giovedì 30 dicembre 2010

(siccome) ABBAIARE STANCA


,allora verrò a lanciarti sassi alla finestra. Così starò buona e in silenzio e omaggerò il libro di una mia nuova "amica" virtuale, che apprezzo molto pur non conoscendo affatto. Sarà che condivide l'opinione che ho di Stavrogin.
Ultimamente passo il tempo a cercare immagini, oltre che di Louis Garrel, anche di lupi. Ho una fissazione per i lupi, tant'è che quasi quasi me lo tatuo al posto della matrioska. Solo che mi dà l'idea di motociclista di Harley Davidson fermo a bere qualcosa di forte in uno sperduto bar di una sperduta cittadina americana di provincia. Che poi, voglio dire, magari anche io ci vado un giorno a bere qualcosa di forte in uno sperduto bar di una sperduta cittadina americana. Magari non con un' Harley Davidson, ma non è questo il punto.
Sono bellissimi i lupi, non trovate anche voi?

If you are so very good looking





"...Allora, ti farò scoprire la poesia. E tu mi farai scoprire la scultura. L'uno farà scoprire all'altra le cose che amiamo davvero. E' bellissimo vero?"

Succo al pompelmo


Bonne chance mon amì.
Quando ci incontreremo sarò senz'altro una persona diversa.
Ma chissà che la speranza di incontrarsi di nuovo, di incontrarsi, tra dieci glaciali inverni non ci porti nel frattempo lontano.
Bonne chance, mon amì.

E la prossima volta che decidi di fare una cosa del genere, prova, prova a cercare delle parole adeguate per dire Addio o Arrivederci.
Vic

domenica 26 dicembre 2010

SU QUEL DOLCE PROFILO DI PERSONA PER BENE CHE SEI


Mi avevi detto:
"Ritorno a casa presto",
ma son le quattro del mattino
e non so quante sigarette,
il telefono non squilla mai
e piccole dose di brandy.

Ma io ti aspetto sai.
Io ti aspetto
Ma io ti aspetto sai.
Io ti aspetto

Si leggon cose terribili
ogni giorno nei giornali,
alla tv non parlan d'altro.
Confesso di soffrire di paure
forse non giustificate.

Ma io ti aspetto sai.

IO TI ASPETTO

L'amore è una cosa così bella,
è una cosa così grande,
una notte d'angoscia non può che
diventare una carezza

su quel dolce profilo di persona per bene che sei.

giovedì 23 dicembre 2010

Last night I dreamt that somebody loved me



Penso che Morrissey sia lagnoso, noioso, maniaco con smanie suicida tipo la Wolf (Virginia). Vuole morire lui, andando addosso a un camion da dieci tonnellate. Nessuno gli dà mai quello che vuole e si lamenta, si lamenta, si lamenta, fino allo sfinimento, fino a che sa che è finita e ormai non fa nessuna differenza. Sì, questa notte gli ha aperto gli occhi e si è chiesto "Quanto presto è adesso?".
No, voglio dire, un tempo non lontano certamente ascoltavo gli Smiths (perdio, ovvio no?!), ora non sopporto neanche loro. La musica floscia. Morrissey è proprio un pò da, va bhè non lo posso dire. Il fatto è che ieri, tramite una mia amica, ho scoperto di non essere allineata con il resto delle tipologie giovanili. Problemi d'astri si capisce. Morrissey e le sue ***zo di canzoni lagnose ormai lo sono invece, sono profondamente convinta che ormai sia allineato perchè capita che qualcuno, in fondo del tutto ignorante in materia musicale, si creda essenzialmente e potenzialmente figo con una sua maglietta addosso e..., ma...Accipicchia che figata abnorme! E' allineato ormai, non c'è che dire. Allineatissimo, pianeti in congiunzione. Per non parlare poi di quelli che si tatuano le sue frasi, allegria portami via.
Comunque io non è che potrei parlare più di tanto, perchè fino a tre settimane fa lo ascoltavo. Adesso sto regredendo a suoni rozzi e rudi (...) e mi fa sinceramente cadere le viscere fino alle caviglie, ma si capisce che orde di morrissey-ani potrebbero rivoltarmisi contro, spararmi in faccia il loro ciuffo e picchiarmi con delicatezza blaterando "You have killed me, you have killed me!"
Niente, questo era quello che pensavo di Morrissey. Con rispetto, si capisce!

mercoledì 22 dicembre 2010

Germi


Ora che ci penso, ieri notte ho avuto un'intensa attività onirica. Cose assurde, questo ne sono sicura, però mi ricordo solo tre particolari: andavo in macchina a Formentera con mia zia ma in realtà non era Formentera, si capisce; lo staff di Virgin Radio faceva una riunione nel mio cesso, proprio lì, e entravano poi nella mia stanza mentre ancora dormivo con un pigiama rosso; mi battevo talmente strenuamente contro l'uccisione di un animale che alla fine mi sono decisa -sempre nel sogno- a diventare vegetariana perchè ormai era impensabile mangiare della carne. Non lo so.
Comunque, qualsiasi altra cosa abbia attraversato inconsciamente il mio cervello la scorsa notte, mi sono svegliata veramente di merda. Detestabile perchè era un periodo in cui mi sentivo straordinariamente e senza motivo euforica e in ottima disposizione d'animo. Invece oggi no. Chissà cos'altro ho sognato. Del resto poi per tutta la giornata non ho avuto voglia di far niente nè tanto meno vedere nessuno. La pioggia si è già sostituita volgarmente alla neve e io ho guardato su La5 l'ultima puntata di Dawson's creek. Gesù mio, ok, hanno deciso di far schiattare Jen, ma dovevano farle pronunciare anche quel terribile discorso strappa-lacrime da lasciare alla figlia di solo un anno?! Era proprio necessario?! Io non mi sono più ripresa. Così, in mezzo a tutto questo grigiore generale che più grigio di così c'è solo il grigio, mi sono messa in giardino accanto al mio cane. Il mio cane sta con noi da quando avevo 3 anni, ora ne ho 21 suonati, fate un pò voi i conti. Ho provato a chiedergli cosa lo faccia stare in vita così tanto, ma non rispondeva. Mi guardava solo con gli occhietti color nocciola teneri e ormai persi in un parallelo universo canino senza ritorno, tremando per il freddo. Ho preso una coperta e ho cercato di asciugarlo e riscaldarlo e poi, nulla, siamo rimasti lì seduti noi due, soli, in silenzio, per un pò e in fondo credo sia stato l'unico momento che abbia dato senso a questa altrimenti inspiegabile giornata.

Cosa penso di Morrissey lo dico la prossima volta.
Vic
the one who still believes that
Love is just around the corner,
but maybe the corner is miles away from here

sabato 18 dicembre 2010

TU NON GUARDARMI CON QUELLA TENEREZZA



Per riassumere, direi:
non sono generalmente interessata agli altri (bhè, s'intende, alcuni altri, non tutti, certo non tutti),
ma odio la solitudine.
Tra i propositi per l'anno nuovo ci metterei: visitare almeno un paese del Nord Europa che non sia l'Inghilterra.
Love, Vic

