mercoledì 30 settembre 2009
You got me so I can't sleep at night cantavano i Kinks
Un' ultima osservazione prima di andare a dormire. Sì, dormire certo: ho provato il Sedivitax, che è questa tisana dal nome un pò inquietante con dentro non so quali erbe la cui confezione promette di garantirti un sonno tranquillo e riposante, te lo giuro, su di me ha un effetto caffeinizzante quindi l'ho lasciato perdere. Poi sono passata alla Valeriana, ma ho rischiato di intossicarmi con la pasticca, non so come diavolo le hanno confezionate, ma evidentemente non dovevo ingoiare anche il cosino di plastica, cosa volete, la demenza! Così ho pensato che era meglio non dormire piuttosto che morire di soffocamento e anche lei è stata accantonata. Ora non vorrei ritrovarmi in verde età a dover assumere gocce di Lexotan, perciò finchè non passa questo periodo funesto, che và e viene come l'onda del mare, ho deciso di seguire l'esempio del mio idolo del caffè Hag che dice che arriva la sera quando scrivere diventa un piacere e caffè hag è stata una grande scoperta, hag me to bed! Ed eccomi qui sulla panchina, fuori al freddo e computer alla mano, mi manca solo un gatto dal pelo soffice che mi si strusci sulle gambe, provvederò anche a quello. Avevo chiamato un mio intervento recente Attualità e fatalità, fatalità ce l'ho messo a caso perchè suonavano bene insieme le due parole, poi però mi è capitata davvero una fatalità e ho pensato 'oh la fatalità'....quando dicesi essere sulla stessa lunghezza d'onda! Così prossimamente parlerò di Plutarco e del suo volumetto che si chiama 'Il fato e la superstizione',ahahah ^^
Capisco come chi non ha veramente dei problemi possa appoggiare ciecamente un uomo che promette di risolverli, tanto che lo faccia o meno resta loro quasi del tutto indifferente. Sono, platonicamente parlando, nella loro confortante caverna e non è un loro desiderio rendersi più critici o consapevoli provando ad uscire alla luce del sole. Questo è quanto. Questa mattina guardavo Omnibus su La7 e un tizio -pardonnez moi ma proprio non ricordo il nome- ha fatto un'osservazione credo intelligente, su cui non avevo mai riflettuto. Il Pdl ha scelto demagogicamente di chiamarsi popolo e non partito: partito è un luogo chiuso, dove circolano certe idee circoscritte , il successore del cosidetto gabinetto; scegliere invece la denominazione popolo implica volersi riconoscere una totalità onnicomprensiva e di conseguenza porsi come l'unica voce possibile, senza neanche creare la potenzialità di una concorrenza. Bhè io credo che questo la dica lunga su come ideologicamente si stia portando avanti un tipo di propaganda tipica dei regimi totalitaristi, non che questo sia un regime totalitarista perchè quelli sono stati ben peggio come la storia ci insegna, tuttavia è innegabile che le radici si inseriscano su quel terreno. E in conclusione chiamarsi popolo della libertà mi suona tanto come una presa per il culo quant'è vero che 2+2=4, la libertà dov'è? Un' illustre tradizione di pensatori ha provato a dare una risposta a questo quesito tanto irrisolvibile, il nostro caro Pdl, per fare prima, vorrebbe fare un drastico taglio sul campo delle scelte, così si elimina la possibilià di arbitrio, così non si ha più un oggetto su cui esercitare la propria libertà e la libertà sono loro! bello...Liberté, egalité, fraternité
martedì 29 settembre 2009
Cristo, ma quelli che pubblicano post con scritto "Tanti auguri presidente!" e la sua faccia da culo sorridente di lato, ci credono veramente? E gli amici "Mi piace, mi piace"... ma che cazzo ti piace? Che compia un passo di più verso il raggiungimento della saggezza senile in modo da governare il nostro paese con sempre più stile?! Credono veramente che Silvio sia lo zio da chiamare in caso di problemi, credono che arrivi vestito da superman a suonare al loro campanello, gli stringa la mano con un fotografo al seguito per immortalare il momento? Credono veramente alle sue parole quando dice "Lo Stato è vostro amico" e poi sorride compiaciuto? Ma lo sapete vero che Babbo Natale non esiste e neanche la Befana!!!
