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domenica 10 aprile 2011

"Scrivetegli"




Sgusci via da tutto, paure, sentimenti, desideri: li custodisci, come abiti smessi, nell'armadio di una sconosciuta saggezza, e di un'isperata pace. Riesci a capirmi? Riesci a capire come tutto questo - sia bello?

[...]

E' un modo di perdere tutto, per tutto trovare.

Se riesci a capire tutto questo, mi crederai quando ti dico che mi è impossibile pensare al futuro. Il futuro è un'idea che si è staccata da me. Non è importante. Non significa più nulla. Non ho più occhi per vederlo. Ne parli così spesso, nelle tue lettere. Io faccio fatica a ricordarmi cosa vuol dire. Futuro. Il mio, è già tutto qui, e adesso. Il mio sarà la quiete di un tempo immobile, che collezionerà istanti da posare uno sull'altro, come se fossero uno solo.

[...]

C'è un uomo, in questa locanda, che ha un buffo nome e studia dove finisce il mare. In questi giorni, mentre ti aspettavo, gli ho raccontato di noi e di come avessi paura del tuo arrivo e insieme voglia che tu arrivassi. E' un uomo buono e paziente. Mi stava ad ascoltare. E un giorno mi ha detto: "Scrivetegli". Lui dice che scrivere a qualcuno è l'unico modo di aspettarlo senza farsi del male. E io ti ho scritto. Tutto quello che ho dentro di me l'ho messo in questa lettera. Lui dice, l'uomo con il nome buffo, che tu capirai. Dice che la leggerai, poi uscirai sulla spiaggia e camminando sulla riva del mare ripenserai a tutto, e capirai. Durerà un'ora o un giorno, non importa. Ma alla fine tornerai alla locanda. Lui dice che salirai le scale, aprirai la mia porta e senza dirmi nulla mi prenderai fra le braccia e mi bacerai.

Lo so che sembra sciocco. Ma mi piacerebbe succedesse davvero. E' un bel modo di perdersi, perdersi uno nelle braccia dell'altra.

Niente potrà rubarmi il ricordo di quando, con tutta me stessa, ero la

tua Ann


da OCEANO MARE

ALESSANDRO BARICCO

venerdì 11 giugno 2010

Nostalgia, nostalgia canaglia che ti prende proprio quando non vuoi


"Come glielo dici, a un uomo così, che adesso sono io che voglio insegnargli una cosa e tra le sue carezze voglio fargli capire che il destino non è una catena ma un volo, e se solo ancora avesse voglia davvero di vivere lo potrebbe fare, e se solo avesse voglia davvero di me potrebbe riavere mille notti come questa invece di quell'unica, orribile, a cui va incontro, solo perché lei lo aspetta, la notte orrenda, e da anni lo chiama. "

lunedì 31 maggio 2010

MOpe part.2


... un'intera notte passata a restituirsi la vita, l'un l'altra, con le labbra e con le mani, una ragazzina che non ha visto nulla e un uomo che ha visto troppo, uno dentro l'altra - ogni palmo di pelle è un viaggio, di scoperta, di ritorno - nella bocca di Adams a sentire il sapore del mondo, sul seno di Elisewin a dimenticarlo - nel grembo di quella notte stravolta, nera burrasca, lapilli di schiuma nel buio, onde come cataste franate, rumore, sonore folate, furiose di suono e velocità, lanciate sul pelo del mare, nei nervi del mondo, oceano mare, colosso che gronda, stravolto - sospiri, sospiri nella gola di Elisewin - velluto che vola - sospiri ad ogni passo nuovo in quel mondo che valica monti mai visti e laghi di forme impensabili - sul ventre di Adams il peso bianco di quella ragazzina che dondola musiche mute - chi l'avrebbe mai detto che baciando gli occhi di un uomo si possa vedere così lontano - accarezzando le gambe di una ragazzina si possa correre così veloci e fuggire - fuggire da tutto - vedere lontano - venivano dai due più lontani estremi della vita, questo è stupefacente, da pensare che mai si sarebbero sfiorati, se non attraversando da capo a piedi l'universo, e invece nemmeno si erano dovuti cercare, questo è incredibile, e tutto il difficile era stato solo riconoscersi, riconoscersi, una cosa di un attimo, il primo sguardo e già lo sapevano, questo è meraviglioso - questo continuerebbero a raccontare nelle terre di Carewall, perchè nessuno possa dimenticare che non si è mai lontani abbastanza per trovarsi, mai - lontani abbastanza - per trovarsi -.
*
...forse il mondo è una ferita e qualcuno la sta riconducendo in quei due corpi che si mescolano - e nemmeno è amore, questo è stupefacente, ma è mani, e pelle, labbra, stupore, sesso, sapore - tristezza, forse - perfino tristezza - desiderio - quando lo racconteranno non diranno la parola amore - mille parole diranno, taceranno amore - tace tutto, intorno.
*
E' la musica che è difficile, questa è la verità, è la musica che è difficile da trovare, per dirselo, lì così vicini, la musica e i gesti, per sciogliere la pena, quando proprio non c'è più nulla da fare, la musica giusta perchè sia una danza, in qualche modo, e non uno strappo quell'andarsene, quello scivolare via, verso la vita e lontano dalla vita, strano pendolo dell'anima, slavifico e assassino, a saperlo danzare farebbe meno male, e per questo gli amanti, tutti, cercano quella musica, in quel momento, dentro le parole, sulla polvere dei gesti, e sanno che, ad averne il coraggio, solo il silenzio lo sarebbe, musica, esatta musica, un largo silenzio amoroso, radura del commiato e stanco lago che infine cola nel palmo di una piccola melodia, imparata da sempre, da cantare sotto voce.