venerdì 17 dicembre 2010

giovedì 16 dicembre 2010

Siamo tutti usciti dall'enorme cappotto di Gogol


'Rus! 'Rus! Ti vedo, dalla mia meravigliosa, bellissima lontananza vedo te: sei povera, dispersa e inospitale; non hai arditi prodigi di natura coronati da arditi prodigi d'arte, che rallegrino o intimoriscano gli sguardi: città con molti palazzi dalle alte finestre, cresciuti nelle rocce, alberi pittoreschi ed edere cresciute nelle case, fra lo scroscio e il pulviscolo eterno delle cascate; il capo non si piega all'indietro per vedere massi di pietra che sopra di esso si innalzano senza fine sopra il cielo; non scintillano verso bui archi sovrapposti, avvolti da tralci di vite, d'edera e da miriadi di rose selvatiche, non scintillano attraverso di essi in lontananza le linee eterne di monti radiosi, che fuggono in limpidi cieli d'argento. Tutto in te è aperto, deserto e uniforme; come punti, come piccoli segni, modestamente spuntano in mezzo alle pianure le tue non alte città; nulla lusinga e incanta lo sguardo. E dunque quale forza incomprensibile, misteriosa, attira a te? Perchè echeggia e risuona senza tregua all'orecchio il tuo canto malinconico, che vola per tutta la sua lunghezza e ampiezza, da mare a mare? Che c'è in questa canzone? Che cosa chiama, e singhiozza, e stringe il cuore? Quali suoni baciano dolorosamente, e vogliono penetrare nell'anima, e si avviluppano intorno al mio cuore? Rus'! Che vuoi dunque da me? Quale legame incomprensibile si cela fra noi? Perchè mi guardi così, e perchè tutto ciò che è in te mi rivolge occhi pieni di attesa?... E ancora, pieno di perplessità, io resto immobile, e già sul mio capo incombe una nube minacciosa, gravida di piogge future, e il pensiero ammutolisce davanti alla tua vastità. Che cosa profetizza questa vastità sconfinata? Non deve nascere qui, in te, un'idea infinita, quando tu stessa sei senza fine? Non deve forse apparire qui un eroe favoloso, quando c'è spazio in cui possa agire liberamente e muoversi? E minacciosamente mi afferra la vastità possente, riflettendosi con forza tremenda nel mio profondo; i miei occhi sono illuminati da un potere sovrannaturale: oh! quale distesa fulgente, splendida, ignota alla terra! Rus'!

"Ferma, ferma, cretino!" gridava Cicikov a Selifan............

mercoledì 15 dicembre 2010

Nella forma dell' aubade


" In verità mi chiedo cosa facessimo
tu ed io prima di amarci. Fino ad allora non eravamo svezzati
ma, da poppanti, succhiavamo piaceri volgari, infantilmente?
O russavamo nella caverna dei sette dormienti?
Era così. Tranne questo, tutti i piaceri sono fantasia.
Se mai ho visto bellezza
che ho desiderato e posseduto, non è stato che un sogno di te.

Ed ora buon giorno alle nostre anime che si destano,
e non si scrutano l'un l'altra per paura,
poichè l'amore frena l'amore di qualsiasi altra vista
e fa di una piccola stanza un universo.
Siano pure andati gli esploratori per mare e in altri mondi,
abbiano le mappe mostrato ad altri mondi su mondi,
lascia che noi possediamo un mondo solo, ognuno ne ha uno, ed è uno.

Il mio volto nel tuo occhio, il tuo nel mio appare,
e i nostri cuori semplici e sinceri riposano sui volti:
dove trovare due emisferi migliori,
senza l'aspro Nord, senza il declinante Ovest?
Ciò che muore era fatto di parti non equamente commiste;
se i nostri due amori sono un amore solo oppure se tu ed io
amiamo in modo così uguale che nessuno dei due è in difetto, nessuno
di noi può morire."

The Good Morrow
John Donne

sabato 11 dicembre 2010

Better to reign in Hell, than serve in Heav'n


Milton - Un paradiso perduto

L'affascinante figura del ribelle, la gloria torbida, la tenebrosa maestà delle sue prime apparizioni. Il grande Satana in disfacimento ha ancora dei sussulti di grandezza. Quando l'angelo Ituriele lo scopre nel Paradiso Terrestre, e lo tocca con la sua lancia, egli si erge improvviso in tutta la sua statura, lo fronteggia con l'antica baldanza, una vampata d'incendio. Ma è l'ultimo guizzo.
Gli angeli hanno la meglio ed il superbo Satana dovrà adattarsi, d'ora in poi, a sgusciare furtivamente nell'Eden solo di notte, cercando di eludere la guardia degli angeli, per osservare gli animali e scegliere quello in cui è più conveniente celarsi.
Quando trova il serpente addormentato decide di entrare nel suo corpo, per compiere l'impresa contro l'Uomo, ha ancora una drammatica esitazione, nell'amara, lucida consapevolezza: "O folle precipitare! Io, che un tempo venni a contesa con gli dei, per sedere più in alto di loro, sono ora costretto in un animale; mischiato alle sue bave; imbestiato ed abbrutito io, che aspiravo alle vette del divino! Fin dove possono sprofondare l'ambizione e la vendetta?"

giovedì 9 dicembre 2010

Sport us while we may


Ti manca questo e quello.
A un certo punto non ti manca più.
E' così davvero, così.
Un pò come quando non sai bene definire qualcosa.
Complesso ed allusivo.
E allora succede che lo chiami 'originale'.

Manca poco tempo a Natale.


"Se davvero avessimo abbastanza spazio, e tempo,
allora questa timidezza, mia cara, non sarebbe un crimine".

Guardare al teatro



Come del resto non essere d’accordo con una visione della vita di impronta squisitamente teatrale quale predominava nell’età elisabettiana?!

La regine stessa arrivò a giustificare la propria regalità in termini teatrali, dichiarando che “noi principi stiamo su un palcoscenico, esposti alla vista e all’osservazione di tutto il mondo”.

La vita, una recita. Il palcoscenico, il mondo sociale in cui siamo gettati. Un tipo di analogia financo troppo elementare, ma spesso sfuggente nella realtà quotidiana.

Quanti esempi ci fornisce Shakespeare di questa concezione così intrinsecamente elisabettiana dell’esistenza: dalla famosa asserzione “Quando veniamo al mondo piangiamo perché siamo scaraventati su questo palcoscenico di matti”, alle parole, quasi bisbigliate con timore e reverenza dal mercante Antonio “Io tengo il mondo per quello che è, Graziano, un palcoscenico, dove ogni uomo deve recitare una parte, e la mia è triste”.

Uno degli aspetti sicuramente più affascinanti dello studiare quest’epoca è proprio questo: entrare in una dimensione dove il senso della vita fa rima con teatro. Londra è viva grazie soprattutto alle grandi opere drammaturgiche, ai teatri che vanno aprendosi sempre più numerosi, fino a raggiungere la decina prima della chiusura degli stessi.

Il teatro però coesisteva all’interno di una condizione storica che non aveva in realtà nulla di roseo. L’Inghilterra -Londra in primis- del sedicesimo secolo era una nazione dove il Rinascimento si sviluppa tra rivolgimenti religiosi e tentativi di portare a termine la formazione dello stato nazionale unitario. Guerra e violenza, insomma, la facevano da padrone, unite a fame, crisi delle campagne, aumento drastico della popolazione in pochi decenni, inflazione e crisi delle finanze statali: è in un simile contesto che Shakespeare va elaborando i grandi, e non solo, personaggi dei suoi drammi storici fino agli ultimi romances. E sono loro a incarnare quel pessimismo che era stato di Lutero, Calvino e infine dei loro eredi puritani: questi personaggi sanno che la politica esclude ogni considerazione morale in un mondo che è “guerra di tutti contro tutti”. Potrebbe esistere messaggio più attuale di questo?

In una società del genere, che ben poco ha da spartire con l’immagine di merry England a cui spesso con torto facciamo riferimento nella nostra mente, segnata dall’odio e dal fanatismo come poche altre nella storia moderna, affiorava quasi da sé una certa affinità, se non omogeneità, dell’arte con la vita quotidiana, il senso epocale del mondo come un grande teatro e del teatro come simbolo del mondo. Ecco come il teatro elisabettiano, che cresce e si sviluppa accentuando sempre di più la sua natura di industria redditizia, altro non è se non il frutto, o meglio la trasposizione in chiave spettacolare, delle dinamiche che muovono la storia di quegli anni.

Elisabetta I, politiche di controllo e censura a parte, fu tra le prime a difendere il nascente teatro dagli attacchi puritani e ad incoraggiarne la professionalizzazione.

E così esso prosperò –fino al 1642- passando da fenomeno relegato a marginalità sociale a qualcosa che ebbe una notevole influenza e importanza nella vita soprattutto dei londoners.

Il teatro fu essenzialmente anche un’industria, economicamente parlando, un’industria che produsse plays a migliaia, in massima parte scadenti, atte al puro e semplice intrattenimento.