lunedì 28 settembre 2009
Attualità e fatalità
Il ritiro delle truppe dall'Afghanistan. Mentre il Pd sta più a destra di Bossi, per quanto riguarda Berlusconi non si capisce bene che opinione abbia in proposito, come su ogni questione seria del resto. Intanto scherza con i giornalisti: "Sono tutti invidiosi!" (gli oppositori), cosa è veramente importante? Essere in grado di arrivare a 70 anni passati e mantenere intatto un fascino da Casanova, lui le donne le conquista con lo charmè, non con i soldi. In Rai ormai le nomine le fa solo lui, il pluralismo esiste ancora, eccome! Tutto è fiction in televisione, anche quello che non dovrebbe esserlo: cosa scegliere tra 'L'onore e il rispetto' e 'Porta a porta'? Mah, suppergiù è lo stesso e qualsiasi coscia è ben più importante di qualsiasi altra cosa. Il popolo implora: 'Panem et circenses' e l'imperatore li accontenta. Lo squallore. L'abisso. Woody Allen nel suo ultimo film gioca con il concetto di 'genio', sfruttato, abusato: mettiti un paio di occhiali e farai parte della cerchia degli eletti anche tu. Domani allora mi metto un paio di occhiali, poi vado in edicola e compro il nuovo giornale di Marco Travaglio e farò l'intellettuale anch'io. Proprio adesso che abbiamo bisogno di così tanta Verità per riportare le cose al loro giusto ordine naturale. E il piccolo Brunetta? Lui afferma: "Ho sempre sognato di poter trasformare l'Italia" e una voce fuori campo: "Il destino della Terra di Mezzo è nelle mani di un hobbit!" (Blob)
I macachi, il paradiso incontaminato, dove sono che ci vado?!
I macachi, il paradiso incontaminato, dove sono che ci vado?!
venerdì 25 settembre 2009
Ad ogni costo, Vasco Rossi che tu sia censurato!
Io amo i Radiohead checcazzo. E non perchè conosco due canzoni estrapolate dagli album più orecchiabili che hanno inciso, ma perchè quasi ogni singola parola presente nei testi scritti da Thom Yorke nasconde tutto un dedalo di significati con innumerevoli rimandi ad autori della letteratura di classe A come George Orwell o Douglas Adams, senza citare tutto il suo impegno profuso verso temi strettamente attuali quali la politica, la questione ambientale e vattelapesca (molto Catcher in the rye ^^), ma adesso non voglio sembrare dannatamente retorica facendolo passare per il paladino delle balene, dicevo questo solo per tenere presente che quando si parla di Radiohead (cito più che altro Thom perchè fondamentalmente è lui il solo parolaio magico, a parte qualche eccezione) si parla di un gruppo con un certo spessore e sentire il loro nome accostato a quello di Vasco Rossi, mi fa venire un pò di Nausea, tanto per restare fedeli al luogo su cui sto scrivendo. Più che altro, nel caso particolare, sentire che Vasco Rossi ha inciso una cover di Creep!, storico debut single della band di Oxford, risalente ormai al lontano 1992 o '93, non ricordo con precisione, comunque quelli erano gli anni. E io, se vi interessa saperlo, ne avevo 3 o 4 ^^. Comunque, iniziamo dal titolo, Creep vs. Ad ogni costo. No, Vasco no, non ci siamo, forse è meglio se continui a cercare un senso a questa vita, a questa voglia e a questa storia...ma perchè 'creep' è un termine che conserva una certa pregnanza di significato; to creep significa, tra le varie cose, essere alla deriva, strisciare, era un termine che agli inizi degli anni '90 aveva un certo un senso in quanto era il portavoce di quello stato di spleen che immediatamente ci viene in mente pensando a Kurt Cobain e alle sue canzoni, infatti, destino vuole: 1989, Negative Creep, presente in The Bleach. Pochi disperati versi, ma altrettanto disperatamente chiari: This is out of our range and grown, this is getting to be drone! I'm a negative creep and I'm stoned!
