martedì 12 gennaio 2010

Zelig






Lo sapevo. Ricostruendo minuziosamente i fatti, riportando alla luce i documenti a riguardo, bhè, è successo VENERDI' 13. Vedete, bisogna credere in queste cazzate.
I don't know what it is that makes me love you so. I only know I never want to let you go, cos' you started something, oh, can't you see? That ever since we met you had a hold on me, na na na na na....

domenica 10 gennaio 2010

Radio Days



'Non c'è una cosa che possa dirti senza apparire banale, non c'è gesto che mi sia consentito fare, ora che il tuo amore è morto. Ma vorrei riuscire a ricordarmi come ti chiami, potrebbe aiutarmi a ricordare come mi chiamo io, e faccio fatica a parlarti...e non ce la faccio a rincorrerti'

Andrea Pazienza

CONTROCORRENTE. Detto più finemente in francese: A'rebours

Parliamo di cultura, visto che non si può sempre parlare di cuori sotto sfratto. Se amate il 'controcorrente' style, enjoy it. Ripescato dall'introduzione alla mia tesina liceale, tempi d'oro.

La seconda metà dell'800, a 'fin de siecle', ha portato con sè un'atmosfera irripetibile di sensazioni esotiche e tepori misticheggianti, che partivano proprio da quello che era il malessere di vivere di una società, o meglio di un'elitè di artisti, ormai esasperata di essere illusa dalle utopiche promesse della ragione.
Sul piano letterario Baudelaire aveva costituito il culmine massimo della parola che riesce a esprimere in modo assolutamente suggestivo tale condizione di 'spleen'. Nelle sue liriche sembra non esservi alcuna morale: descrive brutalmente le emozioni, anche quelle più oscure e torbide, trova nell' alcol e nella droga le privilegiate vie di evasione da una realtà prigioniera, ma soprattutto svela la nostalgica bellezza sottesa a un tale modo di accostarsi alla vita, che tanto ha scandalizzato il pubblico perbenista dell'epoca. Egli insieme scopre in questa sorta di superficialità artificiale di un mondo illusorio uno dei pochi modi possibili per combattere un' altra superficialità ben più radicata, quella dell'ipocrisia della vita quotidiana borghese. Queste e altre caratteristiche della sua produzione letteraria lo hanno portato a essere considerato - a buona ragione - il padre dei 'poetes maudits' (nonostante il termine sia stato coniato per la prima volta da Verlaine solo nel 1884, nella sua antologia di poesie), il poeta maledetto per eccellenza: è da lui che Verlaine, Rimbaud e Mallarmè prenderanno le mosse.
Si trattava, e si tratta tuttora, di una letteratura elitaria, quasi antidemocratica, una concezione vagamente aristocratica di pensiero, che non poteva certo riuscire facilmente gradita alle 'grandi masse', ancora rigidamente legate ai cosiddetti valori assoluti, fantasmi della tradizione. Il messaggio che i maudits volevano annunciare era sovversivo, volevano urlare l'inquietudine di una società che sta cambiando, ma ancora non sa sostenere il peso del cambiamento e si sforza di continuare a sorridere ( cfr. 'L'annuncio della morte di Dio' Nietzsche). Volevano, insomma, decantare la decadenza, ma non importava loro farlo tramite gli schemi tradizionali della ragione -positivisti- o tramite un oggettiva e capillare analisi della realtà -naturalisti- : la tradizione era la loro peste e la ribellione il loro credo.
Allusioni auliche nelle loro opere, riferimenti colti e difficilmente comprensibili erano modi per denunciare l'assurdità delle azioni, dei comuni schemi di pensiero dello stile di vita borghese, a cui era attribuito tanto peso. Significativa a questo proposito un'opera di Arthur Rimbaud (1854-1891): 'Ce qu'on dit au poete a propus de fleurs', in cui si parla appunto di fiori, emblematicamente. Essi simboleggiano, secondo il giovane Rimbaud, tutto quello che, sulla terra, è traccia di un assoluto che a noi manca, i fiori sono essenza, e quasi a nudo, del niente del mondo sensibile e favoriscono in noi quella conoscenza dell'essere che, in sè, può venire detta la poesia. Parlando di fiori è come se volesse dire: " Ecco, guardate, vi parlo di semplici fiori! Ma questi fiori non hanno forse la stessa valenza che voi attribuite alle vostre metafisiche e alle vostre retoriche?". Un passaggio sottile e difficile da carpire nella sua interezza.
Era un messaggio forte per l'epoca quello che si stava portando avanti, ciò è indiscutibile. Ma del resto quelli erano gli stessi anni circa in cui Heidegger e poi Nietzsche affermavano "Dio è morto!" e con lui l'impianto dei grandi valori, a favore di un radicale relativismo che degenera a volte in puro nichilismo.
Perse le coordinate orientative della realtà, la dimensione del simbolo diventa l'unico modo di attingere, per lo meno in modo intuitivo, ad essa.
E così il simbolismo e con esso la ricerca estetica, si assurgono a ossatura stessa delle opere degli artisti cosiddetti decadenti, trasportando il lettore in suggestive atmosfere oniriche e 'sovraumane'. Un esempio paradigmatico, un affresco chiaro e delineato di un simile atteggiamento ci è fornito anche nella narrativa, soprattutto grazie al romanzo del francese Joris-Karl Huysmans 'A'rebours', dove il protagonista, il giovane aristocratico Des Esseintes, incarna la tipica figura del dandy, da cui il nostro D'Annunzio, nel costruire il personaggio di Andrea Sperelli, non eviterà di prendere diversi spunti e come lui, quasi in un processo a catena, Wilde con Dorian Gray, il protagonista del celeberrimo romanzo 'Il ritratto di Dorian Gray'. Tristemente noto attualmente anche per il sfortunato remake cinematografico che ne hanno voluto fare e qui chiudo.
Monique

Wake up. Arcade Fire




Bugger you all! I don't want to be the special friend of anybody.
The girl said at the end of the movie!

