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martedì 26 luglio 2011

Stavi diventando blu anche tu


Ora voglio parlarti dei "vermi", di quelli ai quali Dio ha donato la voluttà:
E voluttà diede anche al dio verme!
Ecco, fratello, io sono proprio uno di quei vermi e proprio per me furono dette quelle parole. Tutti noi Karamazov siamo così; anche in te, che sei un angelo, vive questo verme e scatena tempeste nel tuo sangue.
Tempeste, sì, perchè la lussuria è una tempesta, è peggio di una tempesta! La bellezza è una cosa tremenda e paurosa. Paurosa perchè indefinibile, e definirla non si può perchè Dio non ci ha dato che enigmi. Qui le due sponde si raggiungono, qui tutte le contraddizioni convivono. Io, fratello, sono molto ignorante, ma ho pensato molto a queste cose. Troppi sono i misteri! Troppi enigmi sulla terra opprimono l'uomo! Scioglili, se puoi, e rema asciutto alla riva. La bellezza! Io non posso sopportare che un uomo, magari di cuore elevatissimo e di alto intelletto, cominci con l'ideale della Madonna e finisca con quello di Sodoma. Ma più terribile ancora è il caso di chi, avendo già nel suo cuore l'ideale di Sodoma, non rinnega tuttavia l'ideale della Madonna, e il suo cuore arde per questo ideale, arde sinceramente come negli anni innocenti della giovinezza. No, immenso, troppo immenso è l'animo umano: io lo restringerei. Chi lo sa con precisione che cos'è? Ci si raccapezza il diavolo, ecco! Quello che alla mente appare una vergogna per il cuore, invece, è tutta una bellezza. E' forse Sodoma la bellezza? Credimi, è proprio in Sodoma che essa consiste per l'enorme maggioranza degli uomini; lo conoscevi questo segreto o no? E' orribile il fatto che la bellezza sia non soltanto una cosa tremenda, ma anche misteriosa. Qui il diavolo lotta con Dio, e campo di battaglia è il cuore degli uomini. Già, la lingua batte dove il dente duole...
I FRATELLI KARAMAZOV
LIBRO III, I LUSSURIOSI
III, LA CONFESSIONE DI UN CUORE ARDENTE

giovedì 17 febbraio 2011

Dostoevskij #1

I personaggi dostoevskiani non sono solo frutto del loro tempo, non vivono veramente solo nella Russia dell'800, non appartengono affatto al particolare, bensì sono universali.
Ecco perchè leggere Dostoevskij rappresenta una grande e meravigliosa possibilità: ciascuno dei suoi personaggi, specialmente se parliamo dei grandi romanzi della maturità sono categorie, azioni, scelte etiche che ci permettono di arrivare a sfiorare ed assaporare certi determinati punti di vista che altrimenti mai avremmo raggiunto. Si tratta della famosa katarsis di cui parlava Aristotele, ma forse qui si và oltre, perchè entrano a far parte del gioco situazioni così importanti e radicali per l'esistenza dell' individuo (le scelte e i pensieri di fronte a cui Raskolnikov in Delitto e castigo si viene a trovare sono forse tra i più celebri esempi), che da un punto di vista etico -come si è detto- non ci resta che immedesimarci del tutto fino al nocciolo della questione e iniziare a pensare come loro, con loro.
Del resto è molto particolare il rapporto che Dostoevskij stesso aveva coi personaggi da lui delineati. Questi ultimi erano infatti del tutto indipendenti dalla volontà autodeterminatrice dell'autore, rappresentano perciò coscienze autonome con cui l'autore instaura un rapporto squisitamente dialogico, di dibattito e scontro-confronto. E' curioso per esempio come Dostoevskij sviluppò in senso letterario molto di più le ideologie che avversava piuttosto che quelle che invece approvava, affidate solo a personaggi minori, mentre tutti quelli che abbiamo imparato ad amare, che ci hanno affascinato nella lettura fanno loro ragione di vita proprio quelle idee che allo scrittore non andavano molto a genio. I critici si sono chiesti il perchè di questo atteggiamente e forse la risposta più convincente è quella fornita da Bachtin, il quale affermò che per Dostoevskij non era veramente importante dire qual era la sua visione del mondo o l'ideologia da lui sostenuta perchè i suoi romanzi rappresentano tout court una polifonia di ideologie, la sua opera è definibile come un concerto di diverse visioni del mondo organizzate in modo romanzesco.
Infatti è subito fondamentale capire come il personaggio dostoevskiano viva di ideologie, è carne di ideologia, coscienza sul mondo e autocoscienza insieme.
Prima che Freud ci riempisse la testa con le sue teorie psicologiche, Dostoevskij, con le Memorie del sottosuolo, fu forse il primo a proporre questa novità in ambito letterario del personaggio-idea i cui tratti caratteriologici e quant'altro sono del tutto trascurabili perchè ciò che importa è che essi sono portatori di un'idea e di una visione del mondo, sono una valutazione semantica su sè stessi e sull'uomo in generale, pluralità di voci e coscienze indipendenti e disgiunte dallo scrittore stesso!
Tutta un'altra storia per chi era abituato a leggere Guerra e Pace o Anna Karenina.
(dalle lezioni del professor Rebecchini)

