inerte dei loro sentimenti e lo sterile vuoto che hanno nell'anima mette paura; il mio cuore si è stretto vedendo quei visi inespressivi su cui non aleggiava nemmeno una traccia di quell'emozione che avrebbe sciolto in lacrime sacre un'anima capace di amore vero; la loro lingua non si seccava nel ripetere quell'eterna parola: favolette! Favolette! E invece sono passati i secoli, città e popoli interi sono scomparsi dalla faccia della terra, e come fumo si è dileguato qello che esisteva un tempo, mentre le favole sono sopravvisute e si ripetono ancora, e ancora le ascolta il saggio imperatore e il ministro prudente, il vecchio sapiente e il giovante pieno di nobile ardore.
Favolette! E intanto gemono le balconate dei teatri, e tutta la sala si fonde in un unico sentimento, in unico attimo, in un unico cuore, e tutti gli spettatori si ritrovano, come fratelli, in quell'unico moto spirituale, e lo scorsciare grato degli applausi si eleva come un inno a un poeta scomparso da cinqiecento anni. L'udiranno nella tomba le sue ossa polverose? Lo avvertirà la sua anima, provata in vita da tanto dolore? Favolette! E intanto, in mezzo alla folla commossa, c'era anche qualcuno che, affranto dal dolore e dall'intollerabile peso della vita, era già pronto a levare la mano contro di sè, e invece si è sentito riempire gli occhi di lascrime di conforto, ed è uscito riconciliato con la vita e pronto a affrontare nuovi dolori e sofferenze, pur di vivere e assaggiare di nuovo quelle lacrime. Favolette! Ma il mondo si addormenterebbe senza queste favolette, la vita sprofonderebbe e le nostre anime si coprirebbero di muffa e di fango. Favolette! [...]

Nikolaj Vasil'evic Gogol'

giovedì 12 novembre 2009

shook them loose


Ho riaperto una pagina a caso e ho cominciato a leggere. Ogni volta mi piace allo stesso modo, mi rimpiazza Dostoevskij o Kundera quando le mie masturbazioni mentali start to get unbearable. Qui leggo, non c'è un ordine e questo mi conforta. La sera poi. E' bello dedicarsi allo scompenso mentale la sera, perchè tutto ciò che fa paura e risulta normalmente insopportabile in modo quasi volgare, cessa di essere così radicale. Sarà che della fatal quiete tu sei l'immago. Let me sleep please! Let me sleep, move over, you're taking up my rest! Ma non funziona. Ci crederesti, sto scrivendo col pc appoggiato sul cesso perchè internet prende solo qui stanotte.

"Mi dici che non è uno strazio anche se i palchi sono troppo alti, sono edifici antisismici in una bufera e se ti ricordi di me perchè ti fa male la bocca. gli ombrelli sfasciati attiravano la nostra attenzione ma erano invendibili. un detergente intimo per dimenticarti di tutto. Che anche se sei diventata una donna bionica ti si arruginiscono le guance. i rosari attaccati agli specchietti retrovisori non so se funzionano. In poche parole volgari mi capita raramente di pensarti. Chi sarà di noi la memoria dei viaggi in macchina ascoltando Vinicio Capossela. sarai un monumento nelle mie viscere, darò il tuo nome a migliaia di piazze e a milioni di vie.La materia grigia nelle betoniere e misurare col sismografo il rumore di frizione dei nostri cuori che tossiscono, come per attirare l'attenzione. La melodia che hai composto andando via. non moriremo tra le braccia di questa città. Mi hai scritto una cosa stanotte che l'ho letta appena svegliato. Ogni tanto ti piace spedirmi contro i tuoi aerei strappalacrime di carta riciclata. A volte pensi che siamo come quegli animali nei documentari che non capisce mai se si stanno massacrandoo se stanno facendo l'amore."

Questa era la pagina aperta a caso e questa sono io e il mio recente bisogno di profondo sentimentalismo, dai toni fortementi 'hey-sembra-una-cazzo-di-tragedia-di-seneca', l'insatisfaction, che non riesco a spiegare in altro modo se non con la storia del bisogno di uova. L'inizio di 'Lisztomania', sì, sono io.

Let me sleep please!


lunedì 9 novembre 2009

bye bye bayou

All this whole can be misunderstanding. So better if I don't talk about it anymore. Is it alright?