Significa arrivare ad un punto dove il significato di ogni cosa che ci circonda sembra sfumare in un universo parallelo verso il quale ci è negato l'accesso, significa non trovare più valore nelle cose che si fanno, ritrovarsi drone e quindi dimenticare se stessi con le droghe, autocommiserarsi, e il modo migliore per farlo sarà per Kurt Cobain come per Yorke attraverso i versi di una stramaledettissima canzone. Ma in primis bisogna porre una netta linea di separazione tra i due casi: Cobain e Yorke centrano come la zuppa con il pan bagnato direbbe la Ventura ^^, ok scusate questa breve digressione, ma la sostanza è quella: Yorke non non può essere imprigionato certo nell'archetipo della rock star maledetta, che si droga e ha mille donne, non lui, da sempre fedele alla sua Rachel e diffidente verso quel tipo di mondo e sinceramente non so neanche se a quell'altezza al giovane letterato di Oxford potessero interessare Kurt Cobain e i suoi mille problemi esistenziali che lo condussero dove tutti ben sappiamo. A proposito esiste un interessante frammento di un'intervista rilasciata da Yorke che dice: "Avevo qualche problema a essere uomo negli anni Novanta. D'altra parte, ogni uomo sensibile o cosciente del mistero della femminilità dovrebbe avere problemi, in generale. Essere virili senza sembrare un rozzo musicista hard rock è difficile...non so, è una cosa che si legge nella musica che scriviamo: non effeminata, ma tutt'altro che brutale nella sua arroganza. Ecco, è una delle cose che cerco sempre: affermarmi come una persona sensuale e negarla alla disperata, subito dopo." Certo è che i Nirvana fanno parte della storia e certi mood vengono percepiti e immaganizzati in modo a volte del tutto inconsapevole, quindi era difficile eludere quest'orizzonte di inadeguatezza verso l'esistenza, così com'era difficile, per uno studente di lettere, non curarsi di quanto Baudelaire aveva scritto nei suoi fiori del male. Solo che nella Creep firmata da Yorke tutta questa commiserazione è trasfigurata sotto forma di 'pena d'amore', tanto struggente che quasi quasi mi viene da pensare che il ragazzetto volesse un pò prenderci in giro: I don't care if it hurts, I wanna have control, I want a perfect body...You're so fuckin' special. Effettivamente più che Baudelaire, sembra Dante stilnovista che descrive la sua Beatrice, spinto da questo suo irrefrenabile amore assoluto e disinteressato, lontano da ogni forma di concretezza o contingenza, chissà che Thom non abbia pensato proprio a questo quando tra i primi versi ritroviamo You're just like an angel, your skin makes me cry. Effettivamente non è che era poi così tanto 'creep' come dice. Ma torniamo a Vasco Rossi e al suo titolo: 'Ad ogni costo', bhè più o meno l'impatto e le osservazioni da fare sono le stesse, voi cosa ne dite?! Ad ogni costo aka 'Diamo tutti i soldi che vuole all'inglese per pagargli i diritti della sua canzone'. Adesso, io no voglio stare qui a criticarlo a priori presupponendo che ogni canzone debba avere chissà quale presupposto filosofico-letterario per essere definita bella, per carità, sai che inevitabile rompimento di palle se così fosse, mai prendersi troppo sul serio, tuttavia vorrei che Vasco avendo la volontà di fare una cover di una canzone che nel bene o nel male (poi spiegherò perchè nel male) è diventata una sorta di manifesto generazionale, tenga presente di aver fatto un pò la figura se non del creep, del jerk. Dai, lui che canta "Guarda che lo so, che gli occhi cha hai non sono sinceri neanche quando ti svegli na-na-na tanto è lo stesso, soffro anche spesso", rima compresa, non ci restituisce le stesse emozioni, Creep era diventata una sorta di baluardo da urlare a squarciagola per ogni momento in cui ci sente schifosamente inadeguati, in cui sentiamo il cuore implodere, come se cantando quelle parole potessimo esserne in qualche modo confortati e con Vasco Rossi non funziona allo stesso modo, ma questo rimane sempre il mio punto di vista, ad ogni modo. E Creep del resto è rimasta così impressa nell'immaginario comune, soprattutto appena dopo la sua uscita, da rischiare di essere come una prigione da cui la band faticava ad uscire. Nel senso che inevitabilmente ha finito per intrappolare Yorke nello stereotipo del cantante depresso e frignone, quasi un portavoce di tutti gli 'sfigati' che si sentivano come lui, quando invece risulterà essere ben altro il suo canzoniere. E' proprio per questo motivo che lui e il gruppo si rifiutarono di suonarla dal vivo nell'arco di anni dal 1998 al 2006, arrivando addirittura a chiamarla in privato 'crap' cioè merda, detto in poche parole. Ora, alla luce di questo aneddoto, io arrivo a sperare che Yorke si sia accordato con il Vasco tanto amato dagli italiani perchè-è-un-grande-poeta (sì, T.S.Eliot!!!) e gli abbia permesso di farne una cover, proprio perchè si tratta di una canzone che a loro rimarrà sempre cara, in quanto li ha consacrati al successo, tuttavia che rappresenta anche, fin dagli esordi della loro carriera, una sorta di alone dal quale volevano fuggire. In realtà penso che le questioni commerciali/economiche abbiano ben più peso in questo gioco, ma cosa volete, io rimango un' eterna innamorata dell' art for art's sake!
