Ha detto un canadese in un suo libro - rimango nel generale perché il nome particolare non lo ricordo e comunque i canadesi sanno quasi sempre il fatto loro - ha detto:
Quello che so è, hai maggiori possibilità nella vita, di sopravvivere, se sopporti bene la PERDITA...riuscendo in tutto ciò a non diventare cinico.
E' vero sapete, è una gran bella verità più o meno scontata, la sopportazione di perdite diversamente catalogate, oltre modo se privata di cinismo. Ce lo diceva anche il professor Malcovati quando si faceva il corso di Storia del Teatro Russo e ci siamo imbattuti in una battuta, perdonate il calembour, di Nina in "Il Gabbiano" di Cechov. Nina voleva diventare un'attrice famosa, è scappata con Trigorin, stimato letterato, che le aveva fatto mille promesse e poi non è successo niente, niente è fiorito e quello che già era sul punto di sbocciare semplicemente è appassito, si appassisce sempre nei drammi di Cechov. Dunque Nina, insoddisfatta, torna dalla città, torna da Treplev che nel frattempo l'aveva maledetta, odiata, strappato tutte le sue lettere e le sue fotografie ma riconosciuto che l'anima sua (di Trigorin) era legata indissolubilmente per l'eternità a quella sua (di Nina) e Nina dice:
Io adesso so, capisco, Kostja, che nel nostro lavoro, e non importa se recitiamo in teatro o scriviamo, la cosa più importante non è la gloria, non è lo splendore, non è ciò che io sognavo, bensì la capacità di sopportazione. Sappi portare la tua croce e credi. Io credo, e il mio dolore si placa, e quando penso alla mia vocazione, non ho paura della vita.
E il professor Malcovati di rimando ci ha detto:
Ragazzi, queste parole dovreste tatuarvele sul braccio.
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sabato 15 dicembre 2012
mercoledì 14 dicembre 2011
CHERRIES' ORCHARD
IL GIARDINO DEI CILIEGI - ATTO III
TROFIMOV: Che oggi abbiano venduto la proprietà o che non l'abbiano venduta non è la stessa cosa? Era già liquidata da un pezzo, non si poteva tornare indietro, le erbacce avevano invaso il sentiero. Calmatevi, mia cara. Non bisogna ingannare sé stessi, almeno una volta nella vita bisogna guardare la verità diritto negli occhi.
LJUBOV' ANDREEVNA: Quale verità? Voi riuscite a vedere dove stiano la verità e la menzogna, io sono come accecata, non vedo più nulla. Voi risolvete prontamente tutti i problemi più importanti, ma ditemi, caro, non è forse perchè siete giovane che non avete ancora fatto in tempo ad affrontare realmente le sofferenze della vita? Voi guardate avanti con coraggio, ma non è forse perché non vi aspettate nulla di spaventoso, visto che la vita non si è ancora mostrata ai vostri giovani occhi? Voi siete più coraggioso, più onesto, più profondo di noi, ma riflettete, siate generoso almeno un pochino, risparmiatemi. Io qui sono nata, qui hanno vissuto mio padre e mia madre, mio nonno, io amo questa casa, senza il giardino dei ciliegi non ha senso la mia vita, e se è proprio indispensabile venderlo, allora vendano anche me assieme a lui...
Mio figlio è annegato qui...Abbiate pietà di me, voi siete così buono, così bravo.
TROFIMOV: Avete tutta la mia comprensione, di tutto cuore.
LJUBOV' ANDREEVNA: Ma bisogna dirlo in altro modo, non così... Ho un peso sul cuore oggi, non potete capire. Tutto questo rumore, l'anima mi trema ad ogni suono, sono tutta un brivido, ma non posso ritirarmi in camera mia, da sola, in silenzio, ho paura. Non giudicatemi, Petja...Vi voglio bene come a un figlio. Vi darrei volentieri la mia Anja, ve lo giuro, ma, tesoro, bisogna che studiate, che finiate l'università. Voi non fate niente, vi fate gettare di qua e di là dal destino, che strano...Non ho ragione forse? Sì? E dovete fare qualcosa a quella barba, che cresca in modo più regolare...Siete ridicolo!