Iniziare la giornata ascoltando per sbaglio Laura Pausini che canta 'Forse bastava solo respirare, solo respirare'. Sono le 7 di mattina perdio, urlarle 'Respira e rumpa mia i ball'. Cambiare stazione radio, ho dimenticato i cd a casa, queste sì sono le piccole tragedie quotidiane.
Ritrovarsi poi sulla metro con accanto la professoressa che odi di più. che cavolo abita pure vicino a me, è salita alla stessa fermata. non so se dirle con fare mieloso 'Buongiorno professoressa', ma non lo faccio. La giornata và, scorre, cammino, sono di fretta, devo andare.
Prendere un tram a caso. perchè ho voglia di scoprire nuove vie di Milano, la speranza è che prima o poi qualsiasia tram vada a finire in un posto che conosco. non è così. perdersi e fare finta di essere stranieri. chiedere al primo passante con la faccia simpatica: 'Excuse me, do you know if there is a metro station round here'. chissà perchè poi. ma il passante doesn't speak english, è di fretta anche lui. Ho il city, il leggo, l'epolis, il metro e la strana perversione che accomuna un pò di tutti di andare a leggere gli oroscopi scritti male su tutti i diversi giornali. Gemelli và alla grande, uooh, penso a tutti i gemelli che leggono e saranno contenti.
Giuro che non ci credo.

domenica 8 novembre 2009

Please put down your hands, cause I see you-uu.


If you're wondering if I want you to, I want you to, I swear it's true! Without you my heart is blue!

Mancanza di creatività ultimamente, mancanza di qualcosa da dire che non tocchi gli infimi abissi della banalità. Ultimamente. Il problema è ritrovarsi con un unico pensiero, unico per sua natura intrinseca e indicibile per pochezza di spirito. ciò mi crea una situazione di mutismo generale. Ciò mi fa pensare a quando avevo letto: e mi sembra di stare in una cazzo di canzone di Battisti. che lavoro e penso a te, torno a casa e penso a te. che la città è troppo grande per chi come noi non spera più, ma si sta cercando. poi non sono stata divertente e penso a te. IO NON DORMO E PENSO A TE. E qui si tocca l'apice di intensità emotiva per perdersi poi in un indistinto coro di voci.
Volevo essere divertente sì, ma alla fine, penso, che mi va anche bene non dormire e pensare a te. E' talmente inutile cercare di allontanare il dolore, non è masochismo fine a se stesso, solo lasciate perdere i vostri beceri tentativi di vivere in un'eterna felicità di polietilene a bolle d'aria. Non esiste. Lasciate perdere come vi fa sentire la Nostalgia, c'è Bellezza anche in quella, forse soprattutto in quella. Il medico mi prescrive di accendere l'ipod, scendere nel prato e cantare una bella canzone, girando tra asfodeli e fiori di lillà, una canzone allegra. Che la canto e penso a te. che le parole sono per te. E sono felice lo stesso.

mercoledì 4 novembre 2009

the way it goes now


Hopelessly I'll love you endlessly
Hopelessly I'll give you everything
But I won't give you up
I won't let you down
If the moment ever comes
But the moment never comes.

lunedì 2 novembre 2009

Let the virus live a life

Sono lo sconosciuto che ti conosce di più l'orma umida nelle tue albe solitarie il raro blues che ascolti a mezzanotte Non è necessario ingannarmi perché sono il complice di tutti i tuoi tradimenti il peggiore crimine è fingere il peggiore crimine è dare una forma all'amore il peggiore crimine è afferrarti a qualsiasi cosa non si possa abbandonare in cinque secondi Gli omini del mondo inferiore pensano che fare denaro significa qualcosa. Gli omini profumati, vestiti su misura, sudano come mandrilli per infiammare i loro muscoli. Gli omini adulatori, gentili e promettenti con le loro mazze da golf e i loro atti sportivi gli omini disperati portano a spasso come mascotte le loro belle ragazze e si disputano le briciole del precario poterenelle città fantasma gli omini scommettono negli ippodromi sognando di vincere qualche volta o tutte le volte Non sentii passione alcuna per gli obiettivi o le opportunità stendermi sull'erba e muovere le stelle è stato il mio sport e mettere, una a una, le ossa di una donnanel posto giusto Non credo nello sforzo né nella fortuna non ne ho bisogno mi basta un frammento di niente per ballare fino alla fine. E sapere che ascolti questo raro blues che senti come invade le tue viscere e ti fa tremare come nessun ominopuò fare. Come nessuno può, amore perché le mie mani furono inventate per inventare te.
Efraim Medina Reyes