Significa arrivare ad un punto dove il significato di ogni cosa che ci circonda sembra sfumare in un universo parallelo verso il quale ci è negato l'accesso, significa non trovare più valore nelle cose che si fanno, ritrovarsi drone e quindi dimenticare se stessi con le droghe, autocommiserarsi, e il modo migliore per farlo sarà per Kurt Cobain come per Yorke attraverso i versi di una stramaledettissima canzone. Ma in primis bisogna porre una netta linea di separazione tra i due casi: Cobain e Yorke centrano come la zuppa con il pan bagnato direbbe la Ventura ^^, ok scusate questa breve digressione, ma la sostanza è quella: Yorke non non può essere imprigionato certo nell'archetipo della rock star maledetta, che si droga e ha mille donne, non lui, da sempre fedele alla sua Rachel e diffidente verso quel tipo di mondo e sinceramente non so neanche se a quell'altezza al giovane letterato di Oxford potessero interessare Kurt Cobain e i suoi mille problemi esistenziali che lo condussero dove tutti ben sappiamo. A proposito esiste un interessante frammento di un'intervista rilasciata da Yorke che dice: "Avevo qualche problema a essere uomo negli anni Novanta. D'altra parte, ogni uomo sensibile o cosciente del mistero della femminilità dovrebbe avere problemi, in generale. Essere virili senza sembrare un rozzo musicista hard rock è difficile...non so, è una cosa che si legge nella musica che scriviamo: non effeminata, ma tutt'altro che brutale nella sua arroganza. Ecco, è una delle cose che cerco sempre: affermarmi come una persona sensuale e negarla alla disperata, subito dopo." Certo è che i Nirvana fanno parte della storia e certi mood vengono percepiti e immaganizzati in modo a volte del tutto inconsapevole, quindi era difficile eludere quest'orizzonte di inadeguatezza verso l'esistenza, così com'era difficile, per uno studente di lettere, non curarsi di quanto Baudelaire aveva scritto nei suoi fiori del male. Solo che nella Creep firmata da Yorke tutta questa commiserazione è trasfigurata sotto forma di 'pena d'amore', tanto struggente che quasi quasi mi viene da pensare che il ragazzetto volesse un pò prenderci in giro: I don't care if it hurts, I wanna have control, I want a perfect body...You're so fuckin' special. Effettivamente più che Baudelaire, sembra Dante stilnovista che descrive la sua Beatrice, spinto da questo suo irrefrenabile amore assoluto e disinteressato, lontano da ogni forma di concretezza o contingenza, chissà che Thom non abbia pensato proprio a questo quando tra i primi versi ritroviamo You're just like an angel, your skin makes me cry. Effettivamente non è che era poi così tanto 'creep' come dice. Ma torniamo a Vasco Rossi e al suo titolo: 'Ad ogni costo', bhè più o meno l'impatto e le osservazioni da fare sono le stesse, voi cosa ne dite?! Ad ogni costo aka 'Diamo tutti i soldi che vuole all'inglese per pagargli i diritti della sua canzone'. Adesso, io no voglio stare qui a criticarlo a priori presupponendo che ogni canzone debba avere chissà quale presupposto filosofico-letterario per essere definita bella, per carità, sai che inevitabile rompimento di palle se così fosse, mai prendersi troppo sul serio, tuttavia vorrei che Vasco avendo la volontà di fare una cover di una canzone che nel bene o nel male (poi spiegherò perchè nel male) è diventata una sorta di manifesto generazionale, tenga presente di aver fatto un pò la figura se non del creep, del jerk. Dai, lui che canta "Guarda che lo so, che gli occhi cha hai non sono sinceri neanche quando ti svegli na-na-na tanto è lo stesso, soffro anche spesso", rima compresa, non ci restituisce le stesse emozioni, Creep era diventata una sorta di baluardo da urlare a squarciagola per ogni momento in cui ci sente