domenica 30 maggio 2010

MOpe


Dentro il mare. C'era da non crederlo. L'appestato e putrido mare, ricettacolo di orrori, e antropofago mostro abissale - antico e pagano- da sempre temuto e adesso, d'improvviso
t'invitano, come a una passeggiata, ti ordinano, perchè è una cura, ti spingono con implacabile cortesia
dentro il mare. E' la cura alla moda, ormai. Mare preferibilmente freddo e fortemente salino e mosso, giachcè l'onda fa parte integrante della cura, per ciò che di temibile porta con sè, tecnicamente da superare e moralmente da dominare, in una sfida paurosa, a ben pensarci, paurosa. Tutto nella certezza - diciamo nella convinzione - che il grande grembo marino possa spezzare l'involucro della malattia, riattivare i canali della vita, moltiplicare il salvifico secernere delle ghinadole centrali e periferiche
linimento ideali per idrofobi, malinconici, impotenti, anemici, solitari, malvagi, invidiosi,
e pazzi. Come il pazzo che portarono, a Brixton, sotto lo sguardo impermeabile di dottori e scienziati, e immerso di forza nell'acqua gelata, squassata dalle onde, e poi tirato fuori e, misurate reazioni e controreazioni, di nuovo immerso, con la forza, beninteso,
otto gradi centigradi, la testa sotto l'acqua, lui che riemerge come un urlo e la forza animale con cui si libera di infermieri e addetti vari, tutti nuotatori esperti, ma non serve a nulla contro il cieco furore dell'animale, che scappa- scappa - correndo nell'acqua, nudo, e gridando il furore di quella pena micidiale, la vergogna, il terrore. Tutta la spiaggia gelata dal turbamento, mentre quell'animale corre e corre, e le donne, da lontano, girano lo sguardo, benchè certo vorrebbero vedere, eccome vorrebbero vedere, la bestia e la sua corsa, e, diciamolo, la sua nudità, proprio quella, la sconnessa nudità che brancola nel mare, addirittura bella in quella luce grigia, di una bellezza che perfora anni di santa educazione e colleggi e rossori e dritta va dove deve andare, su per i nervi di timide donne che nel segreto di gonne enormi e candide
le donne. Il mare sembrava, tutto d'un tratto, averle aspettate da sempre. A credere ai medici, stava lì, da millenni, perfezionandosi pazientemente, nell'unico preciso intento di offrirsi come unguento miracoloso da offrire alle loro pene, dell'animo e del corpo. Così come andavano ripetendo in salotti impeccabili, a mariti e padri impeccabili, gli impeccabili dottori, sorseggiando tè, e misurando le parole, per spiegare, con paradossale cortesia, che lo schifo del mare, e lo choc, e il terrore, era, in vero, serafica cura, per sterilità anoressie, sfinimenti nervosi, menopause, sovraeccitazioni, inquietudini, insonnie. Ideale esperienza per sanare i turbamenti della giovinezza e preparare alla fatica dei muliebri doveri.