Like Dylan in the movies


Sarebbe meglio la sindrome di Stendhal. O quella di Munchhausen per procura o quella di Cornelia de Lange (esistono davvero, mi sono documentata!). E invece no, no, no! io ho solo la sindrome degli imbecilli o al massimo la malattia di Alexander, ma solo per motivi strettamente linguistici, diciamo. Non posso neanche avere una sindrome seria. Gran bella cosa l'immaginazione e Wordsworth che la decantava... oh no, io la detesto. La odio perchè non sono degna di lei, a quanto pare. E' un infimo duello che spinge ai confini dell'idiozia. per l'appunto. e per la porta sbagliata sempre la chiave giusta. Un letto ampio, con tanti cuscini, con il recintino di ferro battuto intorno e la lampada con la luce rossa, sai che bei sogni di gloria ...e poi bastano un paio di stupide foto, pioggia fuori e dentro per volerla maledire e maledire il giorno in cui hai deciso di iniziare a giocare con lei arrivando a sfidarla. La realtà è troppo prosaica per riuscire a ritrovarci un qualche conforto alla fine della storia. maledetti anche i lieto fine. gesù, che voglia di scaraventare, che diavolo ne so.... la bottiglia di acqua vitasnella giù dalla finestra, cioè col pc non mi azzardo, è pur sempre un utile oggetto. La sindrome della sfiga non c'è ancora su wikipedia, potrei aggiungerla narrando supperggiù le mie vicende. gesù.

we're photogenic, you know, we don't stand a chance. GET ME AWAY FROM HERE I'M DYING.

mercoledì 28 ottobre 2009

11.45


"Bene.
Se mi dici che ci trovi anche dei fiori in questa storia
Sono tuoi!
Ma è inutile cercarmi sotto il tavolo
Ormai non ci sto più
Ho preso qualche treno qualche nave o qualche sogno
Qualche tempo fa
Ricordo che giocavo coi tuoi occhi
Nella stanza e
Ti chiamavo mia
Ben oltre la coperta all'uncinetto
C'era il soffio della tua pazzia e
Allora la tua faccia vietnamita ricordava
Tutto quel che ho e
Adesso puoi rinchiuderti nel bagno
A commentare tutte le mie poesie
Però stai attenta a tendermi la mano
Perchè il braccio non lo voglio più."

lunedì 26 ottobre 2009

Autunno e il tempo che cambia


Avevo un pò di depressione cosmica in tasca mentre rientravo. Ho cercato le chiavi e ho trovato lei. Vorrei essere un pò meno lunatica, vorrei essere un pò meno gemelli. anche se poi i nostri oroscopi sono quasi sempre sbagliati e poi piove quando doveva esserci il sole. sarà per quello che continuo a scrivere qua sopra senza stancarmi di sparlare di me stessa. 'Io che cerco delle agenzie di copywriting per riuscire a venderti il mio carattere di merda, per leggerti chilometri di righe confusionarie d'amore. che non mi scrivi più'.

Programmazione e inettitudine. E' questo soprattutto che mi dà fastidio di tutto l'apparato, ci manca poco che arrivi a pianificare cosa dovere pensare mentre mi lavo i denti, mentre sono al volante, mentre scelgo un libro da prendere in prestito in Biblioteca, ma poi rimando e ritardo perchè io e il pragmatismo abitiamo in due mondi paralleli e invece vorrei tanto che fossimo vicini di casa. ma oltre a un morboso bisogno di catalogazione delle azioni che riempiono le nostre quotidiane vite, non ci siamo mai venuti incontro più di tanto. questo magari potrebbe spiegare perchè. perchè, perchè cosa? Tu lo sai che cosa vero? Se sono brava in qualcosa è nel non essere chiara in quello che dico e poi detesto quando gli altri lo fanno con me, non lo sopporto perchè non capisco mai le intenzioni. Mi metto a catalogare anche quelle. E' un gioco a tratti divertente e malizioso, che di solito finisce con una parola poco carina di sette lettere che inizia per F e finisce per O e che purtroppo è una delle mie parole ricorrenti.