Ma tra queste, una decina di scrittori si rivelarono dei geni e dei talenti in grado di tramutare un prodotto di consumo in una vera opera d’arte alta e complessa, riuscirono a porre l’età elisabettiana all’altezza dell’unico altro grande periodo di teatro nella storia europea: il V secolo greco.

Shakespeare, definito addirittura “un corvo venuto dal nulla che si fa bello con le nostre penne”, e con lui Marlowe, Jonson, Middleton, Webster, riuscirono ad imprimere alle loro materie di Britannia o di Francia, di Grecia o di Roma, d’Italia o d’Oriente, il proprio estro e intuito tragico o comico, portando la propria soggettività a coincidere con l’oggettività della mimesi drammatica.

I topoi diffusi nella letteratura del periodo, i luoghi comuni dell’epoca (l’uomo come cerniera dei due mondi, il contrasto tra apparenza e realtà, la gerarchia dell’essere e così via), quegli stessi in cui spesso è stato visto il messaggio di Shakespeare, s’incorporavano nei caratteri e diventavano parte funzionale del tutto che li trascendeva, sfaccettature lampeggianti un istante in una rappresentazione inesauribile del gran caleidoscopio dell’essere. Così i materiali e le fonti erano trasfigurati, con consapevolezza e anche per invasamento teatrale, nell’ostensione assoluta del dramma, forma principe dell’ambiguità e della coincidenza degli opposti.

E, si badi, senza che per fare questo gli autori di teatro avessero una loro particolare teoria, un metodo razionalizzato, una coscienza filosofica di quello che facevano: operavano più per principi non formulati, istintivi e inconsci, rivaleggiando coi modelli classici che scatenavano in loro un demone mimetico. A livello di consapevolezza, Shakespeare e gli altri, da empirici in tutto e per tutto, si accontentavano dell’idea corrente della mimesi fatta a fini morali, utile convenzione di mestiere che rispondeva all’attesa dei fruitori ed era bene accetta alle autorità: una falsa etichetta del prodotto culturale che è di tutti i tempi e che nulla aveva a che fare con lo spirito delle loro opere, e forse neanche con le convinzioni degli autori stessi, i quali probabilmente nello scrivere i loro copioni, pensavano di rappresentare la vita com’era e come la sentivano e basta, di dire la verità – e in questo trovavano la dignità e la sacralità del loro disprezzato mestiere.

Marlowe fu il primo scrittore a sorpassare gli schemi medievali, per aprirsi al dubbio, all’ambiguità: passare dalla tesi al problema, dal dimostrare al mostrare. Shakespeare poi porta rapidamente a maturazione la scrittura drammatica e, come fa lo spettro con Amleto, “viene a sconvolgere l’essere in noi, gonzi della natura, con pensieri oltre i limiti dell’umano”. Al punto che Kierkegaard, in Timore e tremore, ringrazia Shakespeare per essere stato “capace di esprimere tutto, assolutamente tutto, esattamente com’è”. E in verità, per quanto riguarda la scrittura teatrale, dopo di lui non c’è veramente nulla di nuovo.

mercoledì 8 dicembre 2010

Who will in fairest book of Nature show


E dire che non le importava neanche poi più di tanto di quello che pensava ora.
Arrossiva al ricordo di quello che poteva essere stato, ma non era quell'imbarazzo adulto appena percettibile. Era quella vampata furiosa, rosso che ti inonda il viso, tipico di un adolescente che si trova ad essere in uno stato di grande indisposizione e indigenza verso il mondo circostante.
Non le importava di certo quello che potesse pensare ora.
Poi cosa facesse, quale surrogato di ragazzina potesse portarsi a letto compiacente. Niente. La magia di un bacio tra i versi di una poesia era svanita da tempo.
Era solo un desiderio primitivo, viscerale, incontaminato e freddo come il marmo di fargli vedere quel suo piccolo mondo ora finalmente dischiuso. Di guardarlo in viso una volta per tutte. Guardarlo e dirgli: "Io non provo nulla, nulla, nulla!". Ecco, cosa voleva fare, le luci della città erano meravigliose da quelle enormi vetrate al diciassettesimo piano del Neutral Milk Hotel e lei finalmente sapeva cosa avrebbe fatto. Ovunque egli fosse e con chiunque fosse, l'avrebbe raggiunto e gli avrebbe detto: "Io non provo nulla, nulla, nulla!"

NEW YORK HERALD TRBUNE! NEW YORK HERALD TRIBUNE! NEW YORK HERALD TRIBUNE!

A little more stupid, a little more scared, every minute more...


Mi piacerebbe credere con trasporto al potere della Provvidenza.
E che Natale, una tazza di latte e due biscotti posati su un tavolo significassero sempre felicità.

Vic
Stasera mia piacerebbe essere altrove.

domenica 5 dicembre 2010

Smashing Pumpkins: I Need You Around

UNA DELLE CAVOLO DI COMBINAZIONI PIU' BELLE CHE ABBIA MAI TROVATO

Credere che in fondo si starebbe meglio in un'opera di Checov


Non fidatevi mai di chi vi dice "Sei mia!" mia, mia, mia, solo mia. Il possesso sta all'amore vero come la Russia sta al caldo tropicale. Uno che mi dice "sei mia" ha solo paura di stare male senza di me. Ma non che io possa stare male senza di lui... e sarà lo stesso carino -immagino- ma non è amore.

TRIGORIN: Può arrivare qualcuno. (L'aiuta ad alzarsi)
ARKADINA: Vengano pure, non mi vergogno del mio amore per te. (Gli bacia le mani). Tesoro mio, testa matta, tu vuoi fare il pazzo, ma io non voglio, non ti permetterò... (Ride).
Sei mio...sei mio... E questa fronte è mia, e gli occhi sono miei, e questi meravigliosi capelli di seta sono miei...Sei tutto mio. Hai tanto talento, sei intelligente, il migliore di tutti gli scrittori contemporanei, sei l'unica speranza della Russia... Hai tanta sincerità, modestia, freschezza, tanto sano umorismo... Riesci con un solo tratto a trasmettere i caratteri essenziali, fondamentali di un personaggio o di un paesaggio, gli uomini in te sono come vivi. Non ti si può leggere senza trasporto! Pensi che ti voglia adulare? Che io menta? Bene, guardami negli occhi...guarda...Ti sembro forse una bugiarda? Vedi, solo io ti so apprezzare; solo io ti dico la verità mio caro, meraviglioso...Verrai? Sì? Non mi abbandonerai?...

domenica 28 novembre 2010

poi carta lucida


Mostra di Doisneau alla galleria Forma a Milano. Ora è finita, ora ci sono esposti gli autoscatti di Martina Colombari, ma, tralasciando questo particolare, ci sono andata quella settimana in cui ho fatto tantissime cose, per la precisione il giorno stesso in cui sono andata al concerto dei National e il concerto dei National è qualcosa che uno si ricorda!
Ad ogni modo, non c'è verso che io quando vada a vedere una mostra non faccia la nerd con la mia moleskine e mi scriva qualcosa, mi appunti qualche frase che mi piace e che rimanga di ricordo.
Questa volta è toccata a questa, di Doisneau stesso: " Non mi sono mai chiesto perchè scattassi delle foto, in realtà la mia è una battaglia disperata contro l'idea che siamo tutti destinati a scomparire...sono deciso a impedire al tempo di scorrere. E' pura follia".
Ora, poco fa, stavo cercando delle foto riguardanti la Russia: parola chiave - russia, e dopo un lungo scorrere di immagini, ho trovato questa (quella su in alto) che mi è subito piaciuta in modo viscerale. Non so neanche, a dir la verità, se sia una fictional foto per così dire o qualcosa di reale; come, quando e dove sia stata scattata, ma in fondo poco importa.
E ogni volta che penso alla Russia e penso ai suoi boschi sconfinati mi sento come innamorata e rapita da uno sfarfallamento nello stomaco che risveglia quei brividi mistici e primitivi che l'occidente non possiede. Dérèglement de tous les sens.

Venerdì non è che sia stato proprio un bel nome!