schifosamente inadeguati, in cui sentiamo il cuore implodere, come se cantando quelle parole potessimo esserne in qualche modo confortati e con Vasco Rossi non funziona allo stesso modo, ma questo rimane sempre il mio punto di vista, ad ogni modo. E Creep del resto è rimasta così impressa nell'immaginario comune, soprattutto appena dopo la sua uscita, da rischiare di essere come una prigione da cui la band faticava ad uscire. Nel senso che inevitabilmente ha finito per intrappolare Yorke nello stereotipo del cantante depresso e frignone, quasi un portavoce di tutti gli 'sfigati' che si sentivano come lui, quando invece risulterà essere ben altro il suo canzoniere. E' proprio per questo motivo che lui e il gruppo si rifiutarono di suonarla dal vivo nell'arco di anni dal 1998 al 2006, arrivando addirittura a chiamarla in privato 'crap' cioè merda, detto in poche parole. Ora, alla luce di questo aneddoto, io arrivo a sperare che Yorke si sia accordato con il Vasco tanto amato dagli italiani perchè-è-un-grande-poeta (sì, T.S.Eliot!!!) e gli abbia permesso di farne una cover, proprio perchè si tratta di una canzone che a loro rimarrà sempre cara, in quanto li ha consacrati al successo, tuttavia che rappresenta anche, fin dagli esordi della loro carriera, una sorta di alone dal quale volevano fuggire. In realtà penso che le questioni commerciali/economiche abbiano ben più peso in questo gioco, ma cosa volete, io rimango un' eterna innamorata dell' art for art's sake!
DARLING, I'M DOWN AND LONELY
Ruzena era ancora molto agitata, il pensiero dell'incontro le dava la tremarella. Non riusciva più in alcun modo a immaginarsi Klìma. Che aspetto aveva, come sorrideva, come si comportava? Del loro unico incontro le era rimasto solo un vaghissimo ricordo. Le colleghe l'avevano riempita di domande sul conto del trombettista, volevano sapere che tipo era, cosa diceva, com'era senza niente addosso, come faceva l'amore. Ma lei non aveva saputo dir niente e aveva soltanto ripetuto che era stato come un sogno.
Non era un semplice luogo comune: l'uomo con cui aveva passato due ore a letto era sceso dai manifesti pubblicitari. La sua foto aveva acquistato per qualche minuto una realtà tridimensionale, calore e peso, per poi ridiventare un'immagine immateriale e incolore, riprodotta in migliaia di esemplari e per questo tanto più astratta e irreale.
E poichè quella volta le era così rapidamente sfuggito per ritornare al suo segno grafico, le era soltanto rimasta la sgradevole sensazione della sua Perfezione. Non riusciva a ricostruire nessun dettaglio che lo riconducesse in basso e glielo rendesse più vicino. Quando lui era lontano Ruzena era piena di un'energica combattività, ma adesso che già avvertiva la sua vicinanza, il coraggio la stava abbandonando.
"Tieni duro" disse la magra. "Io terrò le dita incrociate".
Non era un semplice luogo comune: l'uomo con cui aveva passato due ore a letto era sceso dai manifesti pubblicitari. La sua foto aveva acquistato per qualche minuto una realtà tridimensionale, calore e peso, per poi ridiventare un'immagine immateriale e incolore, riprodotta in migliaia di esemplari e per questo tanto più astratta e irreale.
E poichè quella volta le era così rapidamente sfuggito per ritornare al suo segno grafico, le era soltanto rimasta la sgradevole sensazione della sua Perfezione. Non riusciva a ricostruire nessun dettaglio che lo riconducesse in basso e glielo rendesse più vicino. Quando lui era lontano Ruzena era piena di un'energica combattività, ma adesso che già avvertiva la sua vicinanza, il coraggio la stava abbandonando.
"Tieni duro" disse la magra. "Io terrò le dita incrociate".
Milan Kundera
"Il valzer degli addii"
martedì 22 settembre 2009
Parlane senza paura!