Se perdo i capelli, mia madre mi dice che è colpa del tempo che cambia, se mi fa male il ginocchio mia madre dice che è colpa del cambio di stagione, se sono irascibile è colpa delle foglie che cadono, se mi fanno male i denti è colpa della neve che sta arrivando. La saggezza popolare ha il grande pregio di trovare spiegazioni del genere un pò per tutto. Se non ti vedo all'orizzonte mia madre forse mi irebbe che è colpa delle montagne che sono troppo alte e ingombranti.


TIME IS YOUR LOVE


Mi sono presa un altro giorno di malattia, come si suol dire. Mi fa proprio bene fare la nottambula. Voglio dire, questa mattina mi sono poi effettivamente svegliata -anche se 'svegliata' è un termine poco consono in questo caso- alle 6.20, ma non riuscivo a stare in piedi e il mio apparato respiratorio era ancora tutto intasato. Dunque non potevo fare altro che rimettermi sotto le coperte e pensare di essere in un altro mondo privilegiato, come quando eravamo piccoli. Una magica nave diretta verso un non-so-dove felice. Mi sono risvegliata di nuovo che erano le 8.00, non tanto più tardi. Sono andata in camera di mia madre e mi sono messa a riguardare tutte quelle vecchie foto incorniciate, mai impolverate, che tiene in fila sulla mensola e cui non prestavo attenzione da tanto tempo. Ce n'era una dove io avrò avuto circa 5 anni, avevo due trecce acconciate stile Sailor Moon, portavo la sciarpettina azzura da cui -dice mia madre- non volevo mai separarmi, ed ero tutta presa nel tentativo di reggere il mio cane tenendolo con le mani per le zampe anteriori, con un risultato di penzolamento generale. E il contrasto tra la sua espressione penosa e di sopportazione e la mia di ardente trionfo... sembravo voler sfidare il mondo con il mio fedele amico quattrozampe e dondolante e le mie impavide treccine marinaresche. Mi sono messa a ridere per un buon dieci minuti, lì fissa a guardarla, di una risata sana e gioiosa, di quelle che hanno i cani negli occhi quando iniziano a scondizolare perchè sanno che li stai per portare a passeggio.
Le cose che fanno il lunedì mattina.

1.9.9.6.

La notte è fatta per dormire. Non per vagare inquieta tra quattromura e cuffie nelle orecchie. Tuttavia. Non faccio apposta a non dormire, domani mi dovrei svegliare alle 6.20, bere caffè, prendere treno Asso-Milano, metro direzione Rho-Fiera 2 minuti e ricominciare a fare le cose che si cominciano al lunedì e finiscono il venerdì. Manca un'ora e un minuto alle 6.20, questo non mi consola. La notte è stata fatta per pensare a certe frasi senza senso che mi riempiono la testa e la intasano peggio della provinciale a Monza la domenica quando gioca l'Inter o il Milan. Prima o poi li elimineranno quei tre semafori e ci costruiranno coreografiche rotonde su cui andremo a piantare i semi delle nostre piante tropicali. Non è ancora abbastanza buio fuori dalla finestra per convincermi che devo riposare i miei begli occhietti spenti. E Facebook mi fa venire la Nausea, mi fa pensare alle coincidenze che poi esistono solo nella mia fantasia, alle coincidenze che mi invento io, lui nato da una coincidenza e diventato così importante c'era scritto in un libro di Milan Kundera. e ci sono tutti quei link che le persone pubblicano coi cuoricini, amami, ti voglio, ti abbraccio, mi manchi, non puoi capire quanto ti desidero. originali. quelli davvero se ne vedo ancora uno vomito. E poi vengono a dire a me che sono egocentrica, bhè...
La notte è fatta per entrare in simbiosi con la mia ombra sulla parete cerulea adesso un pò grigiastra.