venerdì 22 ottobre 2010

IL MIO MAESTRO pt.1


C'è un saggio di Hermann Hesse su Dostoevskij che io trovo fantastico.
Eccone una parte:

"Il borghese che legge Delitto e Castigo e che, steso sul canapè, attinge a questo mondo spettrale un brivido piacevole, non è il vero lettore di Dostoevskij, come non lo è il dotto e il raffinato che ammira la psicologia dei suoi romanzi e scrive buoni saggi sulla sua Weltanschauung. Dobbiamo leggere Dostoevskij quando ci sentiamo a terra, quando abbiamo sofferto sino ai limiti del tollerabile e tutta la vita ci duole come un'unica piaga bruciante e cocente, quando respiriamo la disperazione e siamo morti di mille morti sconsolate. Allora, nel momento in cui - soli e paralizzati in mezzo allo squallore - volgiamo lo sguardo alla vita e non la comprendiamo nella sua splendida, selvaggia crudeltà e non ne vogliamo più sapere, allora, ecco, siamo maturi per la musica di questo terribile e magnifico poeta."

venerdì 11 giugno 2010

I russi, loro lo sanno

Ieri sono andata al cinema a vedere il nuovo film di Luchetti e ho pianto - nonostante Vasco Rossi, che dopotutto lì ci stava proprio bene. Oggi ho letto questo -ad alta voce, s'intende, con tutte le "e" aperte al punto giusto, se no manca la tensione- e ho pianto. Domani mi tocca trovare qualcos'altro per cui piangere perchè piangere è terribilmente bello e poi ci si sente terribilmente bene. più o meno.

Natascia e Vania - "Umiliati e offesi", parte prima, VIII, F. Dostoevskij

"Sì, l'amo come una pazza" rispose Natascia, impallidendo come per un dolore. "Non ti ho mai amato così, Vania. Anch'io ho la coscienza di esser impazzita e di amare più di quanto si debba... Il mio è un amore morboso... Ascoltami, Vania: anche prima, anche nei momenti più felici avevo sempre il presentimento che egli non mi darebbe nulla che non fosse tormento. Ma che debbo fare, se ora anche il tormento che mi viene da lui è per me la felicità? Vado forse da lui per cercare la gioia? Ignoro forse che cosa mi aspetta da lui e quanto dovrò soffrire per colpa sua? Egli giura di amarmi, mi promette tutto; ma io non credo a nessuna delle sue promesse, non dò ad esse nessuna importanza, e anche prima non vi credevo, malgrado sapessi che egli non m'ingannava, che non sa ingannare. Gli ho detto io stessa che non intendo legarlo in nessun modo. Con lui è meglio fare così: i legami non piacciono a nessuno, a me per prima. Tuttavia sono felice di essere la sua schiava, sono decisa a sopportare tutto, tutto da lui, purchè egli sia con me, purchè possa guardarlo! E ne ami pure un'altra, purchè anch'io sia vicino a lui, accanto... Sono vile, Vania?"" chiese d'un tratto, guardandomi con uno sguardo ardente e febbrile.
Mi sembrò che delirasse.
"E' una vigliaccheria, avere dei sentimenti come questi. Vedi, lo riconosco io stessa; e se egli mi lasciasse, correrei in capo al mondo dietro a lui, anche se mi respingesse, anche se mi cacciasse. Ecco. Tu vuoi persuadermi a tornare a casa mia; a che pro? Se tornassi oggi, me ne andrei domani, se egli me l'ordinasse, se mi chiamasse con un fischio come si chiama un cagnolino, gli correrei dietro...Le sofferenze! Non temo nessuna sofferenza che mi venga da lui! Avrò la coscienza di soffrire per lui ... Oh, non si può spiegare questo, Vania! "