Effettivamente fa abbastanza ridere, mi immagino osservarmi dall'esterno mentre parlo in russo, Gesù...tutte quelle parole contorte, apparentemente impronunciabili: Krasnokamsk, Novokujbysevsk, Ivanovo, ah che simpatico nome di città Ivanovo! Tuttavia così sarà, domani vado a comprarmi un colbacco e una bottiglia di absolut vodka e con loro diventerò inseparabile, per sentirmi russa dentro, fuori e in ogni dove..ma basta con questi stereotipi sulla russa gente, a breve inizieranno i corsi, oggi mi sono avventurata in Sant'Alessandro perchè dicevano che ci sarebbe stata la presentazione - molto matricola!-, ma del resto questa iniziava alle 14.30 e io alle 14.00 ero ancora a casa a bere del caffè per rimettermi in sesto ( mi ero alzata tipo un quarto d'ora prima, faccio schifo...) e ovviamente a guardare Medicina 33! Quindi, quando ansimante sono arrivata là, l'aula era già piena e se per questo anche tutto lo spazio antistante alla porta, occupato da persone evidentemente puntuali e con la brama di conoscere il destino del loro prossimo anno scolastico. Così mi sono accesa una sigaretta e ho iniziato a scrutare i miei potenziali prossimi compagni di corso, niente di così confortante, sfortunatamente mi si è piombata vicina una certa A., da quanto ho potuto comprendere dai dialoghi con la sua amichetta, che sputava in faccia a tutti i presenti il fatto che lei sapesse già leggere l'alfabeto cirillico olte che, ovviamente, conoscere già qualche parola in russo. E se ne compiaceva, se ne compiaceva terribilmente, come fosse l'iniziata di una qualche religione esoterica, scommetto che ha già letto Guerra e Pace in lingua originale e adesso si appresta a L'idiota, oh A. tu a Checov fai un baffo! Santo cielo, non è che tutti quelli che fanno russo saranno come A., perchè allora tanto valeva iscrivermi a ingegneria aeronautica o spaziale...persa in questi altri e simili pensieri, mi ritrovo davanti un sorriso a 32 denti di una ragazza evidentemente piena di entusiasmo, non come la sottoscritta, che doveva fungere da help-point ambulante per le povere matricole smarrite, infatti mi dice:- Ciao!!!! Tu sei del primo anno? E io: No, bhè del secondo però sì in realtà sì, però non lo so se, perchè boh', non so...Ma la ragazza dal sorriso di perla non è neanche stata a sentirmi mentre farfugliavo e con gesto energico mi ha fatto svolazzare in faccia un foglio per gli interessati ai corsi di russo..Gesù, era veramente ideologico, era una foto di Stalin vestito tutto di rosso, cappello con la stella connesso, che ti puntava il dito contro e sopra a caratteri cubitali la scritta: TU! Ho pensato di iscrivermi ad arabo...ma no, ma no voglio fare russo, così ho ringraziato la gentile ragazza facendole notare scherzosamente e ironicamente che probabilmente a questi corsi quasi di sicuro non troverò uno che ha votato Berlusconi..ah-ah-ah battuta, ma del resto non è che era poi da molto che ero sveglia! Così se ne è andata, chissà mai che lei abbia votato Berlusconi e ho fatto una figura di merda, ma a quel punto me ne sono andata pure io, A. stava raccontando di quando quella volta nel lontano 1969 è sbarcata sulla luna con Armstrong pur essendo non ancora nata...
Oh, chissà cosa mi riserva il futuro, ho scritto per esorcizzare..anche perchè ormai ho scelto in modo definitivo e stavolta non posso più cambiare....Petrozavodsk, un giorno voglio andarci. E anche a L. -chiaramente.
lunedì 21 settembre 2009
La città pt. 2

Milano sushi & coca Milano paga e scopa Milano che non ha pazienza Milano e la sua aria di sufficienza Milano con le crisi di coscienza Milano con le crisi di astinenza Milano un sospiro a San Siro e uno sparo di sera Milano! Milano! Milano con la camicia stirata e la faccia raggrinzita Milano con le cosce accavallate Milano e le sue lise banconote Milano che non ha bisogno di dietologi per dimagrire Milano che non può dormire Milano che non si fa stupire Milano com’è facile morire Milano esibizionista e introversa Milano che non sembra mai essersi persa Milano con le tette nuove Milano sei la mia puttana Milano come sei lontana Milano se ti batte il cuore soccorrimi tra due ore Milano! Milano! Milano punta e gioca Milano con i vecchi dentro le ambulanze E i bambini chiusi dentro le loro stanze Milano che si mette in posa Milano è la mia, è la mia, Milano è la mia, è la mia, è la mia sposa! Milano è un’ape impaurita vestita di seta stracciata.
