domenica 10 gennaio 2010

CONTROCORRENTE. Detto più finemente in francese: A'rebours

Parliamo di cultura, visto che non si può sempre parlare di cuori sotto sfratto. Se amate il 'controcorrente' style, enjoy it. Ripescato dall'introduzione alla mia tesina liceale, tempi d'oro.

La seconda metà dell'800, a 'fin de siecle', ha portato con sè un'atmosfera irripetibile di sensazioni esotiche e tepori misticheggianti, che partivano proprio da quello che era il malessere di vivere di una società, o meglio di un'elitè di artisti, ormai esasperata di essere illusa dalle utopiche promesse della ragione.
Sul piano letterario Baudelaire aveva costituito il culmine massimo della parola che riesce a esprimere in modo assolutamente suggestivo tale condizione di 'spleen'. Nelle sue liriche sembra non esservi alcuna morale: descrive brutalmente le emozioni, anche quelle più oscure e torbide, trova nell' alcol e nella droga le privilegiate vie di evasione da una realtà prigioniera, ma soprattutto svela la nostalgica bellezza sottesa a un tale modo di accostarsi alla vita, che tanto ha scandalizzato il pubblico perbenista dell'epoca. Egli insieme scopre in questa sorta di superficialità artificiale di un mondo illusorio uno dei pochi modi possibili per combattere un' altra superficialità ben più radicata, quella dell'ipocrisia della vita quotidiana borghese. Queste e altre caratteristiche della sua produzione letteraria lo hanno portato a essere considerato - a buona ragione - il padre dei 'poetes maudits' (nonostante il termine sia stato coniato per la prima volta da Verlaine solo nel 1884, nella sua antologia di poesie), il poeta maledetto per eccellenza: è da lui che Verlaine, Rimbaud e Mallarmè prenderanno le mosse.
Si trattava, e si tratta tuttora, di una letteratura elitaria, quasi antidemocratica, una concezione vagamente aristocratica di pensiero, che non poteva certo riuscire facilmente gradita alle 'grandi masse', ancora rigidamente legate ai cosiddetti valori assoluti, fantasmi della tradizione. Il messaggio che i maudits volevano annunciare era sovversivo, volevano urlare l'inquietudine di una società che sta cambiando, ma ancora non sa sostenere il peso del cambiamento e si sforza di continuare a sorridere ( cfr. 'L'annuncio della morte di Dio' Nietzsche). Volevano, insomma, decantare la decadenza, ma non importava loro farlo tramite gli schemi tradizionali della ragione -positivisti- o tramite un oggettiva e capillare analisi della realtà -naturalisti- : la tradizione era la loro peste e la ribellione il loro credo.
Allusioni auliche nelle loro opere, riferimenti colti e difficilmente comprensibili erano modi per denunciare l'assurdità delle azioni, dei comuni schemi di pensiero dello stile di vita borghese, a cui era attribuito tanto peso. Significativa a questo proposito un'opera di Arthur Rimbaud (1854-1891): 'Ce qu'on dit au poete a propus de fleurs', in cui si parla appunto di fiori, emblematicamente. Essi simboleggiano, secondo il giovane Rimbaud, tutto quello che, sulla terra, è traccia di un assoluto che a noi manca, i fiori sono essenza, e quasi a nudo, del niente del mondo sensibile e favoriscono in noi quella conoscenza dell'essere che, in sè, può venire detta la poesia. Parlando di fiori è come se volesse dire: " Ecco, guardate, vi parlo di semplici fiori! Ma questi fiori non hanno forse la stessa valenza che voi attribuite alle vostre metafisiche e alle vostre retoriche?". Un passaggio sottile e difficile da carpire nella sua interezza.
Era un messaggio forte per l'epoca quello che si stava portando avanti, ciò è indiscutibile. Ma del resto quelli erano gli stessi anni circa in cui Heidegger e poi Nietzsche affermavano "Dio è morto!" e con lui l'impianto dei grandi valori, a favore di un radicale relativismo che degenera a volte in puro nichilismo.
Perse le coordinate orientative della realtà, la dimensione del simbolo diventa l'unico modo di attingere, per lo meno in modo intuitivo, ad essa.
E così il simbolismo e con esso la ricerca estetica, si assurgono a ossatura stessa delle opere degli artisti cosiddetti decadenti, trasportando il lettore in suggestive atmosfere oniriche e 'sovraumane'. Un esempio paradigmatico, un affresco chiaro e delineato di un simile atteggiamento ci è fornito anche nella narrativa, soprattutto grazie al romanzo del francese Joris-Karl Huysmans 'A'rebours', dove il protagonista, il giovane aristocratico Des Esseintes, incarna la tipica figura del dandy, da cui il nostro D'Annunzio, nel costruire il personaggio di Andrea Sperelli, non eviterà di prendere diversi spunti e come lui, quasi in un processo a catena, Wilde con Dorian Gray, il protagonista del celeberrimo romanzo 'Il ritratto di Dorian Gray'. Tristemente noto attualmente anche per il sfortunato remake cinematografico che ne hanno voluto fare e qui chiudo.
Monique

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