In fear every day, every evening. He calls her aloud from above, carefully watched for a reason, pain's taking devotion and love. Surrendered to self preservation from others who care for themselves. A blindness that touches perfection, but hurts just like anything else.
Isolation, Isolation, Isolation


domenica 25 ottobre 2009

E certe pagine di certi libri pt.2

"Adessimo se fossimo in un telefilm ti dicevo che ti amavo. Così, coniugando anche male i verbi. E noi siamo meglio di un telefilm, e infatti non ci diciamo niente. poi guardando attraverso i tuoi occhi che sono praticamente trasparenti. Come i tuoi polsi. poi non ho il preservativo e tu sei molto fiscale. e mi viene da ridere. mentre Dente in sottofondo canta delle cose allegre e lacrimogene. prima di dormire siamo talmente fatti che non riusciamo a parlare, solo gaurdarti mentre mi scardini con tutti gli oggetti contundenti che trovi la gabbia toracica. Poi chissà che lavoro faremo. E vorrei traslocare. Con novecento euro al mese ti porterei a mangiare fuori ogni sera, a mangiare anche dei fiori, nelle pizzerie cinesi dove trattano tutti bene. e sarei sempre sugli eurostar e sulle frecce rosse a sfogliare riviste, per venirti incontro. E Paul qui è un casino anzi un casinò. Le eclissi immense per cancellare le facce e gli arcobaleni domestici, i cani che dormono a pancia in su. non riesco a stare dietro ai cd da spedire. Fammi leggere quello che hai scritto, di sfregature e di mezzi pubblici. Fammi fare colazione con la tua bocca viola. Il modo con cui pronunci alcune parole, che sembri una straniera trapiantata. E abbasso le saracinesche dei negozi sui miei occhi e mi nascondo e mi asciugo trai tuoi capelli biondi per piangere di nascosto. Ma tanto te ne accorgi e mi dici di no. e ci siamo sdraiati vicini con i cuori arresi, con i capelli appiccicati alla fronte. Le occhiaie ti donano moltissimo. poi mi chiedi Vuoi scopare? e sai che è una domanda retorica. poi i lavavetri per i miei occhi. E i piccioni che mi si appoggiano sulle spalle e mi accompagnano in stazione."
"Gli organi cardiaci si devono ambientare come un migrante sudafricano a Milano. Vorrei tanto rivederti e portarti con me in posti orrendi. dove vado a fare dei concerti tipo davanti a trenta persone di cui dieci fanno la fila per la birra, altre dieci parlano tra loro e altre dieci ascoltano ma non si sa cosa pensano e cosa sentono. poi in qualche altro modo tecnologico ci abbracciamo appoggiando la fronte sullo shermo del computer. Il computer che ha sempre la febbre come i cani. E a settembre ci scambieremo le case, troveremo altri lavori e vinche chi trova quello meno pagato. ma mi batti perchè tu lavori gratis. Dormivo con lei in macchina a Recanati dopo un concerto di De Gregori e non potevo prendere sonno, facevo la guardia da non si sa cosa a non si sa cosa."

Certe pagine di certi libri, che è come se ti cambiassero le impronte digitali mentre li leggi.