Lunedì vado a vedere gli Wavves aka. Nathan Williams per lo più e sono contentissima e berrò tantissimo e non vedo l'ora di saltare quando inizierà a cantare "Laaaaugh, I bet you laaaugh, I bet you laugh right behind my back..I'm an idiot!"
Per il momento leggo/studio Robinson Crusoe invece. Ho appena fatto una mega apologia sul valore della cultura e surrogati, non dovrei dirlo, ma dico lo stesso che mi sta annoiando in maniera indicibile, non fosse altro per il fatto che facendo una lettura critica a riguardo, è comparsa mille volte la parola borghese. Per esempio: 'Defoe è sempre molto attento al suo pubblico borghese e di conseguenza quando vuol sottolineare la forma assai composta ed organizzata che il testo scritto deve assumere per acquisire il suo valore di comunicazione e, se stampato, di merce, fa riferimento ad una struttura espressiva come quella del diario, alla quale la pratica religiosa allenava costantemente il puritano e che era uno dei pochi libri ammesso nella sua casa' pfff; 'il tono serio di un esercitazione letteraria su una virtù conosciuta a scuola, il disprezzo dei beni del mondo, messa in bocca al mercante borghese (che ci comunica poi di averlo preso quel denaro), 'la classe borghese e il self-made man'.
Un romanzo che anzichè essere un avventuroso racconto per ragazzi, alla fin fine non fa altro che parlare di predestinazione e del fatto che con sete di denaro si apre la vicenda e con tanto denaro si chiude. Denaro, denaro, denaro e in Inghilterra era stata fondata la Bank of England. Mi spiace ma le mie papille gustative letterarie prediligono altro, i sonetti di Shakespeare, for instance, vanno già meglio.
Comunque gran testone il signor Crusoe, io sarei schiattata dopo un giorno.

I will never die, I'll go surfing in my mind!

sabato 27 novembre 2010

Sì come dice lo Filosofo nel principio de la Prima Filosofia, tutti li uomini naturalmente desiderano di sapere.




Per una volta vorrei essere completamente seria, per una delle poche cose per cui vale la pena di essere seri.
Venerdì si stava facendo lezione, letteratura inglese. Ebbene, il prof. ha esordito dicendo: "Sinceramente ragazzi mi trovo in serio imbarazzo a fare lezione in queste condizioni. Noi siamo qui, a leggere bellissime poesie di Keats e Wordsworth e fuori insorge sempre di più la protesta. E chissà per quanto ancora potremo andare avanti a studiare tutte queste cose, visto ciò che stanno facendo all'università. "
E ha continuato spiegandoci in che situazione versano i docenti, la scarsità degli stessi all'interno del sistema universitario, gli stipendi miseri o praticamente inesistenti della maggior parte dei ricercatori che tentano di inserirsi in modo stabile in quel mondo, la decadenza della qualità dell'insegnamento e dei programmi di studio proprio a causa di questi continui tagli ai fondi, tagli che costringono i professori a caricarsi di più corsi insieme in una volta, con la conseguente mancanza di tempo materiale per fare nuove ricerche e nuovi studi atti a preparare dei nuovi programmi avanzati più interessanti e stimolanti. Questo è quello che sta succedendo a un'università statale come la nostra: retrocedere a un livello quasi liceale per la mancanza di finanziamento e tutto ciò fa veramente accendere la rabbia come raramente è capitato prima. Succede poi che "i grandi e i potenti" si stupiscano se gli studenti insorgono, se decidono di passare la notte sul tetto della facoltà a meno cinque gradi, se si mettono a scalare il Colosseo e la Torre di Pisa, come se, provocati, non dovessimo reagire, dovessimo accettare muti e consenzienti che la signora Gelmini ci privi anche del diritto a una seria preparazione universitaria. E poi, poi ci tocca vedere in tv Emilio Fede che inneggia aspramente contro queste forme di estremismo chiaramente rosso, sottolineando come in un paese DEMOCRATICO come l'Italia queste forme di inciviltà siano inaccettabili, gli studenti andrebbero menati! (sì, effettivamente caro Fede sono stati menati, manganelli e violenza non sono stati risparmiati!)
Ebbene, di fronte a queste parole ignobili l'unica cosa che si può fare non è altro che andare avanti imperterriti: con le proteste, le manifestazioni, senza ascoltare quelli che le definiscono atti fini a sè stessi e privi di qualsiasi utilità, perchè, al contrario, sono di fatto l'unico mezzo che noi studenti possediamo per dimostrare che il signor Emilio Fede ha un concetto tutto suo di democrazia, che questa è la vera democrazia: stare insieme e condividere un credo e battersi per mantenerlo, non abbandoniamo del tutto la nostra coscienza di partecipare attivamente. La cultura è storicamente qualcosa di generalmente inviso al sistema costituito perchè insegna alle menti a pensare con la propria testa e a crearsi delle opinioni, cosa di cui le persone di potere farebbero volentieri a meno per ovvie ragioni. Così il signor Bondi prova a dire che la cultura è un optional, ma forse lo sarà per lui, forse vorrebbe che sia così, ma non lo è, è chiaro che non lo è: la cultura è pane e vita, vadano a leggersi il Convivio il signor Bondi e la signora Gelmini, se ancora non l'hanno fatto. L'italia sorge su queste pietre, di cultura e sapere che alcuni tra i più grandi intellettuali mai esistiti gettarono proprio qui, nel nostro paese, già a partire dalla seconda metà dell' XI secolo e non può far altro che arrabbiare, arrabbiare profondamente che adesso invece violentino così la cultura e la definiscano un optional. Diciamo che noi che di cultura viviamo, che amiamo dal profondo ciò che studiamo perchè pensiamo che sia uno dei pochi modi per imparare davvero a pensare in modo critico, cioè con capacità di discernere senza accettare tutte quelle demenze che ci lanciano addosso, bhè noi più che arrabbiati siamo proprio incazzati. Il signor Bondi dice che con la cultura non si mangia, io dico che seguendo i pensieri criminali del signor Bondi ci troveremmo a essere in mezzo a un popolo di scimmie e basta, allora sì che saranno finalmente contenti, con le scimmie!
Io preferisco leggere questi di pensieri:

di Dario Fo
LE UOVA DEL NUOVO '68
"Ne prenda atto e si rassegni chi ha paura della forza della parola e del gesto. Gli slogan urlati, le uova lanciate non partono dalla pancia. Hanno origine dalla testa. Torino, Milano, Bologna, Firenze, Roma, Palermo: gli studenti stanno protestando contro l'assassinio dei propri diritti con una consapevolezza che generazioni di loro predecessori avevano relegato ad un ricordo cristallizzato nelle foto in bianco e nero.
Occorre tornare al '68 per ritrovare una tensione positiva come quella avvertita in questi giorni. Ragazzi e ragazze sono di nuovo in piazza, con la parola "piazza" che fa tremare chi ha paura della democrazia e fa tirare un sospiro di sollievo e di speranza a chi ha l'intelligenza di leggere tra le righe. Quanto succede oggi è del tutto simile a quanto accadeva nel '68: i giovani ora salgono sui tetti, praticano forme di protesta che sono tate già adottate anche dagli operai. Gli studenti, soprattutto, ci ricordano che la politica ci ha disgustato, ma che non basta urlare. Loro lo hanno capito. Pensano, poi agiscono. Non li muove un risentimento meccanico, greve, viscerale, ma proveniente dall'area del razionale: è pensato, elaborato, è un gettarsi in una mischisa che è prima di tutto intellettuale.
Ed è un risentimento necessario: incarna l'impossibilità di rimanere fermi di fronte alla violenza e al grottesco di un governo che sta portando avanti il suo programma di distruzione scientifica del sapere. Ogni parola, ogni slogan, ogni uovo lanciato è un mattone fatto della stessa materia di cui è fatto il futuro: sono colpi di cazzuola e manciate di cemento a sostegno di un'istruzione da puntellare ad ogni costo perchè non crolli in un cumulo di macerie."

mercoledì 24 novembre 2010

Pathetic religion of sex and cryin'