Sapevate che ci sono veramente minuscole possibilità di amare ed essere amati?

sabato 9 gennaio 2010

Mi ritorni in mente bello come sei. Forse ancor di più


Ricordo l'attimo stupendo:
Dinanzi m'apparisti tu
Come fuggevole visione
Come il genio puro della bellezza
... in luoghi spersi, in bui di prigione
Si trascinano piano i giorni miei,
Senza divinità, nè ispirazione
Senza pianti, senza vita, senz'amore.
Giunse per l'anima il risveglio
ed ecco, ancor m'apparisti tu
Come fuggevole visione
Come il genio puro della bellezza.

A.Puskin

Sorprendente, come si possa trovare a volte la nostra 'fuggevole visione' anche dietro il bancone di un bar. Come si tenda a conservare quell'immagine come quanto di più puro e meravigliosamente irrazionale si abbia mai incontrato nella vita. Niente può scalfirla perchè niente può toccarla. E assaporarla veramente una volta, una sola. Di più forse avrebbe finito col perdere quel carattere di perfezione che gli spetta di diritto.
Eppure, I keep falling over, I keep passing out when I see a face like you. Where am I coming to?

giovedì 7 gennaio 2010

I'm here

not there.

Ev'ry thing all right and then she's all on the time
In my neighborhood
And she cries both day and night.
I know because it was there.
It's a milestone but she's down on her luck
And the day makes her lonely and it's so
Hard to buck.
I was -- I believe --That she'd stop him if she would start to care --
I believe that she'd look upon the side and t'care
And I'd go by the Lord and when she's on my way
But I don't belong there.
No, I don't belong to her.
I don't belong to anybody.
She's my prize-forsaken angel
But she don't hear me cry.
She's a longhearted mystic
And she can carry on.
When I'm there she's all right
But she's not when I'm gone.
Heaven knows that the answer,
She don't call on no one.
She's a wave, a thing beautiful
She's mine for the one.
And I'm also hesitatin' by temptation lest it runs
Which it don't follow me
But I'm not there, I'm gone.
Now I'll cry tonight like I cried the night before
And I'll feast on her eyes
But I'll dream about the door.
So long, Jesus, savior, blind faith worth to tell?
I was born to love her
But she knows the kingdom waits so
High above her.
And I run but I race
But it's not too fast to
But I'll not deceive her
I'm not there, I'm gone.
Well, it's all about confusion and I cry for her ...

I should learn that...

mercoledì 6 gennaio 2010

.I'll laugh until my head comes off.


'Tutto ciò significa, anche tu mi ucciderai. Un rasoio inciderà le mie vene, ora. Ridi, dietro lenti scure riderai. Tutto ciò vuol dire che anche tu mi tradirai.'

Baustelle - Martina
cose, liquidi, pensieri, idee, volgari giustificazioni per convincersi di quello che non c'è indigesti, semi-palliativi a sostituire qualcosa che non si fa sostiuire da niente. Sentimenti sintetici. profondamente anti-estetici. Non sono Gino Paoli. (ingerire)

domenica 3 gennaio 2010

Poteva essere il 1889. E invece siamo nel 2010.




Cara Lucia,
è così triste stare qui, nell'Hampshire, quando la tua compagnia manca. Il tempo qui è più scostante dei suoi abitanti e sono rimasto così indietro con il mio lavoro che neanche ricordo più quanto sono indietro. Non mi resta che vivere la vita del poeta, dell'artista, o così mi piacerebbe. Passano i giorni e io ritaglio immagini, le colleziono, la penna è mia amica. Ancora i miei familiari a stento comprendono i miei comportamenti, i mei modi e, più di tutto, il mio gusto estetico. Non posso farne loro una colpa, ma sarei così codardo, cara Lucia, a dirti che questo non abbia alcuna ripercussione sul mio temperamento poco trasparente.
Lo sa il diavolo perchè, mi alzo la mattina inquieto, giro inquieto, aspiro tabacco e mi unisco alla banda di perditempo che abitano queste verdi terre. Ma il tempo dovrebbe essermi prezioso, dovrei sentire lo scorrere di questi battiti mortali, legarmeli all'anima. Oh sì, quanto è prezioso il tempo, lo so bene anche io, io terribile anacronista.
Tuttavia sento che questo contribuisce a rendere il tutto in parte più eccitante. E' una sfida, e io per quello che posso vado contro e questo mi fa sentire più vivo. Oggi poi sono riuscito, in questa casa, a ritagliarmi il mio angolo di felicità. La ricercavo correndo senza fiato e senza direzione in un campo di grandi passioni e invece l'ho ritrovata tra la polvere di un antro buio e dimenticato di una vecchia mansarda. Ho trafficato tutto il giorno ed ora ecco il mio rifugio: una piccola stanzetta, con piastrelle terribilmente anni '60 alle pareti, una piccola cuccia con con coperte scozzesi e un tavolo su cui studiare. La finestra dà direttamente sul cielo: non vedo altro: solo azzurro e nuvole. Spero di passare delle ore felici qui dentro. Il libro di poesie di Puskin, che per un giorno intero cercammo insieme in quella biblioteca di libri antichi a Oxford, mi guarda sorridendo e io ti penso. Ricordi?

What we want from 2010...


.I'm coming back soon.