"Magari ti porto anche in Tibet e ci facciamo sopprimere dal governo cinese. Tra di noi potrebbe finire con una constatazione amichevole, con una constatazione del nostro niente. Sciolte nell'acido le nostre resistenze. e per favore stai attenta che non ti stuprino. Fraintendersi. Fraintendersi. Fiammiferi per i funerali di quei quintali di foglie morte. Dio dei cieli nebbiosi e dei terreni letamati. dicevi - Da questo posto ce ne dobbiamo andare tutti e due e soprattutto io. - Rovinosamente realizzavo i miei sogni più incredibili. e adesso siamo nei treni e nelle macchine che scappano dalle nostre ex città. che per rivederci siamo diventati involontariamente tra i maggiori azionisit di trenitalia. E viviamo come degli alluvionati, nelle nostre scelte esasperate, nel crollare delle mensole attaccate di notte, nelle poche confidenze, nei posti dove non ti aspettavano. Dove lavorerai, se mai lavorerai. E gli occhi sono delle specie di vetrine, ma senza i manichini dietro. Ti auguro un patetico natale. moriremo per folgorazione appesi ai cavi dell'alta tensione per distrazione e abiteremo per qualche anno nel nylon, come la frutta ammaccata della standa. E le tue mani in frigorifero e il nostro amore lancinante. credi di piangere ma era che pioveva un pò per tutti. Mi scrivi che linciavate gli alberi a novembre perchè vi restituissero i palloni da calcio. Mi scrivi delle cose allegre e struggenti. Coniviviamo come degl animali, io e te e i nostri scudi di plexigas. Io te e il tuo cellulare. poi ti dico anche che non è detto che ho ragione anche se parlo convinto. Respiriamo profondamente come i monaci buddhisti, per non farsi andare di traverso l'universo. Ti regalo le lune che non sono ancora piene. Il ponte vecchio di Firenze. Anche se dici che Firenze no ti piace più di tanto.
Mi sono bagnata un dito con la saliva per capire da che parte tossiva il vento, ma non c'era vento. Dai tombini ci guardano alcuni bambini. Piove nelle cabine elettorali. E ci schieriamo contro le nuvole contro i contribuenti. Ti ricordi quando volavamo sulle ortiche. Ti tratterò male e tu mi affogherai. Delle nuvole cariche di pioggia ci inseguono. Avevo una cosa da scrivere che mi sono dimenticato, e le assi rotte del palco mi facevano un pò paura. Ho scritto col catrame sulle strade di Milano che mi mancherai. E per metterti allegria ho costruito una casa in camera nostra coi libri di Pasolini. Ti sei accorta che è sempre settembre, che adesso dobbiamo trovare qualche altra America e una camera meno rumorosa con una finestra che dà sull'interno. Le altalene sono appese ai fili spinati, ai tuoi dubbi. Tu e i tuoi piatti rotti. Tu e i tuoi letti rotti. e le nostre fughe solitarie."
Vasco Brondi

venerdì 23 ottobre 2009

Il Flusso di coscienza arriva a giustificare più o meno ogni cosa.


31/07/'09

h 00:01 -> quindi siamo già al primo Agosto, il 32 di luglio avremmo dormito sù sul pontile conoscendo un gruppo di ragazzi danesi.
Nave -> Lounge Bar -> ho una sigaretta in bocca indoor -> Ciro, è pieno di baristi napoletani -> flux of cosciousness!!!
Oh ondeggiamenti sublimi, sublimi capacità di giocare a carte, soprattutto mie, POTA! Facciamo amicizia con dei Bresciani che abbiano un accendino. i Bresciani ci hanno fregato un posto a sedere. Oh cazzo dice C.!
2 saccoapelo x4 persone. What the hell??!
Siamo sulla via dell'andata e sarà scomodo.