Un tempo mi piaceva da morire Pete Doherty, nell'adolescenza. Una diavolo di stalker, con mille mila sue foto salvate sul pc.
Ad ogni modo, Pete Doherty capita nel mio discorso non perchè ora mi importi più di tanto di lui e di quale fine abbia fatto, ma semplicemente perchè ho pensato: poco tempo mi è rimasto per scrivere qui, tempo, voglia anche, ma non si può parlare proprio di voglia. C'era Pete Doherty, proprio lui per l'appunto, che diceva it's only blood from broken hearts that writes the words to every song.
E ora quel sangue lì, che mi piaccia o meno, si è rinsecchito e solo ora mi rendo conto dei miliardi di parole che ho speso per descriverlo quando era ancora nel suo rosso più vivo e quanto invece, divinamente inconscia, non gli abbia rivolto neanche la minima attenzione nel momento in cui la fonte si è esaurita. Anzi, è partita. A volte l'istinto è utile come la Bellezza per un cieco.
Non è che sia niente di straordinariamente positivo, niente di straordinariamente negativo, per ora a rigore non posso neanche chiamarla felicità, per ora non posso chiamarla niente e sicuramente non è il tempo ad avere qualche problema -lo diceva un qualche personaggio di Godard che ora non ricordo-!
C'era Pete Doherty, poi c'era Ferretti con il suo stato emotivo del non studio, non lavoro, non guardo la tv, non vado al cinema, non faccio sport. Ecco.
Almeno lui adesso ha trovato la fede.
vic
spiegazione di questo post è probabilmente in tanti tanti precedenti

domenica 21 novembre 2010

OH DIO LA NOUVELLE VAGUE


E QUANDO E' IL TEMPO IL PROBLEMA?

SIAMO STATI ABORTITI


Da parecchio ormai non scrivo cuàssopra. Il fatto è che ho avuto una settimana pazzesca, piena di cose fantastiche, irripetibili, meravigliose, accattivanti, acuminate e potrei proseguire oltre... non fosse altro che per il concerto dei National del 16 novembre all'Alcatraz! Pazzesco sul serio, tanto che mi spiace un sacco per chi non c'era, mi spiace ancora di più per chi non conosce o non ama i National, ma si capisce che ognuno fa le sue personali scelte di vita. A tal proposito poi, venerdì sono andata alla Fnac a vedere Vasco Brondi che presentava il suo nuovo cd. Per il momento chiamiamola felicità. Per il momento.
E in modo confuso (dico confuso perchè, poverino, avrà anche tante qualità questo ragazzo -tra cui l'essere emiliano- ma non brilla certo di capacità oratoria) ha detto varie cose, confesso che era difficile cavare fuori un qualche concetto preciso e conciso da quella matassa, però mi è piaciuto il suo insulto a Eros Ramazzotti. Mi è piaciuto perchè ormai sarà anche chiaro che io sono una che il mondo spesso le sta sulle palle e deve criticarlo e certamente in questo caso Eros Ramazzotti era, se mi è permesso dirlo, una sorta di correlativo oggettivo alla Montale di tutta la feccia musicale italiana e non. Ecco, l'intervistatore (peraltro un montato che ha tirato fuori tutte quelle domande da fighetto giornalista niente a che vedere con il precedente incontro assistito da Philopat, celeberrimo autore di Costretti a sanguinare) chiede "Questo disco è stato definito sicuramente più politico del precedente, è così?" e lui tra "va bhè", "cioè", "insomma", ha fatto capire qualcosa del genere: che la politica in senso stretto è parlare di niente, evitare appena possibile gli accenni alle cose che veramente contano facendo continue digressioni sul nulla e in questo senso lui in fondo non è un musicista molto politico mentre Eros Ramazzotti, lui sì cazzo che è politico!
Le solite cose, i soliti frammenti vascobrondiani tra crocefissi appesi ai colli e treni di periferia e, sinceramente, all'inizio questa cosa mi disturbava alquanto perchè, diamine, non puoi fare un secondo cd che è praticamente identico al primo. Ora invece apprezzo la scelta. Il motivo è che fondamentalmente il messaggio che ha dato è questo "Io faccio solo quel cazzo che mi piace, quelle canzoni sono io, sono ciò che mi viene naturale, non vado a inventarmi chissà quali strategie di mercato per vendere di più o per stupire la critica, neanche le major quasi arrivano a tanto, io neanche so se ci voglio creare davvero una carriera attorno a questo". Con quella giusta punta di disprezzo di fronte a detrattori spesso troppo prevedibili e scontati e un'assoluta e incontaminata onestà e purezza. Soprattutto questo davvero! mi ha colpito la sincerità con cui ha detto queste cose, che in fondo sono già state ripetute da altri mille mille volte: del tipo "Io non mi vendo", ma in realtà non ci crede nessuno. Quindi alla fine sono uscita pensando semplicemente "Bravo, hai fatto bene a fare quel diavolo che volevi!". Sono uscita anche senza comprare il cd nuovo, ma solo perchè non avevo soldi, lo farò presto. E poi i suoi frammenti vascobrondiani così simpaticamente presi per il culo un pò da chiunque -me compresa nell'ultimo periodo- sentiti cantare dal vivo fanno il loro sporco effetto. Come dicono quelli di "Indie intellectual chic mod col cardigan" (boh penso di non aver detto proprio in ordine tutte le parti), che del resto sono quasi sicura odino Vasco Brondi e proprio per questo li cito qui: fottesega. Spero non mi querelino per averli citati.
Ci terrei anche a parlare di altre coinvolgenti avventure, come quella volta che Matt Berninger, ormai in totale balia del suo vino, decise di lanciarsi sulla transenna e cantarci "I'm Mr. November, I won't fuck us over" a un palmo di naso, facendoci venire quasi un infarto per l'emozione come cinquantenni in menopausa che vanno al concerto del cantante più politico italiano per la prima volta nella loro vita, ma il tempo è tiranno. Mi duole dirlo, ma ho ancora una carriera scolastica intrapresa e che prima o poi dovrò anche portare a termine, per non dare un dispiacere ai miei genitori.
Vic (Beckham)

PS: "E' entrato dentro qualcosa che è più grande di lui".

mercoledì 3 novembre 2010

Non si lascia mai niente senza titolo


Ho trovato una nuova inclinazione, artistica si capisce: il thè Lipton in bustine piramidali alla vaniglia e caramello.

"Pensiero cinico; ma un'elevata mentalità favorisce talvolta, se non altro per la sua complessità di sviluppo, l'inclinazione ai pensieri cinici. Stepan Trofimovich prese ad approfondire maggiormente la cosa, ed ebbe l'impressione che stesse proprio così."

Poi ho pensato, sorseggiando per appunto il thè distesa sul letto arancione coi fiorellini ricamati a lato spossata dalla febbre -che mancava solo quella- che in fondo dovrebbe proprio essere così: che un amico ti sta accanto nei momenti difficili, capisce quando c'è qualcosa che non funziona e desidera per questo aiutarti, ma non è quello per cui sei in un momento difficile...anche in quinta elementare ero in grado di elaborare pensieri più elevati. ma per quello dico di capire l'impossibilità di certe ecc.
Ah, James Joyce!
Comunque scusate, ho la febbre!