TROFIMOV: Non mi interessa essere bello.
LJUBOV'ANDREEVNA: Viene da Parigi il telegramma. Ne ricevo uno al giorno. Uno ieri, oggi un altro. Quell'uomo terribile è di nuovo ammalato, è di nuovo nei guai...Chiede perdono, mi supplica di tornare, e dovrei tornarci davvero a Parigi, stare con lui. Avete il viso scuro, Petja, ma che posso fare, caro, che cosa devo fare, è ammalato, solo, infelice, chi si prenderà cura di lui, chi gli impedirà di fare sciocchezze, chi gli darà le medicine al momento opportuno? E perché dovrei nasconderlo o tacere, io lo amo, questo è chiaro. Lo amo, lo amo...E' questa la pietra che ho al collo e che mi porta sul fondo, ma io amo questa pietra e non riesco a vivere senza di lei. Non pensare male, Petja, non ditemi nulla, non parlate...
TROFIMOV: Scusatemi la sincerità, per amore del cielo, ma quest'uomo vi ha rovinata!
LJUBOV' ANDREEVNA: No, no, no, non bisogna parlare così...
TROFIMOV: E' un mascalzone, siete la sola a non saperlo! E' un meschino imbroglione, una nullità...
LJUBOV' ANDREEVNA: Avete ventisei o ventisette anni ma ragionate come un liceale delle prime classi!
TROFIMOV: E se anche fosse!
LJUBOV'ANDREEVNA: Bisogna essere uomini alla vostra età, bisogna capire chi ama. E bisogna a propria volta amare, innamorarsi! Sì, sì! Non è purezza la vostra, siete soltanto un moralista, uno sciocco ridicolo, un mostro...
TROFIMOV: Ma cosa dice costei!
LJUBOV'ANDREEVNA: "Sono al di sopra dell'amore!" Non siete al di sopra dell'amore, semplicemente, come dice il nostro Firs, siete un buono a nulla. Alla vostra età non avere un'amante!....
TROFIMOV: Che oggi abbiano venduto la proprietà o che non l'abbiano venduta non è la stessa cosa? Era già liquidata da un pezzo, non si poteva tornare indietro, le erbacce avevano invaso il sentiero. Calmatevi, mia cara. Non bisogna ingannare sé stessi, almeno una volta nella vita bisogna guardare la verità diritto negli occhi.
LJUBOV' ANDREEVNA: Quale verità? Voi riuscite a vedere dove stiano la verità e la menzogna, io sono come accecata, non vedo più nulla. Voi risolvete prontamente tutti i problemi più importanti, ma ditemi, caro, non è forse perchè siete giovane che non avete ancora fatto in tempo ad affrontare realmente le sofferenze della vita? Voi guardate avanti con coraggio, ma non è forse perché non vi aspettate nulla di spaventoso, visto che la vita non si è ancora mostrata ai vostri giovani occhi? Voi siete più coraggioso, più onesto, più profondo di noi, ma riflettete, siate generoso almeno un pochino, risparmiatemi. Io qui sono nata, qui hanno vissuto mio padre e mia madre, mio nonno, io amo questa casa, senza il giardino dei ciliegi non ha senso la mia vita, e se è proprio indispensabile venderlo, allora vendano anche me assieme a lui...
Mio figlio è annegato qui...Abbiate pietà di me, voi siete così buono, così bravo.
TROFIMOV: Avete tutta la mia comprensione, di tutto cuore.
LJUBOV' ANDREEVNA: Ma bisogna dirlo in altro modo, non così... Ho un peso sul cuore oggi, non potete capire. Tutto questo rumore, l'anima mi trema ad ogni suono, sono tutta un brivido, ma non posso ritirarmi in camera mia, da sola, in silenzio, ho paura. Non giudicatemi, Petja...Vi voglio bene come a un figlio. Vi darrei volentieri la mia Anja, ve lo giuro, ma, tesoro, bisogna che studiate, che finiate l'università. Voi non fate niente, vi fate gettare di qua e di là dal destino, che strano...Non ho ragione forse? Sì? E dovete fare qualcosa a quella barba, che cresca in modo più regolare...Siete ridicolo!