Marta sui tubi - Sushi & coca
First comes first. All of a sudden, sensations. La città.
E la vita che improvviasamente diventa telefilm, ma il telefilm non diventa vita, se sai per cosa stanno i due paragoni...
Ho girato per mezza Milano a piedi, questo pomeriggio. Camminavo, col solito passo veloce -ormai mi sto adattando-. La velocità. Sottrarsi alla continuità del tempo, arrivare a non sapere più niente dei tuoi problemi e di conseguenza riuscire a non averne paura. Non pensavo ad altro se non al camminare, andare avanti, ancora, per andare dove? Non lo so. Ma l'importante è che, camminando,capisco quanto sia fondamentale mettermi in pace con l'idea che non ci sei, fare il Metterlinch della situazione con questo odioso pensiero, oh sì me lo urlava nell'orecchio anche Alberto con tutta la sua rabbia. Non stiamo percorrendo insieme mano nella mano via Meravigli. E sbucando in via Dante, in mezzo a tutta quella gente agghindata come se fosse pronta a esporsi in vetrina, non stiamo discutendo su quanto sia discutibile a volte la pretesa intellighenzia rockettara milanese. Ci divertivamo, ma ora non stiamo facendo niente di tutto questo. Io sto camminando, veloce, ammiro l'architettura " di ampio respiro" che beneamati maestri del mattone ci hanno restituito con la musica a tutto volume nelle orecchie, e tu ,non so dove sei o cosa stia facendo. Diavolo sì, dovrei pensarci di meno, come sono ripetitiva, sempre lì sull'orlo dell'inadeguatezza che mi hai lasciato in dono. Bel regalo, che lo volessi o meno non riesco a discolpartene totalmente. 'Siete lontani ormai mille miglia l'uno dall'altra, fattene una ragione perdio, certo..' Ma no! Sinceramente non mi va bene così, non è 'chi se frega', non va per niente così, ma dirlo cambierà le cose? Non a te chiaro. Creo intarsiate storie di non sullo sfondo di palazzi grigi, cieli malati e vermi roboanti, it's all the same to you.
Ho girato per mezza Milano a piedi, questo pomeriggio. Camminavo, col solito passo veloce -ormai mi sto adattando-. La velocità. Sottrarsi alla continuità del tempo, arrivare a non sapere più niente dei tuoi problemi e di conseguenza riuscire a non averne paura. Non pensavo ad altro se non al camminare, andare avanti, ancora, per andare dove? Non lo so. Ma l'importante è che, camminando,capisco quanto sia fondamentale mettermi in pace con l'idea che non ci sei, fare il Metterlinch della situazione con questo odioso pensiero, oh sì me lo urlava nell'orecchio anche Alberto con tutta la sua rabbia. Non stiamo percorrendo insieme mano nella mano via Meravigli. E sbucando in via Dante, in mezzo a tutta quella gente agghindata come se fosse pronta a esporsi in vetrina, non stiamo discutendo su quanto sia discutibile a volte la pretesa intellighenzia rockettara milanese. Ci divertivamo, ma ora non stiamo facendo niente di tutto questo. Io sto camminando, veloce, ammiro l'architettura " di ampio respiro" che beneamati maestri del mattone ci hanno restituito con la musica a tutto volume nelle orecchie, e tu ,non so dove sei o cosa stia facendo. Diavolo sì, dovrei pensarci di meno, come sono ripetitiva, sempre lì sull'orlo dell'inadeguatezza che mi hai lasciato in dono. Bel regalo, che lo volessi o meno non riesco a discolpartene totalmente. 'Siete lontani ormai mille miglia l'uno dall'altra, fattene una ragione perdio, certo..' Ma no! Sinceramente non mi va bene così, non è 'chi se frega', non va per niente così, ma dirlo cambierà le cose? Non a te chiaro. Creo intarsiate storie di non sullo sfondo di palazzi grigi, cieli malati e vermi roboanti, it's all the same to you.
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