(nella foto: Amour et barbelés, Robert Doisneau 1944)

martedì 2 novembre 2010

LE IMMAGINI INCOLLATE INSIEME DI UN SOGNO CHE SI RICORDA A SPEZZONI E CHE SI CHIAMA:YOU'RE SO F. NAIVE E HA UNA SUA COLONNA SONORA


Tutto questo sembra così strano e irreale (pensai). Ti dico:" Il pensiero rapisce al sonno il riposo, perdo tempo senza di te, ma tanto con te non ci si sta comunque. Ho fatto mille promesse che devo mantenere, le loro ragioni non riescono a starmi in testa. Normale. Che lo capiscano."
Mi fa male la schiena a star seduta troppo tempo qui dietro e la pelle ha un profumo strano. Inviteresti pure il diavolo per non sentire più qualcuno che ti dica "non parliamone più, è meglio", non è vero?! Hai letto David Grossman e adesso senti anche tu il coltello e inizi a delirare nella speranza che qualcuno arrivi lì, non è vero?!
Fuori piove, piove, il cielo è grigio sempre e nel frattempo non ho un gatto peloso da accarezzare.
Sto diventando vecchia a star seduta qua dietro. "In realtà nessuno mi ha detto che doveva andarmi bene. Mi sono stancata. "
Non faccio altro che attaccare post-it in tutta la casa, l'ultimo diceva di preparare le focaccine per la riunione di condominio di domani anche se la vicina mi sta sul cazzo. Non faccio altro che ascoltare musica sperando che le parole che ascolto significhino poi veramente qualcosa, non faccio altro che diventare musica io stessa, sono un do minore adesso e poi, e poi, e poi "Ma che fine vuoi che faccia, sul serio?! Non raggiungerò mai la neutralità agognata, mai. .. Ma chi te l'ha messo in testa poi che doveva essere così?!"
La rabbia che prende a pugni il mio stomaco. Ma non sentirò le ferite, non sentirò i tagli. Voglio così tanto che tu apra i tuoi occhi. Dimmelo che lo farai. "Io non ci posso far niente, te lo giuro."Svegliati, esci, corri via da questi bugiardi, loro non capiscono niente. Prendi la mia mano, dita nelle dita. Dimmi che.

Poi ci si sveglia all'improvviso e pensi: cazzo, questo devo scrivermelo
Siamo fatti della stessa materia dei sogni: noi miseri umani, Shakespeare che l'ha detto quindi è legittimo e l'Alfa Romeo Giulietta che senza cuore sarebbe solo una macchina.
Keep dreaming and your dreams will be dreaming you soon.
VIC
(nella foto: robert doisneau 'at the cafe, chez fraysse. rue de seine, paris', 1958)


domenica 24 ottobre 2010

CIGARETTE SMOKER = FIONA


Credo di essere completamente sconvolta dalla realtà.
Diciamocelo: io non vivo tanto spesso nella realtà, mentalmente parlando. Ma accade, ahimè, che ogni tanto la Realtà, ora personificata in suprema Signora del Male, si risenta di questa mia assenza e allora viene e inizia a scuotermi violentemente, ce l'ha con me e mi lascia in queste condizioni pietose di annebbiamento/stordimento, un pò come quando ti tirano un pugno di quelli forti (non che io ne abbia mai ricevuto uno, ma suppongo).
Ho bisogno di trovare qualche sconosciuto, assolutamente sconosciuto, a cui raccontare questa cosa.
Secondo Hermann Hesse questo sarebbe il momento di leggere Dostoevskij (se qualcuno ha letto il saggio di Hermann Hesse sull'Idiota capirà il perchè). E' il momento, cazzo, non potrebbe esserci circostanza migliore.
La realtà penetra con veleno. diretto all'aorta.
Non lo so, mi verrebbe da chiamare in causa l'intera schiera di dei che abitano l'Olimpo per questi mesi. Tutti, quei fottuti bastardi, che mi diano almeno un antidoto.

Cos'è successo a complicarmi così le cose?
a) mi è morto il gatto che si chiamava Zeus
b) la mia migliore amica mi ha rubato il ragazzo che mi piaceva che si chiamava Hermes
c) mi sono rotta una gamba mentre ero intenta a festeggiare il dio Bacco
d) altro

Vi dirò solo che...
Al diavolo, neanche scrivere qui è un antidoto.
Gli dei non centrano niente.



venerdì 22 ottobre 2010

IL MIO MAESTRO pt.1


C'è un saggio di Hermann Hesse su Dostoevskij che io trovo fantastico.
Eccone una parte:

"Il borghese che legge Delitto e Castigo e che, steso sul canapè, attinge a questo mondo spettrale un brivido piacevole, non è il vero lettore di Dostoevskij, come non lo è il dotto e il raffinato che ammira la psicologia dei suoi romanzi e scrive buoni saggi sulla sua Weltanschauung. Dobbiamo leggere Dostoevskij quando ci sentiamo a terra, quando abbiamo sofferto sino ai limiti del tollerabile e tutta la vita ci duole come un'unica piaga bruciante e cocente, quando respiriamo la disperazione e siamo morti di mille morti sconsolate. Allora, nel momento in cui - soli e paralizzati in mezzo allo squallore - volgiamo lo sguardo alla vita e non la comprendiamo nella sua splendida, selvaggia crudeltà e non ne vogliamo più sapere, allora, ecco, siamo maturi per la musica di questo terribile e magnifico poeta."

SORROW MORROW CALLOW ARROW MARROW

Merda!

giovedì 21 ottobre 2010

MY FAIR LADY


" Vedo che questa lettera mi sta portando dove non intendevo arrivare. Non volevo litigare con te. Non volevo discutere. Fa così male. Speravo di essere più equilibrata nei tuoi confronti ma quando mi rivolgo a te, e tu non ci sei, risuona ancora in me quella voce, il senso di offesa, la nostalgia di un'occasione perduta. Mi interromperò qui. Non sono disposta a sentirmi parlare in questo modo ( e non sono ancora capace, purtroppo, di cancellare quello che provo per te)".

CHE TU SIA PER ME IL COLTELLO
David Grossman

Ce l'ha lui dalla parte del manico.
Lo consiglio per chi ha perso qualcosa. Magari lo ritrova.

martedì 19 ottobre 2010

TRAVEL. WORLD. LET'S GO!



Mi piace terribilmente fotografare piccoli momenti di vita quotidiana. Quando le persone si svegliano al mattino e si preparano il caffè è uno dei migliori. Io che mi sveglio al mattino dopo che il piumone ha a lungo lottato per tenermi con sè (il piumone, nient'altro...-.-), metto la moka sul fuoco e intanto canticchio insieme a Mr. E in sottofondo, quello che per me assomiglia a Dio.
In questi momenti mi sembra tutto abbastanza piacevole e, soprattutto, accettabile. Va bene.
Poi che capiti quel che deve capitare.

LOVE, VIC

"I like the way this is going
I dont care about the past,
none of it was made to last,
it's not what who you've known,
but who you're knowing,

I like the way this is going
I like the way this is going"

ps: la prima immagine: è poco realistica

lunedì 18 ottobre 2010

VIVA I NATIONAL, DAVVERO!


Citazione (non ho il testo davanti ai miei occhi, ma dovrebbe essere proprio così):
"Spero che le tue canzoni ti portino lontano.
E io invece volevo starti vicino".

E' un po' come quando gli altri mi vengono a dire:
"Io credo che da oggi puoi dire fine". (cit.)
E io invece volevo scrivere PRIMO CAPITOLO.

[...]

Oggi ho scoperto che mi piacciono i National. Molto anche.


NON TI PUOI IMMAGINARE DI QUANTE ALLUSIONI A TE IL MONDO SIA PIENO.
E a me, non va più di tanto questa cosa. Sinceramente mi fa proprio paura.
Gli altoparlanti del mio stereo trasmettono i National oggi.
Poi ho pensato quanto siamo più o meno tutti troppo megalomani. Vediamo scritto qualcosa e pensiamo subito sia diretto a noi, solo che il 90% delle volte non è proprio così.

vic

GOODBYE LENIN!





Di nuovo. Oggi mi sento troppo nerd, l'ho già detto. Ho la testa che vortica in questi giorni, sul serio. Ho troppo, troppo, troppo. troppe idee. Mia sorella mi ha consigliato di chiedere a mio padre di procurarmi un pezzo di marmo e iniziare a scolpire. Potrei anche farlo volendo. Certo. Prendo il mio pezzo di marmo, inizio a vagare per le foreste tedesche (proprio le foreste tedesche devono essere) e intanto scolpisco. Faccio il Boccadoro della situazione insomma e Boccadoro non viene fuori da qualche film porno di bassa schiatta, è il Boccadoro di Narciso e Boccadoro by Hermann Hesse tanto per intenderci. Ma non lo so, però brucia.
Avete presente "I prigioni" di Michelangelo? Splendidi nel ricordare in quale condizione ci si ritrova a lungo andare.
Domani non ho voglia di andare all'università, in realtà per qualche strano motivo, non ho voglia neanche di andare a Milano. Per qualche strano motivo ho voglia di restare a cullarmi qui nel mio paesino, nelle mie montagne, vedere i visi dei miei genitori, bermi una tazza di tè con il mio cane moribondo accanto, svegliarmi presto e fare una passeggiata al lago con una giacca di qualche taglia più grande della mia. Cose così, ma non confondermi nell'alienazione della città. E credo sarà esattamente quello che farò.
Dev'esserci stata qualche strana scossa perchè le cornici dei quadri in salotto erano appese tutte storte.