TROFIMOV: Non mi interessa essere bello.
LJUBOV'ANDREEVNA: Viene da Parigi il telegramma. Ne ricevo uno al giorno. Uno ieri, oggi un altro. Quell'uomo terribile è di nuovo ammalato, è di nuovo nei guai...Chiede perdono, mi supplica di tornare, e dovrei tornarci davvero a Parigi, stare con lui. Avete il viso scuro, Petja, ma che posso fare, caro, che cosa devo fare, è ammalato, solo, infelice, chi si prenderà cura di lui, chi gli impedirà di fare sciocchezze, chi gli darà le medicine al momento opportuno? E perché dovrei nasconderlo o tacere, io lo amo, questo è chiaro. Lo amo, lo amo...E' questa la pietra che ho al collo e che mi porta sul fondo, ma io amo questa pietra e non riesco a vivere senza di lei. Non pensare male, Petja, non ditemi nulla, non parlate...
TROFIMOV: Scusatemi la sincerità, per amore del cielo, ma quest'uomo vi ha rovinata!
LJUBOV' ANDREEVNA: No, no, no, non bisogna parlare così...
TROFIMOV: E' un mascalzone, siete la sola a non saperlo! E' un meschino imbroglione, una nullità...
LJUBOV' ANDREEVNA: Avete ventisei o ventisette anni ma ragionate come un liceale delle prime classi!
TROFIMOV: E se anche fosse!
LJUBOV'ANDREEVNA: Bisogna essere uomini alla vostra età, bisogna capire chi ama. E bisogna a propria volta amare, innamorarsi! Sì, sì! Non è purezza la vostra, siete soltanto un moralista, uno sciocco ridicolo, un mostro...
TROFIMOV: Ma cosa dice costei!
LJUBOV'ANDREEVNA: "Sono al di sopra dell'amore!" Non siete al di sopra dell'amore, semplicemente, come dice il nostro Firs, siete un buono a nulla. Alla vostra età non avere un'amante!....
domenica 30 gennaio 2011
Please don't scratch me out

Accantonato l'esame di inglese che devo dare da circa un anno e ancora ho deciso di rimandare (...) (sono pessima), mi sono buttata sul teatro russo che, suvvia, è molto meglio.
Bene.
Ho letto i primi due atti dello Zio Vanja sinora, Cechov. Nell'albo delle penne magiche anche lui.
Bhè, quello che ci ho scarabocchiato fuori è il seguente:
- Elena Andreevna: Donna di principi, un pò a strani a dir la verità, ma comunque sempre principi sono. Sogna di poter conciliare tutto con tutti e viceversa.
- Zio Vanja: Uomo consumato dal rimpianto di un passato speso in sciocchezze e il presente, ora, che si presenta come un'assurdità a cui guarda con cinismo, amara ironia (?)
Posseduto da un amore roditore per Elena Andreevna, non vuole come lei essere trattenuto "dalle filosofie", non vuole neanche che lei avvizzisca nella pigrizia, come di fatto succede.
Astrov: figura degnissima, è un medico che pensa che "lo sa Dio quale sia la nostra vera vocazione", ama i boschi e ama bere perchè quando è ubriaco sente che sarà in grado di essere portatore di un immenso vantaggio per l'umanità. Non è appagato dalla vita, dice lui, come Vanja, finiranno per diventare tutti dei borbottoni e nient'altro.
A un certo punto nel secondo atto c'è un suo monologo che è un vero capolavoro di certo cinismo.
Sonja: Una giovane donna che si sente dire dall'uomo che ama (Astrov) che lui ormai non può più amare nessuno...nessuno. E' attratto solo dalla bellezza al più, mentre lei è brutta, "brava, generosa, ma così brutta".
E' tutto un rincorrere, rincorrersi e non raggiungersi. Per ora.
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