domenica 18 ottobre 2009

IL PIANO DI BERLUSCONI E QUELLO DI BOSSI E FINI

di Gad Lerner

Berlusconi è tutto tranne che uno sciocco. Faremmo dunque un torto alla sua intelligenza liquidando alla voce "delirio narcisistico" alcune sue recenti boutades inverosimili, del tipo: "Io sono il miglior presidente del Consiglio in centocinquanta anni di storia"; "Sono in assoluto il maggior perseguitato della magistratura della storia di tutte le epoche del mondo"; "Peccato che in questa mostra non si trovi un ritratto di San Silvio d'Arcore". Fino al culmine, la sera della bocciatura del Lodo Alfano, di gridarsi da solo nel microfono: "Viva gli italiani, viva Berlusconi".
Macchiettistico? In effetti neppure Mussolini ha mai gridato "Viva il Duce", nè il Fuhrer usava il saluto "Heil Hitler". Ma se Berlusconi sfida il ridicolo, esasperando il ricorso alle iperboli, è per un calcolo razionale preciso: sente il bisogno di misurare il grado di potere suggestivo che gli resta. Reclama l'applauso dei sostenitori, nel momento difficile, adoperando l'inverosomiglianza come metro dell'amore, della fedeltà e dell'obbedienza.
E' un capo che si rivolge al suo popolo comunicandogli: senza di me non vai da nessuna parte, dunque se io ti dico che il bianco è nero, tu assentirai, perchè siamo riuniti nello spirito, abbiamo un destino comune.
Non sono sicuro che Berlusconi potrà tirare la corda così fino alla fine della legislatura. Mercoledì 7 ottobre, poche ore prima che la Corte Costituzionale lo privasse del salvacondotto giudiziario rappresentato dal Lodo Alfano, si erano incontrati a pranzo coloro che in teoria dovrebbero essere i suoi più stretti alleati, Gianfranco Fini e Umberto Bossi. Pur diversissimi fra loro, hanno reso noto un accordo che sabota la principale arma politica di Berlusconi: niente elezioni anticipate, hanno detto. E tanto basta. Fini e Bossi sanno meglio di noi che la leadership di Berlusconi è potente ma logorata. Se hanno deciso di opporsi pubblicamente a una reinvestitura elettorale nella primavera 2010 è perchè ciascuno di loro ha interesse a lasciare che tale leadership si consumi. Fini punta a costruire una destra istituzionale d'impronta più "europea". Bossi, abilissimo, intuisce che il suo sostegno al Berlusconi barricadero potrà valergli la strada facendo l'eredità di grosse quote di potere nelle Regioni, nei capoluoghi e nelle Fondazioni bancarie del Nord.
Scommetterei che la Lega Nord, con grande perizia tattica, riuscirà a spolpare e ingoiare Berlusconi fino all'ultimo ossetto, dopo averlo sostenuto e incoraggiato sulla via senza ritorno dello scontro istituzionale con il Quirinale, la Corte Costituzionale, la magistrastura, la diplomazia internazionale. Berlusconi, "miglior statista degli ultimi centocinquanta anni", non è molto diverso dal "Dio Po", dall'invenzione della Padania, dal kolossal Barbarossa nel cui fotomontaggio Bossi appare tra i cavalieri medievali della Lega Lombarda. La politica trasformata in emozione, il culto di una sovranità assoluta - il popolo lo vuole! - a prescindere dall' equilibrio democratico dei poteri, la riduzione della dialettica istuzionale a scontro fra destra legittima e sinistra illegittima, preconizzano una fase avventuruosa della storia italiana. Non a caso risuonano, come negli anni Trenta del Novecento, le denunce "patriottiche" di presunte cospirazioni anti-nazionali, con tanto di allarme per il "golpe" e il "complotto di poteri forti".
Non è paranoia. E' manipolazione delle coscienze: ormai veniamo chiamati a difendere come patrimonio nazionale perfino il patrimonio personale del leader.

Mistero buffo. buffo Mistero

Dai ricordi (buffi e no) di un allievo sul maestro.
Paolo Rossi

...Però vedi, caro Dario, quarant'anni fa la censura ti censurava censurandoti, non lasciandoti gridare nemmeno: " Aiuto, mi stanno censurando.". Cosa che adesso puoi urlare, trasmettere, scrivere, comunicare. Tanto non c'è più nessuno in grado di comprendere e ascoltare. Quarant'anni fa le parole oltre a un suono, un respiro, una forza avevano anche un significato. Comunista voleva dire comunista. Fascista voleva dire fascista. Oggi c'è il "comunquista": comunista che dal Suv, con il megacellulare, fa telefonate di sinistra. E c'è il "fascistra": uomo di destra che quando parla con un cardinale diventa all'improvviso di sinistra. E poi quarant'anni fa, Dario, c'era il re e c'era il buffone, e ognuno faceva il suo. Oggi il re vuol fare tutto lui. Comunque Dario, io sono sempre sulla stradas dove mi hai insegnato a stare. Quello che da te ho imparato, ad altri adesso sto ad insegnare. Sono con una compagnia che recita D'ora in poi ( come sarebbe se fosse diverso?)... Sai, avrei potuto fare un monologo sul precariato, riempire i teatri e dividere con pochi. Mi è parso più giusto per quelle idee così dovermi comportare, dato che poi corre voce in giro - lo dico anch'io - che tra un pò il Mistero Buffo dovrei rifare. Per questo, ancor di più mi comporto così. E più ci penso, più credo che gli anni Settanta devono ancora cominciare.

Ora faccio la parte di Facchinetti - pardonnez moi - : sosteniamo e andiamo a vedere il buon teatro italiano!

sabato 17 ottobre 2009

Alice is lost in translation


I've gotta get over
I've gotta get over
I've got to get better
Will I love you forever?
I've gotta find genius
I've gotta get better
I've gotta stop smoking
I've gotta get better
Caramel Caramel...
Where is the magic?
I've gotta get better
Oh lord give me magic
I'll love you forever
I've gotta find mounts hill
And live by the mountains
I'll love you forever
You are...And you are...