1) Comunque boh, io credo che esistano poche melodie più squisitamente sublimi dell'intro di Nude. Thom Yorke è un genio e mi piacerebbe tanto conoscere sua moglie Rachel.

2) Maratone sulle tue arterie, sulle diramazioni autostradali. sui lavori in corso. solo per farti venire.
Ma venire in che senso?

3) Con la magia che mi sale su per tutta la schiena, per favore, ti prego, potresti leggere la mia mente?!

Ho voglia di qualcosa e di qualcuno da chiamare veramente "casa".

vic

domenica 17 ottobre 2010

sono nata per regalarti un cottage in Svezia


lascio in giro ovunque pezzi di carta che parlano di te. carboncino o inchiostro che ti ricordino.
perchè non so descriverti meglio se non entro consonanti ruvide spezzate, linee distorte rovesciate che solo a un certo punto si incontrano.
non so descriverti meglio delle frasi in cui ti racchiudo per non perderti del tutto. sul frigorifero della cucina, a coprire le crepe del soffitto, sullo specchio del bagno con il rossetto rosso. cercami sotto il materasso.
posso affittarti una galleria d'arte? voglio che ti guardino senza poterti toccare.
posso affittarti una città bellissima solo per noi? affittarti un pomeriggio che sà di tè alla vaniglia e un amore che Prèvert ne arrossirebbe. voglio che ci guardino senza poterci toccare.

vic

sabato 16 ottobre 2010

A tre anni volevo fare il cuoco, a cinque volevo già essere Napoleone.




Vorrei riferire quanto sia stato bello, edificante, illuminante, gratificante, generalmente -ante ecc. andare a vedere la mostra di Dalì a Palazzo Reale. Vorrei. Esprimere a parole quell'incredibile lavoro che lui fece con pennelli, colori, palle di pelo e quant'altro. Si prodigano già i libri di storia dell'arte in questo, con le loro parole difficili e l'ipotassi. Vorrei, e per lui è tanto semplice, figuratevi che basta una sola parola: genio.
Dalì era un geniaccio e lo era per i suoi quadri, per ogni suo gesto, per la sua casa, per i suoi baffi, per il modo in cui articolava parole, per le sue parole, un afflato di genio che lo circondava tutto e circondava il suo mondo fatto di oggetti strambi come la tomba-look-a-like nella quale riposava, di fronte all'altare della madonna. Era un genio perchè nelle interviste citava Rimbaud e Rimbaud è stato uno dei più geni di tutti, insieme a Raffaello per esempio, e ci vuole anche del genio per riconoscere che Rimbaud e la storia del ritorno al grembo, alla madre era veramente geniale...e aveva 17 anni, roba che poi ti senti un fallito.
Comunque...
Per non parlare dei titoli. I titoli delle sue opere: DUE PEZZI DI PANE ESPRIMONO IL SENTIMENTO DELL'AMORE e lì i pezzi di pane, VENERE DI MILO CON CASSETTI, LA PIETA' ECO-GEOLOGICA, LUCE CRIMINALMENTE MALINCONICA DI UN SOLE AL TRAMONTO e via di seguito. Titoli geniali che quasi mi sarebbe bastata la targhetta con scritto il titolo dell'opera per rimanere soddisfatta.
E' bello perchè paghi sette euro circa, però poi è come se ti trovassi sul serio in un sogno: ciò che Dalì faceva era sfruttare tutte le irregolarità percettive dei nostri sensi o deformare la percezione stessa creando immagini che si componevano-scomponevano una nell'altra, deformava gli oggetti fino a rendere il senso del loro essere labile come i confini di un sogno, accostava l'inaccostabile, poneva una bambina minuscola che salta la corda in un enorme tela dove a regnare è il blu, l'azzurro e una totale mancanza della dimensione del tempo o dello spazio quale la possa avere un uomo d'affari che lavora a Cordusio.
Nella realtà ci sforziamo, per quanto è possibile, di non lasciare che troppa ambiguità ci renda poco credibili, lui costringeva lo spettatore a essere ambiguo, a pensare con ambiguità, a farsi cullare dalla stessa. ritrovare così il surreale.
Lui diceva che anche i sogni possono fungere da soggiorno, e un pò c'è da credergli.

"La scoperta delle immagini invisibili era scritta nel mio destino. Vedere le immagini prendere una forma sempre più precisa quando fissavo le macchie di umidità di un vecchio muro costituì uno dei miei giochi preferiti e più avvincenti della mia infanzia. Potevo vedere tutte le cose...tanto è prolifica la fonte delle visioni paranoiche"
SALVADOR DALì
IO NON SONO PAZZO

"Dalla Rivoluzione francese si è sviluppata la viziosa tendenza rincretinente a pensare che i geni (a parte la loro opera) siano degli esseri umani più o meno simili in tutto al resto dei comuni mortali. Ciò è falso. E se ciò è falso per me che sono, nella nostra epoca, il genio dalla spiritualità più vasta, un vero genio moderno, è ancora più falso per i geni che incarnarono l'apogeo del Rinascimento, come Raffaello genio quasi divino. Questo libro testimonierà che la vita quotidiana di un genio, il suo sonno, la sua digestione, le sue estasi, le sue unghie, i suoi raffreddori, il suo sangue, la sua vita e la sua morte sono essenzialmente differenti da quelli della restante umanità."
SALVADOR DALì
DIARIO DI UN GENIO

"Il mio obiettivo?
Sistematizzare la confusione
e contribuire all'assoluto discredito
del mondo reale".

(nell'immagine: Salvador Dalì con sua moglie Gala; Battaglia tra le nuvole)

VIC




venerdì 15 ottobre 2010

BUONANOTTE, VIAGGIA BENE





Non mi viene in mente niente di interessante da scrivere, cazzo. anche perchè poi l'ispirazione non conosce via e non conosce movimento, esiste in modo istantaneo, presenzia in modo instantaneo, un pò come faceva Dio, quando a catechismo mi spiegavano che aleggiava sulle acque, era tutto buio e lui aleggiava, col barbone e vestito di bianco, stava lì, e poi è successo tutto il casino che è successo: l'Eden, i serpenti, la città di Babilonia, Nerone che incendia i cristiani, le streghe sui roghi, Hitler che odia gli ebrei e Woody Allen che è un ebreo represso.e poi anche io, che sono qui a scrivere che non so cosa scrivere. Indi, potrei evitare di farlo. Solo che è venerdì sera e non mi va di uscire per tre motivi essenziali:
1. Me ne potrebbe fregare di meno ora come ora di finire a un qualche party dove c'è gente del tipo che si mette i crocefissi al collo e poi dice 'minchia io sono ateo, ma mi metto il crocefisso al collo perchè è trasgressivo e io me ne frego un po' di tutto', folle di beoti che fanno a gara per chi si concia peggio per essere alternativi risultando poi un assemblaggio di umanità molto alternativamente tutta uguale agli altri e trovano compiacimento in questo. trovano compiacimento nel citare Charles Bukowski affinchè li legittimi. Vabbè fate pure. Mi state tutti sulle palle, sappiatelo, quasi quanto i fashion bloggers. e poi sto continuando a citare continuamente la storia di 'Dio', che sinceramente io mi figuro uguale a Mr.E cantante degli Eels. Ah, questi rotti in culo mi stanno ancora più sulle palle perchè poi intasano la home page di Fb con mille album con mille foto (sempre tutte uguali chiaramente) dove fanno vedere come si divertono, mentre a me FB serve per controllare la situazione.
2. Avevo pensato di infilarmi i miei guanti di gomma gialla e pulire la cucina.
3. Ieri sera si è usciti, no. Dopo una settimana di vecchietudine dentro passata a rimandare ogni sera il varco della porta di casa perchè: "No, zero, cioè io sono troppo stanca, l'università mi distrugge. Dai, domani, va bene?! Baci baci", ieri sera sì è partiti con il piede giusto "Andiamo in birreria a Corvetto, fighissima, finalmente beviamo bla bla bla, siamo a Milano cazzo, non usciamo mai bla bla bla". Bhè un finale tutto da intuire: non abbiamo fatto in tempo a mangiare una pizza che tutta la poesia era scomparsa, i reumatismi sono tornati, si è sfoderata la copertina e in men che non si dica sul tavolo della cucina si stava giocando a scopa e io, non essendo mai stata un'arguta giocatrice di carte, anzi, mai stata una giocatrice di carte del tutto, mi sono ritrovata stesa sul divano con un bicchiere di nuovo cocktail pampero-sprite a guardare chi ha incastrato Peter Pan, peraltro sbavando come una povera vecchietta arrapata quale mi sento dentro all'entrata in scena di Riccardo Scamarcio. "Scamarciooo, perchè tu piaci tanto alle donne?" Eh, bambino te lo dico io perchè. Comunque vabbè, questo è stato il momento più eccitante della serata: vedere Scamarcio all'interno di un programma tipicamente medio-borghese per me che ho un blog che si chiama come si chiama. ah-ah-ah. capita.
capita, solo che tutto ciò messo insieme mi ha inibito dall'uscire anche questa sera, appuntamento con lo sgrassatore Chante Clair, tanto...
Sì, ma da settimana prossima si cambia. Siamo a Milano, cazzo. quindi
domenica sera programmone: Step Up 3D al cinema e, nel dubbio, io mi metto un crocefisso al collo.
Buonanotte e tanti cari venerdì sera eccitanti a voi.
E' bello avere vent'anni, anzi ventuno.

domenica 10 ottobre 2010

FLASH DELIRIUM. PRIMA O POI CI SI ARRIVA

le ragioni sono tutte corse via. il sentimento non l'ha mai fatto.
oh sì, sono molto intelligente, molto intelligente, molto intelligente...
occhi rossi, occhi gonfi di chi ha guardato veramente. MontaLE.
altri che non capiscono, qualsiasi altro.
"sei troppo semplice nel ragionare"
non, calendari pieni di crocette di illusioni di speranze
non, trovarsi a fare quattro chiacchere con la realtà
non, lo sforzo di ogni atomo, ogni atomo a cui mancherà
e le chiacchere, quello che poi ti vengono a dire
...a niente
neanche a un avvicinamento vicino e sussurato
vellutato, alla ciliegia
solo a un omicidio di parole
sono triste.
controllore, non mi guardi in viso per favore.
controllore!

domenica 3 ottobre 2010

C'ERA UNA VOLTA E C'E' ANCORA

Colpisce questa forza prorompente, questo bisogno di narrazione che si afferma anche in opere che programmaticamente rifiutano quasi la narrazione sentendola come finzione, poco autentica, falsificante, obbediente a regole pericolose di abbellimento del racconto, creazione di attesa e suspense, gusto della sorpresa e del facile scioglimento di nodi che, di solito, nella vita autentica restano molto più a lungo aggrovigliati. La storia della letteratura della modernità è ricca di rifiuti della narrazione, di esperimenti per frammentarla, mascherarla, mostrarne i meccanismi e le facili lusinghe. E però, dopo tante sentenze capitali o dichiarazioni di morte presunta, che hanno percorso quasi tutte le avanguardie del Novecento, il racconto e il romanzo hanno fatto continuamente ritorno. Un grande biologo americano, da poco scomparso, Stephen Jay Gould, ha sostenuto con convinzione che il bisogno di raccontare fa parte della natura stessa dell'uomo:
Siamo creature che raccontano storie; la nostra specie avrebbero dovuta chiamarla Homo narrator (o forse Homo mendax per riconoscere l'aspetto fuorviante che c'è nella narrazione di storie) anzichè con il termine spesso non appropriato di Homo sapiens. La modalità narrativa ci riesce naturale, come uno stile per organizzare pensieri e idee.
Non molto diverso il parere di un altro studioso americano molto noto, il pedagogista Jerome Bruner, il quale ha sostenuto che raccontare storie su di noi stessi e sugli altri è "la maniera più precoce e naturale con cui noi uomini organizziamo la nostra esperienza e le nostre esperienze"; "gli esseri umani danno un significato al mondo raccontando storie su di esso".

da Guida breve allo studio della letteratura
Remo Ceserani

Lode alla scrittura nei secoli dei secoli, amen.


domenica 26 settembre 2010

STOP THE WORLD AND MELT WITH YOU. YES, I'D LIKE TO.






Già l'altro giorno mentre ho aspettato per ore in quella coda infinita per consegnare due fogli a uno sportello Cidis (I love burocrazia!), stavo leggendo il giornale ed ero ferma alle notizie stupide, cioè più che stupide c'è da dire che -ancora non ne capisco il motivo- ma a volte i giornalisti si sentono in dovere di pubblicare almeno un articolo al giorno in cui vengano riportati i risultati di ricerche scientifiche che vanno a confermare cose assolutamente ovvie, che tutti già sanno e che di certo non hanno bisogno di chissà quale conferma ottenuta magari sfruttando nei laboratori dei poveri topini indifesi, bhè comunque, la notiziona del giorno era che i ritmi da vita d'ufficio fanno male alla salute e vanno controllati per evitare di aumentare il già alto tasso di decessi per malattie cardiache. Una pausa dopo l'altra: caffè seguito da sigaretta = infarto. Ovvio! ma mica da scherzarci sopra. Soprattutto quando sono ben consapevole di essere una tempesta di caffeina e non so cos'altro, checcazzo. Così sono iniziate a venirmi le paranoie, già ce le avevo prima per essere la numero 144 della fila ed essere solo al 46 nel conteggio, poi la lettura del suddetto articolo mi ha sconvolto l'animo e il mio cervello ha iniziato a turbinare: oddio mi mancano ancora ventimila esami per passare l'anno, sono indietro come una lumaca particolarmente lenta, sto sprecando tempo preziosissimo in questo lurido buco, caffeina = vita, caffeina non posso dirti addio, la notte mi servi, caffeina io ti voglio bene ecc.ecc. e, Gesù, miracolo che non mi sia venuto lì per lì l'infarto, per tirarmi sù il morale poi sono dovuta andare dal mio amico barista portoricano a farmi un caffè doppio.
Insomma che tutto questo era per dire che conduco uno stile di vita poco salubre, non mi sono mica tatuata A'rebours dietro la schiena per niente! speriamo solo di arrivare sani e salvi almeno nel 2012 e assistere così all'Apocalisse che ci spazzerà via tutti. mmm. E' che oggi sono in tema di cattiva salute, non mi si leva dal gulliver. Difatti avevo iniziato a scrivere qua sopra fondamentalmente per sostenere che lo studio e la passione verso le humanae litterae è nocivo, è meraviglioso è nocivo, una luccicante arma a doppio taglio e generalmente di questo non ti avvertono mai con preavviso. E' la forma di masochismo più sottilmente mascherata che io conosca, CHE IO CONOSCA, perchè poi che ne so per te cosa diavolo possa essere. Però ci tenevo a dire questo
che per chi ama, per chi ama davvero, la letteratura è l'alfa e l'omega e dentro a questo segmento si consuma tutta la sua magia.

PS: Chiaramente, una volta arrivati al numero 144, una signora frustrata peggio di me mi dice con fare cagnesco che ho dimenticato di precisare il mio trasferimento di corso interno avvenuto nell'anno bla bla bla e sono pregata di tornare la prossima settimana.
Sìììì signora, non vedo l'ora!
vic